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il dramma

«Distrutti 7.400 ettari. Per l’Aspromonte non ci sono ristori possibili»

L’associazione Guide del Parco illustra la prima stima dei danni. «Possiamo solo monitorare perché gli incendi siano sempre più rari»

Pubblicato il: 28/08/2021 – 9:18
«Distrutti 7.400 ettari. Per l’Aspromonte non ci sono ristori possibili»

REGGIO CALABRIA «Grazie alla preziosa e solerte opera delle nostre Guide Giuseppe Martino ed Elvira Castiglione (nonché dell’amico Francesco Manti) siamo in grado di mostrarvi una prima stima dei danni subiti dall’Aspromonte fino ad oggi, nella speranza sia finita qui». L’associazione Guide ufficiali dell’Aspromonte diffonde su Facebook una sorta di primo bollettino dopo il dramma degli incendi che hanno divorato parte dei boschi.
«Elvira e Francesco – scrivono – hanno elaborato una tabella utilizzando dati Gis che raggruppa la tipologia e la quantità di vegetazione bruciata, fornendo uno strumento semplice ed intuitivo per capire cosa e quanto è andato perduto nella stagione incendi 2021. Giuseppe ha curato un’elaborazione sovrapponendo l’area incendiata (fornita da https://emergency.copernicus.eu/…/list-of…/EMSR534…) alla carta della biodiversità vegetale (Spampinato et al. 2008) individuando le tipologie vegetazionali (raggruppando e sintetizzando per semplificare) e di uso del suolo interessate dagli incendi e la relativa superficie».

Il sistema di rilevamento satellitare

La nostra Guida Salvatore Praticò spiega il funzionamento di massima dei sistemi di rilevamento satellitare. «Il telerilevamento (Remote Sensing) da satellite – dice – costituisce un utile strumento a supporto della gestione e del monitoraggio del territorio. Alla base del telerilevamento c’è il concetto del poter acquisire informazioni su un oggetto senza la necessità di un contatto tra lo strumento e l’oggetto stesso. Nel caso del telerilevamento satellitare, i dati necessari vengono acquisiti analizzando la risposta degli oggetti presenti sulla superficie terrestre – in questo caso la vegetazione – in determinate regioni dello spettro elettromagnetico. In particolare, la vegetazione sana è caratterizzata da una marcata riflettanza nella regione del vicino infrarosso (Near Infra-Red – NIR) e da un assorbimento nella regione dell’infrarosso ad onde corte (Short Wave Infra-Red – SWIR). Situazione diversa si registra invece per la vegetazione bruciata. Esaminando quindi il comportamento della vegetazione in queste due regioni dello spettro elettromagnetico, prima e dopo un evento quale il passaggio del fuoco, attraverso l’utilizzo di opportuni indici spettrali (primo tra tutti il Normalised Burn Ratio – NBR), è possibile evidenziare con facilità le zone che sono state soggette al passaggio del fronte di fiamma. I dati utilizzati sono quelli rilevati dal satellite Sentinel-2 dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA – European Spatial Agency) nell’ambito del programma COPERNICUS».

La stima dei danni

In totale, nell’area compresa tra Bagaladi e San Luca, è stata incendiata una superficie pari a 7356 ha (ettari).
Di seguito un elenco decrescente delle tipologie vegetazionali incendiate presenti nelle carte tematiche:

  • Pineta naturale di pino calabro 1647 ha;
  • Arbusteto (ginestra odorosa, ginestra dei carbonai, erica arborea, ecc) 1595 ha;
  • Arbusteto a ginestra odorosa frammisto a pascolo 1031 ha;
  • Rimboschiemento a conifere 989 ha;
  • Pascolo 709 ha;
  • Bosco di latifoglie (faggio, castagno, leccio, farnetto, ecc) 548 ha;
  • Superfici coltivate 368 ha;
  • Altri tipi veg. 307 ha;
  • Frane, aree in forte erosione 106 ha;
  • Bosco di rovere meridionale 31 ha;
  • Prateria steppica 20 ha;
  • Aree urbane 5 ha.

    «I danni – spiegano le guide – sono ingenti e non c’è alcun ristoro possibile per il patrimonio naturale andato in fumo. Possiamo solo continuare a monitorare, studiare ed elaborare strategie affinché la ripresa sia efficacie e che questi eventi (incendi) siano sempre più rari, o azzerati del tutto».
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