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«Occhiuto con Spirlì si gioca la faccia…con i calabresi»

Posto che in Calabria ha vinto, e con largo margine, il partito dell’astensione, nonostante il principio, da più parti alla vigilia ribadito, che in democrazia l’esercizio del voto è un affare mor…

Pubblicato il: 06/10/2021 – 16:45
«Occhiuto con Spirlì si gioca la faccia…con i calabresi»

Posto che in Calabria ha vinto, e con largo margine, il partito dell’astensione, nonostante il principio, da più parti alla vigilia ribadito, che in democrazia l’esercizio del voto è un affare morale, l’elettorato ha votato premiando la “migliore offerta” sul campo. Roberto Occhiuto, è un moderato di lungo corso, le cui radici affondano nella “balena bianca” (la Dc) affondata da Tangentopoli, insieme ad altri storici partiti democratici, come il Psi, eccetto il Pci, che poi si è rigenerato da solo prendendo atto che il comunismo era crollato, contemporaneamente al muro di Berlino. Va letta in tanti modi questa elezione calabrese: può darsi che significhi politicamente un nuovo inizio, che dia cioè il via ad un “rimescolamento” e successivo “assemblaggio” di forze moderate che lasceranno fuori dalla porta sovranismi e nostalgismi; considerato che il gioco di valutare (erroneamente) destra e sinistra uguali, comincia a farsi pericoloso, in un Paese dove il passato fascista non è passato per tutti, e non c’è più un leader nella destra come Gianfranco Fini che la destra l’aveva fatta uscire dal ghetto, passando per l’abiura del fascismo. E’ significativo, seguendo questo ragionamento, il calo di Fratelli d’Italia e della Lega, nell’ambito della coalizione vincente guidata da Occhiuto. Su questo dato occorrerà riflettere e sarà importante vedere se l’accordo romano da retrobottega da bar dove si gioca a tressette e briscola di assegnare la vicepresidenza ad Antonino Spirlì, leghista di Taurianova, sarà rispettato. Se Occhiuto dovesse scegliere un/a vicepresidente valutando gli interessi della Calabria le capacità e perché no la distanza dall’appartenenza alla Lega di Salvini, il voto calabrese assumerebbe un significato politico rilevante, darebbe il via a un laboratorio (calabrese) di dimensione e rilievo nazionale. Sarebbe anche la conferma che la decenza esiste e che dalle sudditanze si può uscire con dignità a testa alta, scegliendo la serietà. La Lega sconfitta, è per la Calabria il “successo dell’insuccesso”, come pure la bocciatura di Luigi de Magistris, nonostante il traino di Mimmo Lucano, è il segnale che i calabresi vogliono farcela da soli, forse perché, al di là delle buone intenzioni dell’ex sindaco di Napoli (non rimpianto dai napoletani) di “commissari” che siano prefetti generali o non ne possono più. E da quando sono arrivati i Savoia, nel 1861, che in Calabria arrivano sempre commissari, generali prefetti che pensano di dover lottare contro i briganti. Basta! Basta, anche con i commissari nei comuni sciolti per mafia, perché la cosa non funziona e lo Stato deve fare lo Stato con gli strumenti che gli affida la Costituzione, altrimenti si trasforma in Stato di polizia. Il primo compito di Occhiuto è quello di riconciliare la Calabria: regione rimasta lacerata dalle vicende del 1970 che hanno prodotto divisioni tra città e province sorelle umiliate da duecento anni di solitudine abbandono e trascuratezze. Questa con Occhiuto forse è l’ultima occasione per risorgere e nessuno deve sentirsi escluso dalla battaglia per cancellare le disuguaglianze nord sud non più accettabili.

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