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Sciopero dei sindacati di base contro il governo, corteo a Cosenza l’11 ottobre

Usb, Cobas, Fgc: «Draghi rappresenta un programma già visto, precarietà, privatizzazione dei servizi pubblici, politiche di austerità»

Pubblicato il: 07/10/2021 – 11:27
Sciopero dei sindacati di base contro il governo, corteo a Cosenza l’11 ottobre

COSENZA «La propaganda delle TV di stato racconta di un governo finalmente autorevole e rispettato in Europa, dell’aumento del Pil, della diminuzione della disoccupazione, ma la realtà che tutti i giorni vivono lavoratori, pensionati e disoccupati è ben altra. È una realtà fatta di licenziamenti, in grandi e piccole aziende, di diversi morti sul lavoro ogni giorno, di rincari dei generi di prima necessità (carburanti, luce, acqua e gas) e di repressione della lotta dei lavoratori per difendere il proprio posto di lavoro.
Il Governo ora ha deciso ancora una volta di piegarsi a Confindustria e ha rimosso il blocco dei licenziamenti, misura rivelatasi insufficiente in quanto nonostante essa sono stati licenziati un milione di lavoratori. L’obiettivo del Governo Draghi e di Confindustria è scaricare il costo della crisi sulle spalle dei lavoratori». Lo affermano in una nota i rappresentanti della confederazione provinciale Usb, Cobas Lavoro privato, Fronte della Gioventù comunista di Cosenza.
«Draghi e il suo Governo rappresentano un programma politico già visto: precarietà del lavoro, privatizzazione dei servizi pubblici, politiche di austerità, dominio del capitale finanziario, massacro delle pensioni, tagli alla scuola e alla sanità, tasse irrisorie per grandi capitali e multinazionali. La Calabria – avanzano – poi avrebbe bisogno di una netta inversione di tendenza, ma dal Governo nessun segnale nonostante la nostra regione abbia i tassi di disoccupazione, povertà ed emigrazione fra i più alti d’Europa, nonostante abbia un sistema sanitario devastato da decenni di malgoverno, nonostante le decine di migliaia di posti di lavoro a rischio con diverse vertenze aperte (Tirocinanti, Abramo, Terme Luigiane, portuali, solo per citarne alcune), nonostante condizioni di lavoro precarie e irregolari in settori importanti come turismo, agricoltura, sanità privata, enti locali. A Cosenza e nella sua provincia sono migliaia i lavoratori e le lavoratrici a nero, sottoinquadrati e sottopagati in appalti e subappalti, centinaia se non migliaia i lavoratori in vertenza (Abramo e San Bartolo solo per citarne alcune) mentre la stragrande maggioranza della popolazione si vede negato il diritto a una vita dignitosa a causa delle politiche portate avanti negli ultimi anni dalle consorterie politiche che si spartiscono la città e la regione. Inoltre non è stato garantito un rientro in piena sicurezza a docenti e studenti medi e universitari, i mezzi di trasporto sono sovraffollati come prima della pandemia e diverse scuole dell’area urbana presentano gravi carenze strutturali. Sia le aule scolastiche che quelle universitarie non possono garantire il rispetto delle norme anti-contagio e il risultato è un nuovo ricorso alla dad, al contrario dei proclami del ministero».
«Nonostante la pandemia e il governo dei migliori dunque, non abbiamo visto nessun intervento strutturale sulla nostra sanità devastata – prosegue la nota a firma di Cobas, Usb, Fgc – nessun intervento straordinario per l’occupazione giovanile e femminile o per l’edilizia popolare, nessun reale intervento straordinario in tema di edilizia scolastica e diritto allo studio, nessun piano straordinario per il trasporto pubblico, nessun piano per la cura del territorio, dei centri storici e dell’ambiente, nessuna prospettiva per i giovani se non l’emigrazione. E anche a livello repressivo negli ultimi mesi sono piovute denunce e sanzioni sulle teste di decine di attivisti sindacali e lavoratori in lotta. L’ultimo caso è quello di Francesco, sindacalista Usb e tirocinante in lotta, per il quale la questura ha richiesto l’applicazione della sorveglianza speciale. Crediamo sia necessaria una netta inversione di tendenza che dal basso imponga nel dibattito pubblico e nell’agenda politica i bisogni delle classi popolari e dei territori messi a margine. Lo sciopero dell’11 ottobre va in questa direzione».
«Per tutti questi motivi – concludono – rilanciamo lo sciopero generale dell’11 ottobre convocato da tutti i sindacati di base nazionali e facciamo appello ai cittadini, ai lavoratori e alle realtà politiche, sindacali, associative affinché partecipino a questa giornata di lotta che si svolgerà in contemporanea anche a Catanzaro e al porto di Gioia Tauro oltre che su tutto il territorio nazionale».

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