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IL DOPO VOTO

Catanzaro, il “ground zero” del Pd che denuncia: «Logiche oscure nelle candidature alle Regionali»

Duro documento dell’assemblea cittadina dei dem, che chiede chiarimenti sulla scelta di Cuda, e sollecita la fine del commissariamento

Pubblicato il: 15/10/2021 – 19:14
Catanzaro, il “ground zero” del Pd che denuncia: «Logiche oscure nelle candidature alle Regionali»

CATANZARO «Vicissitudini ancora da chiarire» in ordine alla gestione delle candidature alle Regionali, l’individuazione di una reggenza del partito a livello provinciale, l’avvio della fase congressuale che ponga fine a un commissariamento «ormai non più necessario». Il Pd di Catanzaro è un “ground zero” che prova a risorgere dopo il voto del 3 e 4 ottobre che ha ulteriormente aumentato le macerie di un partito che da tempo non ha una rappresentanza nel Consiglio comunale e ora non ha una rappresentanza nemmeno in Consiglio regionale.

«Alle Regionali senza un progetto comune»

Con un occhio in avanti proteso alle Amministrative 2022 e un altro rivolto al recente passato che ha visto i dem alle Regionali perdere voti in un anno e mezzo ma «rimanere il primo partito in città», l’assemblea cittadina del Pd catanzarese ieri ha dato vita alla solita seduta “sfogatoio”, a tratti anche rabbiosa, nella quale nemmeno tanto sotto traccia è emersa la sensazione di un sostanziale abbandono da parte dei livelli territoriali superiori del partito. I ringraziamenti alla candidata governatrice Amalia Bruni «per l’impegno profuso» ci sono stati ma sono stati fagocitati – per come si legge in un documento diramato al termine dell’assemblea del Pd di Catanzaro – dalla considerazione che «sul risultato ha pesato certamente l’assenza di una preventiva progettualità comune partendo dalla quale poi individuare una figura di sintesi che rappresentasse non solo il centrosinistra classico, ma tutto un campo “largo” di sensibilità affine a valori progressisti, riformisti ed ecologisti». E poi, bordate all’indirizzo del commissario regionale Stefano Graziano, e infine il capitolo spinosissimo e anche oscuro delle candidature alle Regionali, quelle ammesse e quelle negate.

Il “giallo” delle candidature (ammesse e negate)

Nel documento – così come, a quanto risulta, dal dibattito che l’ha preceduto – non c’è traccia della vicenda, in realtà del “giallo” legato a Francesco Pitaro, il consigliere regionale uscente del Misto “papabile” candidato con il Pd fino a 24 ore prima della presentazione delle liste ma poi non candidato, con tanto di strascichi velenosi nella pancia del partito. C’è invece traccia del resto, e i dem catanzaresi mettono nero su bianco la richiesta di chiarimenti su alcune logiche che a loro dire avrebbero penalizzato il Pd catanzarese e la sua rappresentanza territoriale. «Il partito cittadino – si legge nel documento dell’assemblea – aveva individuato in Enzo Bruno un potenziale candidato al consiglio regionale che purtroppo, per vicissitudini ancora da chiarire, è stato escluso dalla lista del Pd per lasciare spazio alla candidatura dell’ultima ora del segretario di federazione Gianluca Cuda (che più volte aveva dichiarato di non essere disponibile a candidarsi). Tant’è che, subito dopo il voto, dimettendosi da segretario di federazione, egli stesso confermava che la sua candidatura non era stata “né cercata, né voluta e di cui avrebbe fatto volentieri a meno”. A questo punto, ritenendoci parte lesa dal punto di vista politico, riteniamo che sia necessario chiarire il perché e su richiesta di chi ciò è avvenuto e soprattutto se dietro queste scelte non si celino tentativi di rafforzamento “personali” a discapito dell’interesse generale del Pd (in modo particolare della città di Catanzaro) considerando anche – prosegue il documento del Pd catanzarese – che è stata completamente disattesa un’indicazione pressoché unanime rispetto alle candidature al consiglio regionale da parte della direzione provinciale di Catanzaro (alla quale era presente il commissario regionale stesso)».

«Superare la gestione commissariale»

Insomma, ce n’è quanto basta per delineare il dato di un Pd catanzarese ora come mai “terra di nessuno”, in cerca di unità e di identità, una ricerca quasi disperata perché già da adesso si profilano le Comunali del dopo Abramo e al momento il campo è impraticabile, anche se il Pd è soggetto trainante di un “Nuovo Centrosinistra” che si sta muovendo con una certa lena ma ancora sostanzialmente senza bussola. Un campo che per i dem catanzaresi può diventare praticabile a determinate condizioni, tre in particolare: «Individuare un reggente o un comitato di reggenza della Federazione provinciale di Catanzaro fino al prossimo congresso; avviare il percorso congressuale (con l’indicazione delle date) partendo dai territori e superando “definitivamente” la gestione commissariale ormai non più necessaria; procedere con il tesseramento on line e affidarne la gestione ad una commissione provinciale per quando riguarda la federazione e al coordinamento cittadino per quanto riguarda la città di Catanzaro».

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