Ultimo aggiornamento alle 9:00
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

maxiprocesso

Rinascita Scott, la nascita del corpo rivale per contrastare i Lo Bianco-Barba

Primo giorno di esame per il collaboratore Michele Camillò. La creazione del buon ordine «per comandare su Vibo» e la ribellione dei più giovani

Pubblicato il: 19/10/2021 – 21:22
di Alessia Truzzolillo
Rinascita Scott, la nascita del corpo rivale per contrastare i Lo Bianco-Barba

LAMEZIA TERME «Mi sono affiliato a febbraio 2013. Ho ricevuto le doti di picciotto e camorrista nella cucina della casa di Bartolomeo Arena. Prima hanno battezzato il locale e poi ci hanno chiamato uno alla volta, a me, a Domenico Pardea, a Michele Manco e a Marco Pardea e ci hanno conferito le doti di picciotto e camorrista. Qualche giorno prima Domenico Pardea ci aveva dato dei foglio con le formule da recitare ma io non le ho imparate a memoria, ho letto il foglio. Mi hanno spiegato che da quel momento in poi veniva prima la famiglia di ‘ndrangheta e poi la mia famiglia e che un affiliato deve essere a disposizione 24 ore su 24».
Così ricorda il proprio battesimo nell’onorata società Michele Camillò, 39 anni, figlio di Domenico Camillò, 80 anni, uomo di peso all’interno delle cosche di Vibo Valentia, al vertice del sodalizio Pardea-Camillò fino alla costituzione del “buon ordine” – nel 2012 circa con una riunione nel cimitero di Vibo – attraverso il quale la cosca si associa con i Lo Bianco-Barba «per comandare su Vibo e tenere il territorio in ordine».
Da quel momento il bastone del comando passa a Vincenzo Barba, racconta Michele Camillò – il quale collabora con la giustizia da settembre 2020 – nel corso del maxiprocesso Rinascita-Scott. Non è un caso che Camillò portasse in copiata, durante il battezzo, Vincenzo Barba, Raffaele Franzè, Antonio Macrì, Raffaele Pardea e Bartolomeo Arena.

Mastro e saggio compagno

Dopo l’affiliazione a Michele Camillò viene svelata la società ‘ndranghetista, fatta di personaggi che in gran parte non conosceva. A questo mondo lo introduce Bartolomeo Arena (oggi collaboratore di giustizia) che lo presenta a gli altri affiliati. «Questo è il tuo maestro», diceva Arena quando la persona ha una dote superiore. «Questo è il tuo saggio compagno», era la formula per comprendere che quello che aveva davanti era suo pari grado.

Si rompe il buon ordine e nasce il corpo rivale

Ma l’idillio tra i Camillò-Pardea e i Lo Bianco Barba non è destinato a durare. I Pardea hanno poco margine di manovra e i più giovani cominciano a protestare. Lo stesso Camillò racconta di avere ascoltato le rimostranze di Bartolomeo Arena al vecchio Domenico Camillò: «Noi, dice Arena, mandavamo i soldi (proventi di estorsioni e attività illecite, ndr) e loro se li mangiavano. C’era malcontento perché i Lo Bianco facevano l’usura con i Cassarola che erano nemici dei Pardea. Non si poteva toccare nessuno perché o erano tutelati di Vincenzo Barba o erano già sotto usura o estorsione con i Lo Bianco-Barba». Nel 2015 Michel Camillò parte per un anno per lavorare a La Spezia. Quando torna torna trova la scissione tra i due gruppi e la nascita del corpo rivale, comandato da Salvatore Morelli, Francesco Antonio Pardea e Domenico Macrì. 

Macchie incendiate per la qualunque

Tra i danneggiamento effettuati mentre stava nel gruppo Pardea-Camillò, il collaboratore ricorda l’incendio di una macchina a tale Paternò che stava coi rivali Pugliese. Era un agguato che doveva avvenire vicino alla questura, Camillò si rifiutò e mandò il cugino Marco Pardea.
In seguito Camillò “accese” con la diavolina l’auto della dottoressa Soriano «che non dava la 104 a mia nonna che era invalida». Pagò rimettendoci la macchina anche un vigile urbano di San Costantino che aveva multato il padre del collaboratore per non avere raccolto le feci del cane.
Per una questione di onore Bartolomeo Arena mandò Camillò a incendiare la macchina di un tale Lo Bianco, detto “Formaggio”, perché aveva avuto parole con l’ex ragazza di Camillò.
Camillò si rifiutò, infine, di incendiare l’auto di una donna che aveva avuto questioni con la moglie di suo fratello Giuseppe. Per questo danneggiamento mandò Marco Pardea. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.c.a.r.l. ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano
Design: cfweb