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I “favori” dei narcos ai clan calabresi e gli infedeli nella GdF “venduti” per 7 mila euro

Alla ‘ndrangheta i sudamericani spedirebbero un secondo carico di droga in caso di sequestro. Ma solo con gli atti di polizia ufficiali (o ufficiosi)

Pubblicato il: 19/11/2021 – 6:48
di Giorgio Curcio
I “favori” dei narcos ai clan calabresi e gli infedeli nella GdF “venduti” per 7 mila euro

LAMEZIA TERME I cartelli sudamericani del narcotraffico pretendono, dalle varie organizzazioni criminali internazionali con le quali sono in affari, il pagamento della sostanza stupefacente anche se sequestrata dalle Forze dell’Ordine. Una regola chiara e che vale per tutti, ma non per i clan italiani e, in particolare, per le cosche legate alla ‘ndrangheta calabrese. Per loro, infatti, sarebbe sufficiente esibire una copia del verbale di sequestro per poi ottenere una nuova spedizione. Un nuovo carico, insomma, senza sborsare un centesimo in più e totalmente a spese del mittente. 

Il sequestro di 500 chili e l’intervento di persone con un certo “carisma”

Lo racconta Emanuele Fonti, finito in carcere, e ritenuto secondo la Dda di Firenze il “trait d’union” tra le varie organizzazioni criminali coinvolte committenti (quella di Guardavalle e i Pesce-Bellocco-Molè operante nella piana di Gioia Tauro), in una conversazione intercettata dagli inquirenti con un altro soggetto, Carlo Bronzati, non indagato. «L’altra volta ci son stati problemi.. per il fatto…tu dici..adesso il documento non c’era …. è lì c’è stato il problema grave» dice Fonti a Bronzati, che risponde: «Hanno ammazzato qualcuno?» No, ammazzato no, ma quasi. C’è mancato poco (…) per un documento». Nel corso del racconto, Emanuele Fonti racconta di un episodio avvenuto dopo un sequestro di droga e il “caso” risolto solo dopo l’intervento di persone che si sono messe in mezzo per risolvere la questione. «C’è stato un episodio… un episodio grosso… se io ti do questo documento che c’è scritto “sequestrata la merce 500 chili”, non c’è una foto… la carta canta … minchia … è veramente .. ma di questa non c’è arrivato mai niente.. questi pensano che l’abbiamo fottuta noi!». Poi l’epilogo: «(…) è finita che si sono messe in mezzo persone, sono arrivate persone lì (…) ohhh… persone che ha un certo carisma, mette apposto la situazione  (…) quello di là, lo volevano ammazzare perché ci sono paesani di la… perché stanno a controllare se … per cui conoscono, capisci? E se succede qualcosa il primo che vanno a prendere è quello lì e se tu non corri a quello lo ammazzano. Non frega un cazzo a loro, ne ammazzano tanti al giorno… c’è uno che ha ammazzato, mi diceva una volta, uno in una giornata ha ammazzato più di dieci persone in una giornata!». 

I documenti ufficiali

Per queste ragioni il gruppo criminale prestava particolare attenzione all’ottenimento di documenti ufficiali (o ufficiosi) che potessero attestare l’eventuale sequestro da parte delle forze dell’ordine. L’organizzazione criminale, dunque, poteva contare anche sulla disponibilità di documenti falsi, schede telefoniche, auto intestate a terze persone compiacenti, ma anche e soprattutto di atti di polizia giudiziaria redatti nel di vere operazioni. Un segnale che – secondo gli inquirenti – la capacità di penetrazione anche negli ambiti istituzionali. E non è un caso se, nel corso dell’attività investigativa, la polizia giudiziaria, entrata nell’appartamento di Emanuele Fonti, abbia ritrovato una carta di identità, una patente di guida e una tessera sanitaria intestata ad un soggetto inesistente. Ma c’è di più. 

gdf

Gli “infedeli” nella Guardia di Finanza

Tra la numerosa documentazione ritrovata, infatti, c’erano almeno cinque pagine relative ad atti di polizia, delle quali tre recanti l’intestazione della Questura di Livorno – Squadra Mobile e Agenzie delle Dogane, e due riguardanti, invece, verbali di sequestro redatto dalla Guardia di Finanza di Genova. Documenti riconducibili, secondo l’inchiesta, a due sequestri di cocaina differenti effettuati il 9 maggio e il 7 novembre 2019 nel porto di Genova e in quello di Livorno.  Documenti redatti, ad arte, da un infedele appartenente proprio alla GdF del capoluogo ligure ma non ancora identificato. Il secondo documento, sebbene presenti alcune inesattezze, secondo gli inquirenti sarebbe comunque un documento formato da un soggetto in possesso di dati ufficiali della Guardia di Finanza. E non è casuale, infatti, se qualche giorno dopo l’ultimo sequestro di droga gli inquirenti riescono a captare una conversazione di Bronzati che faceva trasparire una evidente preoccupazione per il comportamento di un appartenente alla GdF. Quest’ultimo, infatti, aveva ricevuto dal gruppo un doppio incarico: consegnare il verbale del sequestro di 200 kg di droga eseguito nel porto di Genova a maggio 2019; reperire la documentazione del secondo sequestro avvenuto nel porto di Livorno, senza però assolvere il primo compito e consegnando, invece, un documento palesemente falso. Una situazione che ha portato un tale Adolfo (non identificato ndr) ad utilizzare toni minacciosi con Bronzati. Quest’ultimo, su richiesta di questo Adolfo, avrebbe dovuto adoperarsi per ottenere la consegna della documentazione comprovante l’effettivo sequestro “dei 200” entro la fine di novembre. 

Il finanziere “acquistato” per 7mila euro

«…questo sta facendo di tutto per farci esaurire (…) noi abbiamo i fogli originali e non è la stessa cosa! Allora sono due le cose… che se lo vedo domani lo picchio e lo lascio per terra eh!». Questo il tono, invece, di Fonti evidentemente adirato per la situazione. Parlando con Bronzati poi spiega: «tu devi ragionare con la testa di uno che ha perso 200 pacchi no? Maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre e novembre, sono sette mesi (…) che cazzo di informazioni ci sta dando, che fotte solo soldi!». Dopo la conversazione è lo stesso Fonti a ribadire la necessità di ottenere dal militare la restituzione di 7mila euro, chiedendo entro il 21 novembre 2019 la consegna dei “fogli originali” «(…) ha detto Laika vuole i fogli originali, perché gli porti i fasulli, meglio che non si fa vedere…». «Non pensare che c’abbiamo soltanto questo scemo qua del… Perché questo è il più cretino di quelli che abbiamo, il più stupido.. è il più stupido di quelli che abbiamo». (redazione@corrierecal.it)

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