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«Vibo è come una bellissima donna maltrattata per tanto tempo. Ora ha bisogno della cura»

Il procuratore Falvo a Radio Onda Verde: l’approccio «costruttivo» sul nuovo ospedale. Ambiente: «La depurazione in Calabria non funziona». Sulla politica: «Bisogna cominciare ad essere lungimirant…

Pubblicato il: 11/12/2021 – 13:28
«Vibo è come una bellissima donna maltrattata per tanto tempo. Ora ha bisogno della cura»

VIBO VALENTIA Non si chiude nelle stanze del suo Ufficio, a Vibo Valentia, il procuratore Camillo Falvo, ma percorre le strade della provincia, parla con la gente, si interessa ai problemi del territorio, dall’ambiente alla sanità, fino al problema della manutenzione stradale e dei rifiuti che avviliscono la bellezza di borghi meravigliosi come Tropea e non solo. «Vibo ha bisogno di speranza. Vibo è come una bellissima donna che è stata maltrattata per tanto tempo, ora ha bisogno della cura», ha detto oggi il magistrato nel corso di una intervista a Radio Onda Verde

Il premio

Nel corso della trasmissione il procuratore ha ricevuto un premio per la lotta che conduce quotidianamente contro il crimine a Vibo e per aver saputo coniugare il suo lavoro con il lavoro quotidiano per incidere sulla mentalità e sulla cultura dei cittadini. 
«Spero di meritarlo. Questo premio – ha detto Falvo – è un riconoscimento non sono per me ma anche per tante persone, giovani magistrati, forze dell’ordine, che lavorano con me. Qualche volta mi arriva qualche mail. In una recente c’era il compiacimento per la mia la funzione di intendere il ruolo di procuratore: non chiuso nelle stanze della Procura ma tra la gente. C’è la volontà di mettere Vibo al centro dell’attenzione».
I tempi, secondo Camillo Falvo, stanno cambiando.
«Le prime volte che venivo a fare i processi in aula bunker a Vibo avevo la morte nel cuore, la gente era rassegnata. Oggi le cose stanno cambiando. Lo Stato non se n’è andato dopo avere fatto Rinascita-Scott. Io sono ottimista perché i risultati si stanno cominciando a vedere rispetto a sei anni fa quando ho cominciato occuparmi del territorio di Vibo (come pm della Dda di Catanzaro, ndr)».
Il procuratore ha poi voluto ringraziare «anche tutte le testate per il contributo dato al nostro lavoro: l’informazione a Vibo è libera e sana».

«Abbiamo bisogno di più magistrati in Procura»

«Siamo riusciti – ha spiegato Falvo – a far ripartire il progetto per il nuovo Palazzo di giustizia. Nel giro di un annetto o due avremo il nuovo Palazzo di giustizia. Nuove forze sono arrivate per la parte amministrativa.
Ma in Procura siamo in sette, sulla carta, perché in realtà siamo in cinque e non è un numero di magistrati sufficiente per la mole di lavoro che c’è su Vibo. Ci vorrebbero tre/quattro sostituti in più e Vibo sarebbe una Procura all’avanguardia. Non si lavora bene in queste condizioni. Nonostante questo i risultati sono arrivati: negli ultimi due anni per ogni reato grave siamo intervenuti nel giro di 24/48 ore, in perfetta sinergia con la Procura di Catanzaro. Per me la procura Catanzaro e Vibo sono una cosa sola».

L’ospedale

La Procura di Vibo è intervenuta anche riguardo ai sempiternamente fermi lavori del nuovo ospedale. «L’approccio rispetto all’ospedale non è stato soft ma è stato costruttivo – ha detto il procuratore –. Noi abbiamo sequestrato l’area, abbiamo indagato quelli che ritenevamo responsabili. Ho parlato con i prefetti che si sono succeduti a Vibo per tracciare una linea comune. La sanità a Vibo non c’era, non c’è ancora. Nel senso che ad un certo punto, con l’alibi dell’ospedale, si è trascurata la sanità: si è trascurato l’ospedale Iazzolino, si è trascurato Tropea, Serra San Bruno e via dicendo. Bisognava capire che o l’ospedale si faceva realmente realmente o bisognava tornare a investire in quelle strutture. Questo è stato l’approccio. I tavoli tecnici ai quali io ho partecipato, tra i quali uno insieme al Ministero e al Prefetto, stanno portando buoni risultati. C’è stata già la posa di una prima pietra che è stato un falso. Questa volta forse si farà realmente, anche il presidente della Regione, Occhiuto, si è impegnato tantissimo, da quello che si vede al tavolo tecnico ce la sta mettendo tutta».

L’ambiente

Fin dall’inizio del suo insediamento Falvo si è interessato dei problemi ambientali e della depurazione in particolare. «Ho cercato di concentrarmi su quello che era l’aspetto principale del problema – ha specificato in radio il magistrato –. Vibo è un territorio che ha delle criticità idrogeologiche terribili e un problema ambientale serio, sia sui rifiuti e poi anche sul mare. Io avevo detto che il problema sul mare avrei fatto di tutto per metterlo al centro dell’attenzione e questo ho cercato di fare. Ho capito, anche grazie alle interlocuzioni col dottor Silvio Greco (direttore della stazione zoologica Anton Dohrn, ndr), che non dobbiamo limitarci, quando sorge il problema, a chiamare l’Arpacal che viene col cucchiaino a fare la verifica e la misurazione e dice “quella è fioritura algale”, è chiaro che è fioritura algale. Abbiamo cercato di cambiare strategia che è stata quella di voler comprendere quali sono le cause vere dell’inquinamento. Abbiamo coinvolto Guardia di finanza, la Capitaneria di porto, abbiamo mandato i sommozzatori a fare i prelievi sul fondale del mare per fare le analisi sul Dna. Le indagini sono in corso ma io credo che già un po’ l’abbiamo capito: il problema è la depurazione. Anche su questo io ho avuto delle interlocuzioni con Occhiuto, anche prima che diventasse presidente. Pare che si stia impegnando per trovare le risorse per la depurazione. La depurazione in Calabria non funziona. Non funziona nel Vibonese e neanche negli altri territori. È sottodimensionata, insufficiente, non è manutenuta correttamente e a questo bisogna porre rimedio, anche perché noi questo abbiamo. Se togliamo il turismo non è che abbiamo le industrie».

La politica 

«Io ho avuto e ho spesso interlocuzioni con la politica, sempre nel rispetto dei ruoli e nell’ottica di quella collaborazione costruttiva per il bene del territorio. Devo dire che rispetto al passato la politica sta un po’ cambiando nel senso che comincia ad acquisire consapevolezza del proprio ruolo. Cosa che in Calabria, negli anni precedenti non succedeva, anzi la classe politica calabrese non era certo nota per l’intraprendenza e per le capacità. Io sto notando questa volontà di cambiamento. I primi risultati si vedono e spero che si vedranno in concreto. Certo, c’è tanto da fare. Vorrei parlare, per esempio, dell’aspetto ambientale, la viabilità, la manutenzione delle strade. Bisogna intervenire e seriamente. C’è stata tanta gente che è venuta in Calabria, è andata a Tropea, nel borgo dei borghi, cittadina bellissima. Però mi dicevano tutti la stessa cosa: bisognerebbe scendere dall’aereo a Lamezia, chiudere gli occhi e farsi trasportare a occhi chiusi perché se uno vede quello che c’è in mezzo…
Io vorrei lanciare una proposta, proprio da qua, da Radio Onda Verde. Ho parlato di recente con l’ex prefetto di Vibo, Zito, che oggi è ad Alessandria. Mi spiegava come hanno risolto il problema nella provincia di Alessandria che aveva gli stessi problemi che ha la provincia di Vibo. Ad un certo punto hanno riceduto la manutenzione delle strade all’Anas. La situazione è cambiata. Allora perché non si pensa di fare la stessa cosa anche nel Vibonese?»

Cosa dovrebbe fare un politico illuminato

Per risolvere i problemi dei territori, secondo Falvo «bisognare fare il passo ulteriore: io andavo nei comuni calabresi a parlare di anticorruzione e dicevo sempre le stesse cose: chi fa politica si deve riappropriare del ruolo che deve avere la politica, una concezione dell’amministrazione pubblica non come cosa di nessuno ma come il bene di tutti. Come funziona per i Paesi nordici. Perché questo ti impone di pensare non alla rielezione successiva con una gestione clientelare ma di avere un visione di prospettiva, ad investire per il futuro. Bisogna cominciare ad essere lungimiranti e investire per le generazioni future e per il territorio anche se quella attività non ti dà ritorno di consenso elettorale immediato. Perché i politici illuminati fanno questo».

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