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operazione cavallo di troia

Gestivano le imprese grazie al sostegno della cosca Bonavota: due arresti

Il blitz della Guardia di Finanza a Torino, Asti e Reggio Calabria. Sequestrati beni per oltre due milioni di euro

Pubblicato il: 17/12/2021 – 8:32
Gestivano le imprese grazie al sostegno della cosca Bonavota: due arresti

TORINO La Guardia di Finanza di Torino, nell’ambito dell’operazione denominata “Cavallo di Troia”, ha eseguito nelle provincie di Torino, Asti e Reggio Calabria un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due persone e ha notificato il provvedimento di sequestro preventivo, per 2,5 milioni di euro a carico di otto persone di cui una risulta irreperibile. Secondo la Procura sono ritenute responsabili, a vario titolo, di reati fiscali, fallimentari – aggravati dall’agevolazione mafiosa – e, per due di loro, anche di concorso con la ‘ndrangheta. L’inchiesta ha consentito di individuare tre società edili collegate e al servizio della ‘ndrina Bonavota, di Carmagnola (Torino) colpito nel 2019 dall’operazione “Carminius“. Secondo gli inquirenti gli indagati avrebbero gestito le imprese anche tramite prestanome grazie dall’appoggio fornito dalla cosca calabrese Bonovota che garantiva importanti commesse e protezione in caso di problemi.

L’indagine

Chi indaga è convinto di aver ricostruito il modus operandi attuato dagli odierni indagati. Che abbattendo fittiziamente i debiti tributari e previdenziali, avrebbero attuato, una sorta di doping fiscale, risultando avvantaggiati rispetto alla concorrenza. Inoltre, sarebbero state riscontrate continuative e sistematiche condotte caratterizzate dal depauperamento dei patrimoni aziendali, lasciando le imprese in una situazione di completa spoliazione delle risorse e destinando parte dei profitti dei reati perpetrati alla criminalità organizzata. Tra i destinatari dei sequestri patrimoniali figurano anche due professionisti, uno dei quali – finito in carcere – avrebbe agito, di fatto, quale referente tecnico per l’attuazione dei meccanismi di frode. Lo stesso avrebbe falsamente asseverato le dichiarazioni fiscali relative agli anni dal 2014 al 2017, apponendo visti di conformità al di fuori di ogni abilitazione formale e nella radicale mancanza di qualsivoglia documentazione idonea a giustificare, sostanzialmente, i dati indicati nelle dichiarazioni.

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