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Reggio, la preside del “Campanella”: «Rientro in presenza solo se in sicurezza»

Maria Rosaria Rao rilancia il suo appello: «Se necessario rimanere in Dad almeno fino a fine mese. Necessari dispositivi di protezione»

Pubblicato il: 11/01/2022 – 8:11
Reggio, la preside del “Campanella”: «Rientro in presenza solo se in sicurezza»

REGGIO CALABRIA Rilancia l’appello per posticipare il ritorno a scuola in presenza Maria Rosaria Rao, preside del Liceo Classico “Campanella” di Reggio Calabria. «Parliamo tutti di riapertura delle scuole in sicurezza, ma la sicurezza presuppone degli strumenti che oggi mancano», dice ai microfoni di Buongiorno Regione su Rai3. Il riferimento è soprattutto alla mancanza di mascherine Ffp2 e altri dispositivi di sicurezza per gli studenti. A Reggio l’ordinanza del Comune stabilisce il ritorno in presenza dopo il 15 gennaio anche se la situazione è in costante monitoraggio. A due anni dall’inizio della pandemia si ripropongono problemi e dibattiti già noti: «I sistemi di areazione negli istituti richiedono davvero tantissimi soldi e per questo siamo in ritardo per assicurare la scuola in presenza e in sicurezza. Abbiamo bisogno di finanziamenti e di strumenti», aggiunge Rao. La spesa per le Ffp2 dovrebbe per ora gravare sulle famiglie degli studenti posto che le scorte fornite alle scuole sono per ora di sole mascherine chirurgiche con tutto ciò che ne segue.  
L’appello per posticipare il rientro in presenza, dice la preside, «non vuol essere contrario alla scuola in presenza, ma serve per chiedere un’attivazione delle misure per mettere in sicurezza le scuole. Sono d’accordo con la protesta degli studenti e credo che si possa arrivare anche a fine mese con le scuole chiuse decidendo di far slittare la fine dell’anno scolastico un po’ più in là, a fine giugno. Abbiamo le università telematiche, non vedo perché non si possa andare in Dad per 15 giorni».
La preside del “Campanella” è tra i circa duemila firmatari della petizione per attivare la Dad in tutta Italia. Un appello, dice Rao, per ora «inascoltato». «Abbiamo ragazzi positivi o in sorveglianza sanitaria. Questa ritengo sia la parte più difficile perché l’epidemia è diventata ingestibile. Si parla di numeri altissimi di morti e contagiati e allora è necessario prendere misure che possono essere drastiche».

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