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giustizia

«Non lasceremo soli i genitori di Matteo Vinci». In Prefettura riunione per garantire la sicurezza

All’incontro era presente anche il procuratore Gratteri. Nei giorni scorsi uno dei responsabili è stato scarcerato

Pubblicato il: 13/01/2022 – 15:02
«Non lasceremo soli i genitori di Matteo Vinci». In Prefettura riunione per garantire la sicurezza

VIBO VALENTIA La famiglia di Matteo Vinci, ucciso da un’autobomba a Limbadi, non sarà lasciata sola dalle istituzioni. È il senso della nota diffusa dalla Prefettura di Vibo Valentia che «conferma l’attenzione esistente sulla situazione relativa alla sicurezza della famiglia di Matteo Vinci, vittima dell’efferato attentato perpetrato nel 2018, sin dall’indomani del tragico evento». Questa mattina nel capoluogo, allo scopo di ricercare il modo migliore per stare accanto a Francesco Vinci e Sara Scarpulla, genitori di Matteo, si è tenuta presso la Prefettura di Vibo Valentia una riunione di Coordinamento delle Forze di Polizia, presieduta dal Prefetto Roberta Lulli, alla quale ha preso parte Nicola Gratteri, Procuratore Distrettuale Antimafia di Catanzaro.

La denuncia di Rosa Scarpulla: «Questa non è giustizia»

Nei giorni scorsi è stato scarcerato e mandato ai domiciliari per problemi di salute uno dei condannati in primo grado nel processo sull’autobomba di Limbadi, l’atroce fatto attentato in cui perse la vita Matteo Vinci, 42 anni, e rimase ferito il padre Francesco che si salvò miracolosamente. La Corte d’Assise di Catanzaro ha accolto l’istanza dei difensori e ha concesso i domiciliari – in virtù del tempo già trascorso in carcere, ovvero circa tre anni, dell’età e delle condizioni di salute – a Domenico Di Grillo, 73 anni di Limbadi, marito di Rosaria Mancuso, condannata all’ergastolo come mandante dell’omicidio. Davanti a questo risvolto giudiziario la madre di Matteo, Rosa Scarpulla, non riesce a trattenere la rabbia e il dolore: «Questa non è giustizia – ha affermato riferendosi alla scarcerazione di uno dei responsabili della morte del figlio – esce dal carcere e vive e 50 metri da casa nostra, nessuno viene ad avvisarci. Lo Stato ci deve salvaguardare».

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