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I “precedenti” di Arpaia: il container del rom per evadere l’iva

I fatti risalgono al 2006. Venne contestata una detrazione di iva per quasi 300mila euro ma cadde tutto in prescrizione

Pubblicato il: 17/02/2022 – 20:18
di Alessia Truzzolillo
I “precedenti” di Arpaia: il container del rom per evadere l’iva

LAMEZIA TERME L’indagine della Guardia di finanza di Catanzaro, coordinata dalla procura di Lamezia Terme, che questa mattina ha portato agli arresti domiciliari dell’imprenditore lametino Claudio Arpaia, di sua moglie Annamaria del Gaudio, di un consulente finanziario milanese, Armon Rossi, e di un imprenditore operante nel Trentino, Mauro Armani – oltre che al sequestro di beni per 5,2 milioni di euro – è quasi un déjà vu.
Il gip che ha emesso le misure cautelari riporta i precedenti di un’altra inchiesta condotta nel 2006 dal Gruppo della Guardia di finanza di Lamezia Terme. Come dire, repetita iuvant.

Due milioni di euro alle vetreria, dal campo rom alla ditta Arpaia

La storia nasce, esattamente, nel campo rom di Scordovillo, a Lamezia Terme, una grande baraccopoli dove uno degli abitanti aveva un container che fungeva da negozio al dettaglio di frutta e verdura.
La finanza stava svolgendo indagini su alcune ditte che – direttamente o attraverso interposizione di altri soggetti – acquistavano prodotti senza applicazione dell’Iva. L’attenzione dei finanzieri si rivolge verso il negozietto del rom a causa di un dato macroscopico che era emerso dalle indagini: l’uomo risultava aver comprato da alcune vetrerie – negli anni 2002, 2003 e 2004 – ingenti quantitativi di contenitori in vetro in esenzione di iva. Non bruscolini ma merce per 2.415,16 euro. Una cosa ben strana anche alla luce del fatto che la ditta del fruttivendolo rom non aveva mai avuto disponibilità di rapporti bancari o postali idonei a sostenere questi flussi finanziari. Non solo. Otto delle fatture firmate dal fruttivendolo erano state emesse in un periodo in cui l’uomo si trovava in prigione.
Scavando più a fondo, gli investigatori scoprono che una consistente parte dei pagamenti alle vetrerie non veniva eseguita dal rom ma da terze persone, nello specifico da Claudio Arpaia, da sua madre e dal suocero.

La casella postale aperta per conto di un altro

Quando le fiamme gialle hanno sentito il fruttivendolo rom, questi ha dichiarato che era titolare di partita iva dall’anno 2001 al solo fine di acquistare da grossisti gli alimentari da commercializzare nella propria attività; di non avere mai sottoscritto alcuna dichiarazione per le vetrerie e di non riconoscere come proprie le firme apposte a proprio nome nelle relative dichiarazioni d’intento e nelle fatture e nei documenti di trasporto relativi a tali rapporti. Ma, soprattutto, afferma di riconoscere la copia della patente di guida allegata al documento di richiesta di apertura della casella postale numero 112 datata 21 marzo 2003, presentato alla sede centrale delle Poste Italiane di Lamezia Terme, precisando comunque di non aver mai presentato alcuna richiesta di apertura di caselle postali; di ricordare che Claudio Arpaia, nel mese di gennaio del 2003, gli aveva chiesto una copia della patente di guida e del codice fiscale facendogli firmare altri fogli e dicendogli che tali documenti servivano per l’inserimento nella propria banca dati dei suoi dati come cliente.

Il processo e la prescrizione

Da questa vicenda scaturì un procedimento penale che portò, nel 2010, alla richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm di Lamezia Terme con l’accusa per Arpaia, la madre, il cognato e altri imprenditori, di associazione a delinquere e reati tributari. Nel frattempo, nel 2008, la Francesco Arpaia snc. si era fusa per incorporazione nella Fac srl. Il gip annota: « vale in questa sede porre l’accento sull’operazione di cessazione della Francesco Arpaia snc, decisa a seguito degli accertamenti della polizia giudiziaria verosimilmente con l’intento di sfuggire all’inevitabile irrogazione di sanzioni e recupero d’imposta».
La Guardia di finanza aveva calcolato un importo di iva indebitamente detratta in dichiarazione dalla Francesco Arpaia Di Claudio Arpaia & C. snc pari a 299.254,52 euro per gli anni di imposta dal 2003 al 2006.
Il rinvio a giudizio arriva ad aprile 2012 per tutti i reati scritti agli imputati.
I tempi tristemente e notoriamente biblici per i processi nel Tribunale di Lamezia Terme portarono alla fine del processo nel dicembre 2016. La prescrizione era intervenuta e aveva estinto i reati.
Il gip che questa mattina ha emesso le misure nei confronti dei quattro indagati, però, ravvisa «la sussistenza di indizi gravi, precisi e concordanti relativi alla commissione, da parte dei soggetti imputati, dei reati tributari oggetto di contestazione, così come peraltro riconosciuto in fase cautelare da tutti i giudicanti, e dello stesso reato associativo».
(a.truzzolillo@corrierecal.it)

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