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Amalia Bruni rimane in consiglio regionale, respinto il ricorso di Nastasi. «Non era ineleggibile»

Il tribunale di Catanzaro rigetta la tesi del candidato Cinquestelle, primo dei non eletti. La difesa: «Soddisfatti per l’esito del giudizio»

Pubblicato il: 24/02/2022 – 17:58
Amalia Bruni rimane in consiglio regionale, respinto il ricorso di Nastasi. «Non era ineleggibile»

CATANZARO Il Tribunale di Catanzaro (prima sezione civile) presieduto dal giudice Garofalo (relatore Pecoraro e componente Fogari) rigetta il ricorso presentato da Annunziato Anastasi così confermando la legittimità dell’elezione in consiglio regionale della candidata di centrosinistra – e attuale capo dell’opposizione a Palazzo Campanella – Amalia Bruni.  Con l’ordinanza dello scorso 23 febbraio viene infatti accolta la tesi dell’avvocato Oreste Morcavallo, che rappresenta in giudizio Bruni.

Il ricorso di Nastasi, primo dei non eletti

Con ricorso proposto al Tribunale di Catanzaro, Annunziato Nastasi, nella conclamata qualità di «candidato primo non eletto della Lista Movimento Cinque Stelle per la Circoscrizione Sud» nelle elezioni regionali della Regione Calabria del 3-4 ottobre 2021 e di cittadino-elettore, ha chiesto al Tribunale di Catanzaro la «declaratoria di decadenza dalla carica di consigliere regionale della Calabria della dott.ssa Amalia Cecilia Bruni, per sussistenza di cause di ineleggibilità al momento della presentazione della candidatura e con surroga ex art. 22 n. 12 d.lg.vo 150/2011 del ricorrente candidato nella Lista del Movimento Cinque Stelle Circoscrizione Sud».
Amalia Bruni, patrocinata dall’avvocato Morcavallo, si è costituita in giudizio «per contestare in singulis et in toto l’avverso ricorso chiedendone l’inammissibilità e/o il rigetto e la condanna alle spese».

La decisione del tribunale di Catanzaro

Il giudice del capoluogo, accogliendo integralmente le tesi della difesa, ha respinto il ricorso condannando alle spese Nastasi, con la conseguenza che il seggio di consigliere regionale resta attribuito ad Amalia Bruni.
Nello specifico, viene respinta la tesi di Nastasi che contestava alla Bruni la presunta causa di ineleggibilità derivante dalla funzione rivestita di «direttore di unità operativa complessa dell’Asp di Catanzaro, Responsabile del Centro Regionale di Neurogenetica (CNR) (ASL 6 Lamezia Terme)», stante la ritenuta posizione giuridica del centro regionale  quale «ente dipendente della Regione».
Il Tribunale, dopo articolata ricostruzione della normativa applicabile afferma – come ricostruito dall’avvocato Morcavallo nella sua tesi – che l’ineleggibilità alla carica di consigliere regionale è riferita solo alla figura del direttore generale, del direttore amministrativo e del direttore sanitario delle aziende sanitarie locali ed a quelle equiparabili in base alle funzioni apicali svolte. Il Tribunale interpreta la normativa sulle Aziende sanitarie e la disciplina in tema di ineleggibilità escludendo specificamente la ineleggibilità per la posizione di dirigente di struttura semplice dell’Azienda, quale quella rivestita da Amalia Bruni. Il Tribunale afferma inoltre che tali funzioni non sono riconducibili, né in una interpretazione estensiva, né in una inammissibile interpretazione analogica, alla triade direttoriale dell’Asp, configurata dal cennato d.lgs. 502/92, cui unicamente sono riservati i poteri di indirizzo politico-amministrativo con la definizione degli obiettivi da perseguire, dei programmi, degli indirizzi.
Il Tribunale riconosce infine che il Centro regionale di Neurogenetica, secondo l’articolazione e l’organizzazione formulata dall’Asl n. 6 di Lamezia Terme è struttura complessa dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro non autonoma.

«Soddisfatti per l’esito del giudizio»

L’avvocato Oreste Morcavallo commenta il provvedimento ritenendosi «soddisfatto per l’esito del giudizio, per i principi affermati dal Tribunale di Catanzaro riguardo la nuova normativa sulle Aziende sanitarie, di cui al D.lgs. n. 171 del 04/08/2016 e riguardo la qualifica giuridica dei vertici delle Aziende sanitarie in rapporto alle cause di ineleggibilità per la carica di consigliere regionale». (redazione@corrierecal.it)

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