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Delitto Rosso, condanne pesantissime. Quattro ergastoli e 24 anni di carcere

La Corte d’Assise di Catanzaro ha condannato Evangelista Russo come mandante dell’assassinio. Riconosciute le attenuanti per Sculco

Pubblicato il: 11/03/2022 – 15:32
Delitto Rosso, condanne pesantissime. Quattro ergastoli e 24 anni di carcere

CATANZARO La Corte d’Assise di Catanzaro ha comminato quattro ergastoli e una condanna a 24 anni di carcere nei confronti di cinque persone ritenute responsabili dell’omicidio di del macellaio Francesco Rosso, avvenuto a Simeri Crichi il 14 aprile 2015 mentre la vittima si trovava all’interno del proprio negozio. Accolta quasi in toto la richiesta del sostituto procuratore Veronica Calcagno che, in sede di requisitoria, aveva invocato cinque ergastoli. La Corte d’Assise ha condannato a fine pena mai Gregorio Procopio, 58 anni di Botricello, Antonio Procopio, 33 anni di Botricello, Evangelista Russo (70enne) e Francesco Mauro (43enne).
Ventiquattro anni sono stati inflitti a Vincenzo Sculco, 32 anni, nato a Catanzaro, al quale sono state riconosciute le attenuanti generiche. Alle parti civili – i familiari della vittima – è stato riconosciuto il risarcimento a statuirsi in separata sede.

La vicenda

A settembre 2019 è stato condannato a 17 anni di reclusione, in sede di rito abbreviato, Danilo Monti, 30 anni, considerato tra i partecipi dell’omicidio di Francesco Rosso. Secondo l’accusa l’omicidio sarebbe maturato all’interno di dissidi tra le famiglie Russo e Rosso, per risalenti questioni anche di origine patrimoniale, che avrebbero alimentato la sete di vendetta di Evangelista Russo. Dopo una accesa lite avvenuta nel 1999 con il padre del defunto macellaio, Russo avrebbe ordito a più riprese una ferma vendetta nei confronti del suo rivale, giungendo a desiderare di privarlo dell’affetto del figlio. È qui che si innesterebbe il ruolo di Mauro, dipendente e factotum di Russo nella sua ditta di tornitura, che, a totale disposizione del proprio datore di lavoro, avrebbe dato esecuzione alla sua volontà, commissionando l’esecuzione dell’omicidio a Danilo Monti ed ai suoi correi, per una cifra pattuita di 30mila euro, fornendogli inoltre l’arma per l’esecuzione dell’efferato delitto. Sarebbe stato proprio Monti, dopo l’arresto, a parlare e fornire i dettagli per giungere a chiudere il cerchio sul fatto di sangue.
Nel collegio difensivo gli avvocati Massimo Scuteri, Pietro Funaro, Iannone, Gregorio Viscomi, Rita Panarella, Gino Colacino.

Funaro: «Sentenza ingiusta e con molti lati oscuri»

Sulla sentenza si è espresso l’avvocato Funaro – legale di Russo, Gregorio Procopio e Sculco – definendola «ingiusta» e affermando che «vi sono molti lati oscuri da chiarire che la difesa ha cercato di evidenziare nel corso del dibattimento». Tra questi vi sarebbero le intercettazioni in carcere tra Danilo Monti e la moglie che la difesa ha più volte chiesto, senza esito, che venissero ammesse agli atti del processo. «Attendiamo questa sentenza e certamente proporremo appello», ha dichiarato il legale. (ale. tru.)

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