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Il Pnrr e la Calabria: «Occasione unica» ma ancora tante incognite

Istituzioni, forze economiche e sociali ed esperti a confronto a Catanzaro. Tra le criticità il rischio di infiltrazioni mafiose

Pubblicato il: 08/04/2022 – 15:06
Il Pnrr e la Calabria: «Occasione unica» ma ancora tante incognite

CATANZARO Il Pnrr è «una grande opportunità», anzi «un’occasione unica» per la Calabria ma le incognite sono tante, e vanno dalla capacità delle amministrazioni locali nel progettare e gestire le risorse al rischio delle infiltrazioni della ‘ndrangheta. È questo il dato di fondo che è emerso dal convegno “Sud, Calabria, Pnrr” che si è svolto all’Auditorium di Banca Centro Calabria a Catanzaro. A confronto rappresentati delle istituzioni, del mondo produttivo, delle forze sociali, delle università e esperti come Luca Bianchi, direttore della Svimez, per il quale «è necessario introdurre dei correttivi» al Pnrr in modo da tutelare le aree più deboli del paese come la Calabria.

Bianchi: «Redistribuire le risorse»

Bianchi: «In Calabria – ha esordito il direttore Svimez – siamo in una situazione ovviamente complicata, perché arriviamo da una lunga pandemia che ha fatto perdere il 9% del Pil ed eravamo nel mezzo di una ripresa anche buona, alla quale partecipava anche la Calabria e che purtroppo in parte è interrotta dagli effetti della crisi ucraina, che, soprattutto per effetto delle materie prime, sta impattando sia sui redditi delle famiglie, che sono costrette a pagare i costi dell’energia, sia sulle imprese che quindi vanno supportate. L’opportunità è rappresentata dal Pnrr, che destina al Sud una quota importante delle risorse, intorno agli 85 miliardi se fosse avverato il 40% delle risorse. Il problema, che abbiamo sottolineato in questi giorni, è che occorre introdurre dei correttivi sul Pnrr, su due temi. Il primo, principale, è quello della ridistribuzione delle risorse per investimenti sui servizi, penso agli asili nido, alle palestre, agli ospedali: qui – ha sostenuto il direttore dello Svimez – il meccanismo competitivo, nel quale vengono messi in concorrenza i Comuni, rischia di sfavorire molto le aree più deboli del Paese, come la Calabria che ha tanti Comuni piccoli e senza uffici di progettazione, e questo non può essere pagato dai cittadini del Mezzogiorno. E quindi occorre introdurre dei correttivi che superino questo meccanismo competitivo e garantiscano effettivamente la realizzazione del territorio e la destinazione del 40% delle risorse. L’altro è il tema delle imprese: dalla nostra analisi risulta che nei trasferimenti alle imprese al Sud va appena il 20% delle risorse, questo perché mancano politiche industriali, manca un investimento chiaro sulle Regioni del Mezzogiorno, a esempio nella logistica e nell’agroalimentare. Quindi su questo – ha concluso Bianchi – bisogna orientare di nuove le risorse con politiche settoriali».

Da sinistra: Ferrara e Sposato

Magarelli: «Risolvere la questione meridionale»

Al dibattito ha portato il proprio contributo anche Sergio Magarellio, direttore della sede di Catanzaro della Banca d’Italia. «È un momento molto complicato ma anche – ha sostenuto Magarelli – denso di tantissime possibilità e occasioni. È il classico momento da non perdere, la frase più giusta sarebbe ‘se non ora quando’. La pandemia, oltre alla tragedia sanitaria, ha avuto anche ripercussioni sociali e sociali gigantesche e di portata inaudita, poi abbiamo avuto un iniziale aumento dell’inflazione non del tutto previsto e poi il conflitto ucraino che ci ha posto davanti a un dilemma terribile, quello dell’accesso alle fonti energiche, che credevamo garantita sbagliando. L’accesso alle fonti di energia si è rivelato una variabile strategica molto importante. In questa situazione si incardina il tema delle prospettive. Il Pnrr e in generale l’intero Next Generation Eu – ha aggiunto il direttore della sede catanzarese di Bankitalia – sono una prospettiva grandissima e una possibilità non per risolvere – non dobbiamo illuderci – ma per avviare a soluzione le problematiche del nostro Paese, del Mezzogiorno  della Calabria. Avviare a soluzione significa anzitutto creare quella sinergia e complementarietà tra pubblico e privato indispensabile, e che si fonda su una netta discontinuità con le abitudini e gli errori del passato: questa netta discontinuità si verifica con la corretta, efficace ed efficiente allocazione dei flussi finanziari così potenziati. Pubblico e privato prima di tutto devono creare un giardino fertile e pulito soprattutto per le occasioni produttive, per le comunità operose, affinché possano portare benessere e lavoro». Magarelli ha poi osservato: «Per parafrasare le parole del presidente del Consiglio Draghi di recente a Napoli, la questione meridionale va assolutamente risolta per l’avvio dello sviluppo del Paese. Sono due cose con un nesso di dipendenza e di causalità. Devono ripartire il tessuto economico, infrastrutture, la virtuosa opera della pubblica amministrazione che sovente è spesso vista se non di ostacolo, di rallentamento: questo deve assolutamente cambiare, passando soprattutto dalla soluzione di una problematica oggi sempre più importante, vale a dire la pervasività della criminalità organizzata, con il maggiore impegno dello Stato e di tutta l’Europa per far crescere l’economia e cambiare il modello di sviluppo che sia inclusivo, equo, sostenibile, intelligente. I divari che il Meridione e in particolare la Calabria hanno rispetto al resto dell’economia – ha concluso il direttore della sede di Catanzaro della Banca d’Italia – sono assolutamente inaccettabili, ingiustificati e ingiusti: uno degli obiettivi del Pnrr è proprio rimettere in moto quel processo di convergenza tra Sud e Centro Nord del Paese che è ormai fermo da oltre 50 anni».

Sposato:  «Priorità è evitare le infiltrazioni criminali»

A sua volta Angelo Sposato, segretario della Cgil Calabria, ha rimarcato come «le criticità del Pnrr ormai sono evidenti, in questo scenario anche internazionale che si è determinato rispetto ad alcuni assi come la transizione energetica e quella digitale è chiaro che bisogna cambiare paradigma. Si impongono scelte più veloci. Il Pnrr dava una tempistica che oggi non è più quella che ci si può permettere. Poi, nel Sud il Pnrr non risolve i problemi infrastrutturali legati al lavoro e all’occupazione. Il rischio, com’è già avvenuto con i primi bandi, è che il Pnrr, anche per la debolezza della struttura istituzionale, soprattutto dei Comuni, rischia di diventare anche questa un’occasione persa e – ha proseguito il segretario della Cgil Calabria – non possiamo permetterci il lusso che i fondi non spesi del Pnrr vadano ad un’altra parte». Sposato ha poi evidenziato che «la Calabria soffre maggiormente rispetto alle altre regioni, anche per la situazione istituzionale in cui si è trovato fino a qualche mese. Devo dire che questa Giunta regionale, insieme a noi, ha cercato di creare le condizioni per velocizzare la spesa, e su infrastrutture e Zes molto probabilmente il 21 aprile avremo un incontro a Roma con le nostre centrali nazionali e con i nostri segretari generali perché abbiamo detto che bisogna partire con investimenti pubblici e con le partecipazioni pubbliche». Per il segretario della Cgil Calabria inoltre «l’ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia dà uno spaccato molto inquietante di quanto è avvenuto nella fase pandemica. Abbiamo una criminalità organizzata che purtroppo è ormai diventata una componente dell’economia, ovviamente illegale, si è in qualche modo sostituita al credito e in alcuni casi ci sono vere e proprie acquisizioni e il pericolo già annunciato dalle diverse procure antimafia si sta concretizzando. Quindi in questo momento – ha concluso Sposato – occorre anche una grande azione contro l’illegalità diffusa e su questo bisogna fare presto perché il rischio è che molti di questi fondi possono essere appetibili per le organizzazioni criminali».

In primo piano da sinisra: Pietropaolo, Bianchi e Aiello

Ferrara: «Dubbi sulla preparazione degli enti locali calabresi»

Per Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria, «sul Pnrr gravano al momento due gravi incognite, una di carattere regionale, l’altra di carattere nazionale ma di derivazione internazionale. L’incognita di carattere regionale deriva dal fatto che continuiamo a nutrire dubbi sulla capacità del nostro apparato amministrativo  di sapere mettere a terra e bene le misure, ricordando che le misure territorializzate cubano 3,7 miliardi. In questo confidiamo e speriamo che la piattaforma messa a disposizione dalla Funzione pubblica possa essere un supporto progettuale alle amministrazioni, soprattutto periferiche, dobbiamo poi capire come Fincalabra affiancherà le amministrazioni locali e come i contributi erogati potranno effettivamente fornire un aiuto. Poi – ha ricordato il presidente di Unindustria Calabria – c’è la grande incognita della guerra, che ha determinato un aumento sproporzionato dei prezzi delle materie prime e anche la mancanza delle materie prime, per questo bisogna fare necessariamente fare una revisione dei prezzi, delle varianti in corso d’opera per le opere appaltate e degli investimenti previsti sulle opere da appaltare, perché altrimenti si rischia che una buona parte delle opere non sia realizzata». Ferrara ha poi analizzato anche il complessivo quadro economico attuale: «L’eventuale embargo al gas e petrolio russo per un’economia sulla nostra potrebbe avere un contraccolpo notevole, poi è evidente che dobbiamo procedere velocemente verso la cosiddetta indipendenza energetica, che significa un’accelerazione sulle rinnovabili e sulle semplificazioni. È stato annunciato un decreto a breve del governo, mi auguro che ci sia una consequenzialità. Bisogna inevitabilmente diversificare le fonti di approvvigionamento. Però – ha sostenuto il presidente di Unindustria Calabria – bisogna anche dire che molte volte le emergenze ce le creiamo anche noi: basta vedere una copiosa rassegna stampa del 2012-2013 per vedere che Confindustria già parlava del rigassificatore di Gioia Tauro, e questo sarebbe stato di grosso aiuto in questo momento non solo alla Calabria ma anche a tutto il Paese». Ferrara si è soffermato anche sul confronto in atto con la Giunta regionale: «Stiamo entrando nel vivo. Il Pnrr ha un tracciato generale ma non si intravede un tracciato strategico proprio della Regione. Credo che la grande partita ce la giochiamo soprattutto sui fondi strutturali europei 2021-27. La base giuridica è già stata licenziata, dopodiché si entrerà nel merito delle misure e della loro declinazione e in quel campo noi faremo una nostra proposta: con il centro Studi stiamo lavorando per orizzontare un disegno di politica industriale centrato sulla Calabria ma che guarda all’economia del futuro, e speriamo a quel punto di avere un’interlocuzione».  

Pietropaolo: «Regione a supporto dei Comuni»

In rappresentanza della Regione e del governatore Occhiuto, l’assessore regionale Filippo Pietropaolo, per il quale «è necessario che la Regione e gli altri enti locali, che sono i destinatari naturali della gran parte dei fondi del Pnrr, facciano una rete. La Regione ha ili compito di essere un supporto fondamentale per tutti i Comuni che hanno la necessità di sostegno di competenze per partecipare ai bandi. Quindi è un momento molto delicato quello che stiamo vivendo. C’è anche il tema del rischio di infiltrazioni ella ‘ndrangheta, ma su questo se ne occupano benissimo la magistratura e le forze di polizia. Noi – ha rimarcato Pietropaolo – abbiamo il compito di essere  vigili e di fare il massimo possibile, attraverso una rete che dobbiamo stringere con gli enti locali,affinché i fondi siano gestiti nel modo migliore».

Aiello: «Se la Calabria fallisce sottosviluppo permanente»

Infine, Francesco Aiello, docente dell’Unical e promotore di “OpenCalabria”: «In Calabria arriveranno da qui a qualche anno 10-11 miliardi di euro, una quantità di denaro impressionate, ed è un’occasione unica per la Calabria di invertire il trend di decrescita che stiamo osservando da circa 50 anni. Un’occasione unica, direi “ora o mai più”: se non la sfruttiamo in maniera efficiente lo faranno gli altri e saremo destinati a restare in una condizione di permanente sottosviluppo. Quali obiettivi – ha aggiunto Aiello – porsi da qui a qualche anno? Garantire la frizione di servizi pubblici di qualità ed efficienti, comparabili a quelli delle altre regioni, quindi trasporti, sanità, verde pubblico efficienti. Poi si può fare molto altro, creare le condizioni affinché le imprese si collochino sui mercati in modo competitivo. Stiamo discutendo molto sulla capacità delle amministrazioni: la partecipazione dei Comuni è bassissima in questo momento, c’è una difficoltà a rispondere in maniera efficace e in tempi brevi alla complessità dei problemi, per una responsabilità probabilmente congiunta sia per la complessità dei temi del Pnrr sia per responsabilità degli enti locali che ancora non sono attrezzati adeguatamente». (c. a.)

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