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Carenze di personale, tagli di guerra, il Pnrr: cosa rischia (e in cosa spera) la sanità in Calabria

Lo stato di salute delle Aziende, tra precari da reperire e manager in bilico. Sono tante le sfide che attendono un settore in crisi

Pubblicato il: 13/04/2022 – 6:49
di Emiliano Morrone
Carenze di personale, tagli di guerra, il Pnrr: cosa rischia (e in cosa spera) la sanità in Calabria

ROMA Collegato dalla Calabria, il commissario Roberto Occhiuto ha concluso il convegno di ieri, in Senato, sull’impiego della telecardiologia nell’Asp di Cosenza e sul nascendo centro Cuore del policlinico universitario Gemelli. In presenza sono invece intervenuti Giovanni Bisignani, primario cardiologo negli ospedali di Rossano e Castrovillari, Massimo Massetti, direttore della Cardiochirurgia del policlinico Gemelli, e Pierangelo Veltri, professore ordinario di Bioingegneria elettronica ed informatica nell’Università di Catanzaro.
A prescindere dall’accostamento tra la telecardiologia nel Cosentino e i progetti del Gemelli per curare le cardiopatie, l’incontro, di alto spessore scientifico, ha offerto una prospettiva di medio e lungo periodo sul ruolo della tecnologia in campo sanitario, che in Calabria potrebbe favorire una migliore assistenza a distanza del malato, sia negli ospedali che, quando pronti, nei poli di assistenza territoriale finanziati dal Pnrr.
Peraltro, nel quadro dell’ammodernamento in atto del sistema sanitario regionale, rappresenta un segnale positivo la ritrovata sinergia tra gli atenei di Cosenza e di Catanzaro, sfociata nella recente, comune attivazione del corso di laurea in Medicina e Tecnologie digitali. Tuttavia resta il problema della gestione ordinaria dei pazienti cronici, che in molti luoghi della Calabria, soprattutto se cardiopatici, spesso non sono seguiti in presenza né in remoto e tendono, anche per questo, a sottoporsi a interventi chirurgici nelle strutture del Centro-Nord, come lamentato dai direttori delle due Cardiochirurgie pubbliche della regione: Pasquale Mastroroberto (leggi qui) e Pasquale Fratto (leggi qui).

La stato di salute delle Aziende della sanità: le carenze di personale

Lasciato il tema della telecardiologia dell’Asp di Cosenza e degli investimenti del Gemelli nell’offerta sanitaria ai cardiopatici, il punto è capire quanto le aziende pubbliche della salute siano competitive in Calabria e che cosa stiano facendo per migliorare la qualità e l’immagine dei loro reparti. Al di là dei diversi bilanci non approvati e del mancato arrivo del sub-commissario Maurizio Bortoletti, che doveva (o dovrebbe) ricostruire tutti i conti in ombra delle aziende del Servizio sanitario calabrese, la situazione non è affatto rosea. Intanto la commissione consiliare Sanità ha bocciato la proposta di legge regionale, presentata da Ferdinando Laghi, capogruppo di De Magistris Presidente, di aumento del numero delle aziende sanitarie e diminuzione dei bacini collegati.
Nell’Asp di Cosenza i primari sono appena una decina, le carenze di personale risultano elevate come nelle altre aziende sanitarie, non esiste ancora un Servizio infermieristico autonomo e sopravvivono incarichi di coordinamento e/o funzioni assegnati in via discrezionale, malgrado la nota di richiamo del 31 luglio 2020 dell’allora commissaria aziendale Cinzia Bettelini, che li vieta(va) in maniera esplicita. 
Nell’Asp di Crotone è da ripetere, secondo quanto ha stabilito il giudice, la procedura di selezione del primario del Pronto soccorso, in quanto l’apposita commissione aveva sbagliato a calcolare i punteggi dei candidati. Inoltre vanno ancora nominati una decina di primari, pratica che si trascina da quasi due anni, tra riaperture dei bandi e rinvii indotti dalla pandemia.
A proposito dell’Asp di Catanzaro, è di mercoledì scorso la notizia della conclusione delle indagini dell’inchiesta Molière, in cui risultano coinvolte 38 persone per la presunta assenza ritorsiva di medici del 118 dopo il taglio delle loro indennità aggiuntive da parte della Commissione prefettizia; vicenda, quest’ultima, che aveva toccato nel profondo i soccorritori delle varie postazioni di emergenza/urgenza.
L’Azienda ospedaliera di Cosenza avrebbe bisogno di una nuova struttura e l’Azienda ospedaliero-universitaria di Catanzaro non ha ancora il Pronto soccorso.

Il caso del Gom di Reggio e gli “spostamenti” dei commissari

Intanto al Gom di Reggio Calabria manca il commissario aziendale, mentre il commissario Giuseppe Giuliano si divide tra la direzione dell’Asp di Vibo Valentia e quella del policlinico universitario Mater Domini, di Catanzaro. In riva allo Stretto c’è un facente funzione che è anche direttore sanitario ad interim, capo di dipartimento e primario chirurgo. «È un professionista eccellente – dicono alla Cittadella regionale di lui, Salvatore Costarella – ma non può reggere tutte queste responsabilità». E nei corridoi del palazzone girano indiscrezioni secondo cui Gianfranco Filippelli, primario oncologo dello Spoke di Paola-Cetraro, sarebbe favorito alla guida del Gom di Reggio Calabria, ma esponenti del centrodestra reggino non gradirebbero un professionista proveniente da fuori. Quindi per il momento niente, ci vorrà un clima politico più adatto.
Fino al prossimo novembre Occhiuto non dovrebbe sostituire i commissari delle aziende del Servizio sanitario regionale. Se lo facesse, rischierebbe cause di lavoro. Il delegato del governo può invece spostarli, ma tra la Pasqua imminente, l’estate vicina e l’autunno con probabile risalita dei casi Covid, ora l’idea sarebbe di attendere tempi migliori, tranne per l’Azienda ospedaliera di Cosenza. La commissaria attuale, Isabella Mastrobuono, potrebbe essere spostata, rivela una fonte attendibile.

I tagli per la sanità: cosa rischia la Calabria

Nel mentre il governo dovrebbe decidere se procedere con il terzo decreto Calabria, se alleggerire o appesantire il commissariamento della sanità regionale e se destinare ulteriori risorse per agevolare il rientro dal disavanzo sanitario. Al momento i 180 milioni aggiuntivi stanziati (per tre anni) nella seconda legge Calabria sono sempre bloccati a causa della mancata approvazione del Programma operativo dello scorso luglio. Occhiuto starebbe per presentarne uno suo, per quanto ha anticipato.
A livello nazionale spunta una riduzione dei fondi ordinari per la sanità: oltre tre miliardi in meno fino al 2025, stando al Documento di economia e finanza. Nel Pnrr ci sono 20 miliardi per l’assistenza sanitaria, specie per potenziare quella territoriale. Ma è con la spesa corrente che si dovranno reclutare le 100mila unità in più previste in questo settore. Al momento, peraltro, non sono stati stabilizzati i 50mila precari impiegati nell’emergenza Covid. Se fossero assunti tutti, in Italia mancherebbero, secondo la Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere, 8.299 medici e 10.054 infermieri nel 2024, considerati i pensionamenti in ponte. Infine, il fabbisogno di personale è sempre determinato in base al dato del 2004.
Con la guerra, il riarmo e la diversificazione delle fonti energetiche, è molto difficile che il fabbisogno di personale sanitario sia aumentato. Le risorse disponibili dovranno essere gestite con ulteriori limitazioni e rinunce. La Calabria sarà pronta? Avrà gli strumenti occorrenti? Riuscirà ad avere un sistema sanitario autonomo, attrattivo ed efficace? (redazione@corrierecal.it)

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