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la polemica sul web

Offerta di lavoro scatena l’indignazione sui social: «3,50 euro all’ora in un negozio a Catanzaro»

Filmcams Cgil: «Un post su Facebook evidenzia il livello a cui è arrivato il mondo del lavoro. Se ne occupi la politica»

Pubblicato il: 20/04/2022 – 11:36
Offerta di lavoro scatena l’indignazione sui social: «3,50 euro all’ora in un negozio a Catanzaro»

CATANZARO «Ci troviamo di fronte all’ennesimo annuncio via social che di lavoro non si può proprio chiamare ma che è rivolto ad “una ragazza” che per occuparsi di cassa e scaffali in un negozio di detersivi al centro del capoluogo di regione avrebbe guadagnato addirittura 3,50 euro all’ora». Comincia così la nota stampa di denuncia di Filcams Cgil in merito ad un post diventato popolare su Facebook dove veniva avanzata una proposta di lavoro dalle condizioni discutibili. «Trenta euro al giorno per 8 ore e mezza di fatica – continua Filmcams Cgil – nel posto più cool della Regione Calabria, visto che stiamo parlando del centro città di Catanzaro; immaginiamo – evidenzia il sindacato – che in periferia o nei piccoli paesi ci siano prezzi molti più concorrenziali e prossimi allo schiavismo». Il post è stato condiviso dal “Signor Distruggere” profilo social con più di un milione di follower che abitualmente condivide questa tipologia di offerte di lavoro (sottopagati e talvolta offensivi). «Il Signor Distruggere – prosegue Filcams cgil – rilanciato con ironia l’annuncio, si è scatenata l’indignazione del popolo del web e questo è già di per sé un fatto positivo, ma conoscendo il livello al quale è arrivato il mondo del lavoro, scommettiamo che passata l’ondata e calato il sipario sulla vicenda qualcuna, per necessità e per costrizione, si presenterà al negozio chiedendo il piacere di essere sfruttata. Questo il quadro purtroppo diventato ordinario ed aggravato ancora di più da decenni di crisi e dalla pandemia, nel quale siamo costretti a vivere e con il quale facciamo i conti in continuazione senza tanti strumenti di contrasto e senza alleanze sociali di sostegno. 
Mancano i controlli dell’ispettorato del lavoro, degli istituti di previdenza, delle forze dell’ordine tutti depotenziati e ridotti al lumicino dalla politica liberista che ha governato questo Paese ed ha raccontato che le imprese non crescevano per via dei troppi controlli, che vivevano con ansie da prestazione e attacchi di panico dovuti allo Stato che anziché fidarsi di loro era diffidente. I danni prodotti in termini di sfruttamento sono sotto gli occhi di tutti. Queste le politiche che hanno determinato un nuovo esodo dei giovani dal Sud, dove di lavoro non si vive più o almeno non dignitosamente.  Inoltre, la politica italiana – insiste la nota – non parla più di lavoro, della condizione di chi fatica onestamente, piuttosto alimenta il racconto di imprese e commercianti sempre più disperati ed in crisi e che non riescono a trovare lavoratori e lavoratrici perché nessuno è più disponibile a fare sacrifici. La nostra esperienza dice altro, ci troviamo di fronte ad imprenditori e commercianti che hanno notevolmente aumentato i propri profitti e che non hanno nessuna intenzione di ridistribuirli a chi lavora, nonostante la crisi dei salari e la fame crescente». 

Il post pubblicato sui social

«È evidente che occorre ritrovare un cambio di paradigma che sposti l’attenzione della politica e delle istituzioni partendo dal punto di vista di chi lavora ed ha bisogno di farlo per portare avanti la propria vita con dignità. È chiaro – si legge ancora nella nota – che tocca anche al sindacato attrezzarsi in maniera più adeguata nel contrastare tali fenomeni che per il livello di diffusione raggiunto rendono, specie in Calabria, quasi inefficaci i Contratti collettivi nazionali di lavoro che in passato rappresentavano un elemento certo e di garanzia dell’unità nazionale e di equità di trattamento al Nord come al Sud. Un’attenzione ed un rilancio dell’attività di rivendicazione e di denuncia che va estesa anche alla rete internet ed ai social, bisognerà sempre di più porre il tema di come le piattaforme digitali possano influenzare e favorire la violazione di leggi e contratti.  Occorre – conclude il sindacato – che chi gestisce tali piattaforme, così come avviene per i casi di abuso e di violenza sulle persone, applichi regole certe per evitare che annunci che non rispettano i contratti nazionali e che inducono allo sfruttamento delle persone vengano diffusi e pubblicati». 

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