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Lotta ai tumori in Calabria, cosa può cambiare con il Pnrr

Oltre diecimila casi oncologici all’anno in regione. Strutture da realizzare e pazienti in fuga per le terapie. Da “Magna Graecia” e “Corriere” un evento sulla situazione attuale ed i progetti futu…

Pubblicato il: 08/05/2022 – 15:29
di Roberto De Santo
Lotta ai tumori in Calabria, cosa può cambiare con il Pnrr

CATANZARO Sono storie di dolore, di paura e di sofferenze. Storie che riguardano tante, troppe famiglie calabresi e che finiscono per spingerle a compiere viaggi lontano dalle loro case, dagli affetti pur di “salvare” la vita di un caro o la propria. I viaggi della speranza, li chiamano. Alla ricerca di una sanità definita “migliore”, della terapia che possa offrire una chance di cura più efficace. La luce in fondo al tunnel della paura.
D’altronde chi si ammala di tumore trascina anche la sua famiglia nell’abisso dell’angoscia. Ed in Calabria quell’angoscia si accentua, si tramuta spesso in una corsa ad ostacoli. Uno schiaffo al diritto universalmente riconosciuto ad usufruire di cure rapide ed efficaci. La politica dei tagli imposti da 12 lunghi anni di commissariamento della sanità calabrese ha portato alla desertificazione progressiva del sistema di assistenza e cura. Sono stati 18 gli ospedali chiusi dal piano di rientro del debito sanitario, firmato all’atto del commissariamento nel lontano 2010. Riducendo conseguentemente anche la qualità dell’assistenza. Dopo oltre un decennio, i Lea (Livelli essenziali di assistenza) restano ampiamente sotto la soglia della sufficienza. Il punteggio nell’ultima rilevazione è stato pari a 125, il minimo da garantire sarebbe 160.
Frutto amaro dei tagli lineari finora adottati dai commissari che si sono succeduti e che non hanno risparmiato nessuno. Neppure quanti, devono fare i conti con il cancro. E non sono pochi nella regione. L’Associazione di oncologia medica (Aiom) stima che ogni anno in Calabria si ammalano di tumore circa diecimila persone, un po’ più gli uomini che le donne: oltre 5.800 contro 4.500.

Fonte: Aiom

Un esercito muto che anno dopo anno si ingrossa. Senza contare che per un paziente già nella fase della diagnosi – proprio a causa della riduzione dei servizi sanitari territoriali – la strada diventa irta di ostacoli. Tempi lunghi, liste di attesa interminabili se si ricorre alla sanità pubblica in Calabria. Tempi che si sono ancor più dilatati per via della crisi pandemica che ha messo in secondo piano tante patologie, tra cui anche quelle tumorali. La Federazione oncologi ed ematologi (Foce) rivela che proprio a causa dell’ultima ondata di Covid si è registrata una riduzione degli interventi chirurgici del 50% con punte dell’80%. Un iter lungo ed angosciante che diviene il più temibile alleato del male. Una diagnosi in tempi certi, dice la scienza e l’esperienza sul campo, consente di individuare precocemente un tumore e affrontarlo con minori rischi per il paziente, e spesso contribuisce a salvargli la vita.
Su questo terreno più che su altri, il sistema del commissariamento perenne, della Sanità, affrontato con politiche che guardano più alla riduzione dei costi che all’innalzamento della qualità dei servizi, ha dimostrato il proprio fallimento. Soprattutto da qui nasce anche la fuga dei calabresi da una sanità vista più come mare in tempesta che come porto sicuro per affrontare una delle malattie più angosciose, appunto il cancro. Per quell’esodo, la Regione paga un dazio elevatissimo anche in termini economici, oltre che morali e reputazionali. Secondo le stime della Fondazione Gimbe, la Calabria è costretta a versare nelle casse delle regioni che ospitano i pazienti calabresi 300 milioni di euro l’anno. Tra di loro tanti sono i malati oncologici.

Le aspettative dal Pnrr

La speranza di vedere una sanità più vicina alle reali esigenze del territorio facendo leva sul Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) potrebbe essere disillusa. Tante le aspettative che sono state riposte in un Piano che avrebbe dovuto assegnare molte più risorse ad una regione, come la Calabria prostrata da oltre due lustri di commissariamento che ha creato una voragine nella rete sanitaria regionale. Ed invece i circa 310 milioni nell’ambito della Missione 6 del Piano, rischiano di essere troppi pochi per permettere alla Calabria di dotarsi di strutture, mezzi e soprattutto di personale necessari a restituire ai calabresi il loro diritto alla salute.
Soprattutto perché quelle risorse assegnate dal Piano di riparto regionale sono vincolate: serviranno infatti a realizzare Ospedali di comunità, Case della comunità e Centrali operative territoriali nonché al processo di ammodernamento tecnologico. Per riempire di contenuti – tradotto di personale qualificato – quelle strutture occorrerà tutta l’energia che ha in mente di giocarsi il nuovo commissario ad acta Roberto Occhiuto. Una partita non facile per il governatore che punterà, grazie allo sblocco dei concorsi, ad arruolare personale medico, sanitario e amministrativo. Ma per dotare di organici validi quelle strutture che dovranno sorgere con le risorse del Pnrr e dare – finalmente – risposte ai bisogni dei cittadini, sarà necessario riuscire ad attrarre professionalità elevate che al momento stentano a scegliere la Calabria come meta per costruirsi un futuro. Sarà proprio questa la sfida più ambiziosa che dovrà vincere il neocommissario per far compiere quella rivoluzione copernicana alla sanità calabrese.


L’evento

Proprio per comprendere al meglio lo stato dell’arte dell’oncologia calabrese all’alba della rivoluzione annunciata per la sanità regionale Il Corriere della Calabria si è fatto promotore, in collaborazione con l’Università “Magna Grecia” di Catanzaro di una grande convention scientifica che si svolgerà lunedì 9 maggio nell’Auditorium dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro e che coinvolge il mondo della politica, delle istituzioni e dell’accademia. Un evento che si snoderà in due momenti essenziali ed uno introduttivo. Si inizierà alle 14,30 con il rettore della “Magna Graecia” Giovambattista De Sarro ed i saluti istituzionali del governatore nonché commissario ad acta Roberto Occhiuto e del sub commissario Ernesto Esposito.
Seguiranno dalle 15,15 in poi le relazioni sull’analisi del contesto regionale svolte da Pierfrancesco Tassone (direttore UOC Oncologia dell’AO “Mater Domini”), Iole Fantozzi (Dg del dipartimento Salute della Regione Calabria), Francesca Rita Scarpelli (dirigente dell’Assistenza farmaceutica della Regione Calabria) e Pierosandro Tagliaferri (direttore UOC Oncologia dell’AO “Mater Domini”).
Alle 17,30 infine la tavola rotonda – moderata dal direttore del Corriere della Calabria, Paola Militano – sul tema “Opportunità del Pnrr in Oncologia”. Un confronto che vedrà protagonisti Filippo Urso (Sifo Calabria), Giancarlo Di Pinto (Aiom-Calabria), Salvatore Turano (Aiom Calabria), Antonino Iaria (Cipomo), Gianfranco Filippelli (direttore del reparto di Oncologia medica all’ospedale di Paola), Pierpaolo Correale (direttore dell’Uoc Oncologia del Gom di Reggio Calabria), Vito Barbieri (direttore dell’Uoc Oncologia dell’Ao “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro), Serafino Conforti (direttore Uoc Oncologia dell’Ao “Annunziata” di Cosenza), Pierosandro Tagliaferri (direttore Uoc Oncologia dell’Ao “Mater Domini” di Catanzaro), Pierfrancesco Tassone (direttore Uoc Oncologia Ao “Mater Domini” di Catanzaro), Tullia Prantera (direttore Uoc Oncologia dell’Asp Crotone) e Adele De Francesco (direttore del reparto Farmacia dell’Ao “Mater Domini” di Catanzaro). Le conclusioni dei lavori saranno affidate al rettore della “Magna Graecia” De Sarro. (r.desanto@corrierecal.it)

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