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subappalti mafiosi

Il boss vicino al clan Mancuso che voleva mettere le mani sul colosso della logistica

Le indagini sui rapporti tra la ‘ndrangheta e i manager di Schenker partono dal sequestro di 30 kg di coca al porto di Dover

Pubblicato il: 17/05/2022 – 15:28
Il boss vicino al clan Mancuso che voleva mettere le mani sul colosso della logistica

MILANO Gli accertamenti della Dda di Milano che hanno portato oggi all’amministrazione giudiziaria di Schenker Italiana per infiltrazioni della ‘ndrangheta in subappalti, sono scaturiti da un sequestro «di 30 kg circa di cocaina effettuato il 15 marzo 2020 al porto di Dover», in Gran Bretagna. Droga che era nascosta «all’interno di un tir contenente i bancali di derrate alimentari caricati due giorni prima» alla filiale di Guanzate (Como) dell’impresa italiana che fa parte del colosso tedesco della logistica. Lo si legge nel provvedimento di 38 pagine firmato dai giudici della Sezione misure di prevenzione (Rispoli-Cernuto-Spagnuolo Vigorita). Da quel sequestro, stando alle indagini del Gico della Gdf milanese e dei carabinieri di Como, attraverso una testimonianza di un responsabile delle spedizioni della società sono venuti a galla «rapporti commerciali» tra Schenker Italiana e Nicola Bevilacqua, 70 anni, presunto appartenente al clan Mancuso della ‘ndrangheta e che vive nel Comasco, «radicati da tempo».
Ed emergevano “rischi” che i trasporti della Schenker fossero “coinvolti” in traffici di droga, anche perché nel camion sequestrato a Dover c’erano pure «cinque bancali di prodotti caseari che la Fiuto Autotrasporti», azienda riconducile al presunto boss e intestata a sua moglie Anna Fiuto, «aveva prelevato il giorno prima, per conto di Schenker, da un’azienda in provincia di Piacenza e portato a Guanzate per l’esportazione in Inghilterra».
Tramite quell’azienda intestata alla moglie di Bevilacqua, indagato per intestazione fittizia di beni, si sarebbe infiltrata nei subappalti di trasporto di Schenker Italiana (non indagata).

«Condotta negligente di alcuni dirigenti»

Parlano di una «condotta quanto meno gravemente negligente, per omesso controllo» da parte di alcuni dirigenti di Schenker Italy i giudici della sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano nel provvedimento con cui oggi hanno posto in amministrazione giudiziaria la costola italiana del colosso mondiale della logistica integrata ora di proprietà delle ferrovie tedesche Deutsche Bahn.
Come si legge nel provvedimento dei giudici Rispoli-Cernuto-Spagnuolo Vigorita, gli «esponenti della società muniti di potere decisionale (…) hanno intessuto e mantenuto stabili rapporti d’affari con Nicola Bevilacqua, agevolandone l’attività, benché questi sia stato condannato irrevocabilmente per associazione mafiosa ed estorsione aggravata dal metodo mafioso» e «sia stato – prosegue il decreto – sottoposto a misure di prevenzione personali (…) e patrimoniali» e pure «dichiarato delinquente abituale e sottoposto alla libertà vigilata dal 2008».
Bevilacqua, 70 anni, è indagato dai pm di Milano per intestazione fittizia dell’impresa di autotrasporti alla convivente Anna Fiuto. impresa aperta immediatamente dopo la confisca dell’azienda di cui era titolare a causa dei procedimenti penali e che avrebbe gestito di fatto ottenendo lavori in subappalto da Schenker Italy.
Quest’ultima, pur non essendo indagata, come non lo sono nemmeno i suoi dipendenti, si è vista commissariare ossia, per dirla in modo tecnico affiancare un amministratore giudiziario per la «rimozione dei fattori inquinanti» e la «bonifica dei contesti inquinati, previa analisi» di tutte le sedi italiane «per verificare se esistano altre forme di infiltrazione».

Cognato boss, vuole prendersi tutto da Schenker

«Anche in Schenker, volevano mandare via tutti! E prendersi tutti i posti loro!». Così intercettato nell’ottobre del 2020 il cognato di Nicola Bevilacqua, presunto boss della ‘ndrangheta, parlava del parente, marito di sua sorella, e del suo “proposito”, come riassumono i giudici di Milano, «di imporsi all’interno» di Schenker Italiana, assieme al “figlio Giuseppe”, e «acquisire quante più attività aziendali possibile». Lo si legge nel decreto che ha portato in amministrazione giudiziaria la filiale italiana del gruppo tedesco, colosso della logistica e dei trasporti.
L’obiettivo del presunto boss, si legge ancora, era «spinto a livelli tali da essere ormai noto nel settore dell’autotrasporto e da determinare la cattiva fama acquisita dalla ditta di Anna Fiuto», la moglie di Bevilacqua e presunta “testa di legno”. Azienda quest’ultima che sarebbe stata il «braccio operativo» del 70enne, il quale nei rapporti con Schenker, scrivono ancora i giudici, replica «lo schema operativo che anni prima aveva
assicurato l’assoggettamento omertoso al clan Mancuso degli autotrasportatori operanti nel Vibonese e nel Lamentino», ossia «quello di “mandare via tutti e prendersi tutti i posti”» anche con «attività estorsive«. Estorsioni per le quali è già stato condannato in via definitiva, così come per associazione mafiosa. (Ansa)

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