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La riflessione

Agguato a Cetraro, Aieta: «Siamo in pieno stato d’emergenza»

L’ex sindaco denuncia il delicato quadro che vive la cittadina: «Serve coraggio. Nessuno si tiri indietro»

Pubblicato il: 26/06/2022 – 10:36
Agguato a Cetraro, Aieta: «Siamo in pieno stato d’emergenza»

CETRARO «L’attentato mafioso che ha riguardato Guido Pinto – al quale auguriamo una pronta guarigione – non è altro che il prodotto di una escalation criminale verso cui non si è riusciti a dare fino ad oggi risposte tempestive». Lo afferma l’ex consigliere regionale Giuseppe Aieta, già sindaco di Cetraro. «È una presa d’atto drammatica – aggiunge – che impone un’assunzione di responsabilità a cominciare dalle forze politiche che devono necessariamente trovare ragioni di unità perché, come diciamo ormai da tempo, all’emergenza si risponde con strumenti di emergenza. Ognuno deve concorrere all’unità disponendosi a cedere un pezzo del proprio legittimo interesse politico».
«Le analisi fin qui svolte – sostiene – sono meritevoli di attenzione, soprattutto quelle che arrivano puntuali dal mondo delle agenzie sociali e che si dimostrano acute e, allo stesso tempo, drammatiche. Tocca alla politica indicare la rotta, coinvolgere il capitale sociale, sia pure oggi disgregato, rimettere insieme una squadra d’emergenza. Non c’è più tempo, non abbiamo tempo, abbiamo perso tempo».
«Anche chi, nel recente passato, aveva scelto la via della riflessione e quindi del silenzio – sostiene ancora l’ex sindaco – oggi deve avvertire il dovere morale di ritornare in campo per dare il proprio contributo d’esperienza. Il rischio è che i sacrifici di questi anni si dissolvano rapidamente spalancando le porte alla nebbia che ha avvolto la città per troppo tempo. Serve coraggio nelle scelte anche di tipo politico perché se non è la classe dirigente ad indicare vie d’uscita, di certo queste non possono essere chieste ai cittadini.
«È la vera sfida – conclude – che alcune forze politiche, pur timidamente, hanno saputo indicare. Oggi, però, serve passare dalle parole ai fatti senza indugio e assumere una iniziativa politica degna della tradizione cittadina che è sempre stata – come la storia di Giovanni Losardo insegna – città che ripudia la mafia».

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