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Scambio elettorale politico mafioso, la Dda chiede l’inasprimento della pena per Talarico

La Procura fa ricorso in Cassazione per la sanzione comminata al politico e all’imprenditore Pirrello. Proposto l’appello per l’assoluzione del notaio

Pubblicato il: 07/07/2022 – 7:18
di Alessia Truzzolillo
Scambio elettorale politico mafioso, la Dda chiede l’inasprimento della pena per Talarico

CATANZARO La Dda di Catanzaro ha proposto appello contro l’assoluzione del notaio Rocco Guglielmo, e ha fatto ricorso in Cassazione per chiedere che venga applicato un trattamento sanzionatorio più severo della pena inflitta all’ex assessore regionale Francesco Talarico – condannato a 5 anni in abbreviato per il reato di scambio elettorale politico-mafioso – e ad Antonino Pirrello, titolare di un’impresa di pulizie con commesse in enti pubblici, condannato a 4 anni di reclusione perché avrebbe concorso nel reato con Talarico grazie ai pacchetti di voti di cui disponeva. Tutti sono coinvolti nel procedimento della Dda di Catanzaro denominato “Basso profilo” incentrato sugli illeciti rapporti tra le cosche crotonesi con imprenditori di spessore ed esponenti della pubblica amministrazione collusi con le organizzazioni criminali.

L’appello per il notaio Guglielmo

Il notaio Rocco Guglielmo era stato assolto dall’accusa di varie ipotesi di falso ideologico perché avrebbe erogato illecitamente atti pubblici.
In sostanza, secondo le ricostruzioni investigative l’imprenditore Antonio Gallo, considerato il deus ex machina di tutta la vicenda, operava false fatturazioni per società fittizie. Le attività illecite sono le fatture per operazioni inesistenti e autoriciclaggio. Secondo l’accusa Antonio Gallo (imputato nel processo con rito ordinario) e i propri soci avrebbero intestato ditte-schermo ad albanesi che non parlavano l’italiano. Un illecito compiuto, secondo l’accusa, proprio grazie alla connivenza del notaio Rocco Guglielmo di Catanzaro. Gli investigatori della Dia hanno registrato decine di intestazioni fittizie tra maggio e giugno 2018. «La procedura da seguire – scrive il gip – era la seguente: una volta giunti gli albanesi in Calabria, dovevano munirsi dei documenti necessari per le stipule degli atti, e, in seguito, recarsi dinanzi al notaio (compiacente) per la stipula di ciascun atto».
Secondo il gup Simona Manna «non risulta provata, al di là di ogni ragionevole dubbio, la commissione dei delitti di falso, in quanto non può dirsi con certezza che gli atti pubblici siano ideologicamente falsi, nella parte in cui viene attestata la volontà dei cittadini albanesi di compiere i negozi giuridici, una volta compreso il significato degli stessi».
Di diverso avviso i pubblici ministeri della Dda di Catanzaro Paolo Sirleo e Veronica Calcagno che hanno proposto appello ritenendo che il notaio fosse complice di Gallo e soci, consapevole che le “teste di legno” albanesi non parlassero l’italiano che fornissero al notaio due soli indirizzi di residenza, che avessero acquisito il codice fiscale in Italia pochi giorni prima che gli venissero intestate le società. Tra l’altro due di queste società sono state intestate a una studentessa. Insomma una serie di “ingenuità” che non sarebbero dovute sfuggire a un professionista navigato.

Il ricorso in Cassazione per Talarico e Pirrello

Per quanto riguarda Talarico il gup lo ha condannato affermando che il politico lametino nel richiedere voti in quel di Reggio Calabria «sapeva bene a chi “affidarsi” ed era pienamente cosciente, essendo emerso in plurimi passaggi intercettivi, qual era la posta in giuoco e quale era il tornaconto, in termini di utilitas, che avrebbe dovuto assicurare». La condanna a cinque anni di reclusione, però, è stata applicata, secondo l’accusa, seguendo una versione del reato di scambio elettorale politico mafioso non aggiornata.
La questione viene affrontata anche nel corso della sentenza. Secondo il gup il trattamento sanzionatorio per quanto riguarda lo scambio elettorale politico mafioso negli anni ha subito numerose modifiche. In passato prevedeva una pena dai quattro ai dieci anni di reclusione, poi nel mese di agosto del 2017 è cambiata la norma ed è stata inasprita la pena da sei a 12 anni di reclusione. Secondo il gup, visto che «fatti contestati riguardano il periodo che va dal giugno 2017 al marzo 2018» bisognava applicare il vecchio trattamento sanzionatorio. Di diverso avviso la Dda di Catanzaro che chiede che venga applicato il nuovo trattamento sanzionatorio previsto dalla versione aggiornata.
Stesso discorso vale per il caso di Pirrello.

Dove matura lo scambio elettorale politico mafioso

Secondo la ricostruzione delle indagini l’affare doveva essere quello di aprire in Albania una filiale della ditta dell’imprenditore Antonio Gallo specializzata in fornitura di materiali per l’antinfortunistica, con l’appoggio di personaggi politici di rilievo regionale che avrebbero assicurato di intercedere con pubblici ufficiali in servizio presso enti pubblici. 
Nell’affare si inseriscono Ercole D’Alessandro, all’epoca dei fatti Luogotenente della Guardia di Finanza, in servizio presso il Nucleo di polizia economico finanziario che vantava contatti con l’Albania, il figlio Luciano D’Alessandro, l’ex consigliere comunale di Catanzaro Tommaso Brutto, il figlio Saverio Brutto, ex consigliere comunale di Simeri Crichi (tutti imputati nel processo con rito ordinario), Antonino Pirrello (condannato a 4 anni di reclusione in abbreviato) avrebbe promesso favori ed entrature nel settore degli appalti e l’ex assessore al bilancio della Regione Calabria, e candidato alle elezioni politiche del 2018, Francesco Talarico.
«In sostanza – scrive il gup Simona Manna –, dapprima Saverio e Tommaso Brutto proponevano a Talarico l’appoggio di Gallo in cambio di contatti con Lorenzo Cesa e con Franco Lotito, al fine di sostenere le iniziative economiche intraprese in Albania dai Brutto e dal Gallo», in seguito emergerà dalle indagini come «Gallo avesse accettato di sostenere la candidatura di Talarico avvalendosi dei suoi contatti nel territorio reggino, accordandosi con esponenti politici locali, tra cui l’ex senatore Antonio Caridi e lo zio di questi, Bruno Porcino, nonché con titolari di attività imprenditoriali, tra cui Antonino Pirrello e Natale Errigo, organizzando anche un incontro a Roma tra questi ultimi e Talarico, in occasione del quale Pirrello ed Errigo promettevano i loro voti in cambio dell’appoggio istituzionale del Talarico».
In seguito Talarico non è stato eletto ma per il gup «non occorre in linea di principio che sia in concreto condizionato il voto. Infatti, la stipula di un accordo con un mafioso costituisce esso stesso il momento perfezionativo del reato, poiché il politico che scende a patti con un mafioso sa bene che questi, per procacciare i voti, si avvarrà della forza di intimidazione, che promana dal sodalizio».
In questo contesto sarebbe maturato lo scambio elettorale politico mafioso che ha visto la condanna, in abbreviato, a cinque anni per Talarico e a quattro per Pirrello. Ora sarà la Cassazione a stabilire se il trattamento sanzionatorio applicato va inasprito o meno. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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