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L’omicidio Vassallo e gli intrecci con la Calabria

Il sindaco “pescatore” aveva scoperto i business del cartello di Secondigliano. «Acciaroli invadeva Cilento e Calabria»

Pubblicato il: 29/07/2022 – 15:59
L’omicidio Vassallo e gli intrecci con la Calabria

CATANZARO «È una buona notizia la svolta nelle indagini sull’omicidio di Angelo Vassallo. Emerge con chiarezza come il sindaco di Pollica stesse combattendo gli appalti della camorra per la pesca ma soprattutto il traffico di droga: Acciaroli era diventata il secondo porto dopo Castellammare e invadeva Cilento e Calabria». Lo dichiara il deputato napoletano della Lega, Gianluca Cantalamessa. «Il caso Vassallo conferma ciò che Paolo Borsellino aveva intuito trenta anni fa: addurre tra i fini della legalizzazione il contrasto alle mafie è da ‘dilettanti di criminologia’. Adesso la speranza è che arrivino presto le condanne. Uno Stato civile non è mai dalla parte di chi legalizza la droga inseguendo l’utopia del traffico legale. La droga come la camorra sono merda», conclude il responsabile nazionale del dipartimento Antimafia Lega.

L’omicidio e gli intrecci con la Calabria

I gommoni carichi di droga raggiungevano le rive di Pollica mentre il sindaco, Angelo Vassallo, tentava di difendere la reputazione di una comunità che nulla aveva da partire con i business illeciti legati allo spaccio di stupefacenti. Un’opposizione che fece infuriare il cartello degli Scissionisti di Secondigliano. Da Castellammare, i carichi di polvere bianca partivano per giungere ad Acciaroli: da lì poi venivano smistati in Cilento e in Calabria. Il primo cittadino aveva scoperto tutto, come hanno dimostrato oltre dieci anni di indagini. «Rifiutò di farsi corrompere», confessò l’ex boss della camorra Romolo Ridosso, come riporta la Repubblica. Il pentito rese alcune confidenze a due investigatori dei carabinieri e aggiunge che «dopo aver scoperto» dei traffici illeciti di droga, Vassallo sarebbe stato avvicinato da Raffaele Maurelli, poi deceduto, indicato come il vertice del narcotraffico. Vassallo non aveva «ceduto a un tentativo di corruzione per tacere sulla vicenda».

Il delitto e il presunto depistaggio

E’ il 5 settembre 2010, quando un sicario armato di pistola spara e uccide il sindaco, che viene raggiunto da nove. Le nuove indagini, spiega il procuratore della Repubblica di Salerno Giuseppe Borrelli all’Ansa, riguardano anche «lo svolgimento e le reali finalità» di una serie di attività investigative messe in atto subito dopo il delitto, e senza delega da parte della competente Procura salernitana, «che ebbero quale effetto quello di indirizzare le investigazioni nei confronti di soggetti risultati poi del tutto estranei all’omicidio». D’altro canto, aggiunge Borrelli, il decreto di perquisizione si basa su «una parte degli elementi raccolti in più di un decennio di attività investigative svolte dalla procura di Salerno fin dall’indomani del delitto. Indagini che hanno beneficiato, peraltro, di un proficuo collegamento investigativo con la Direzione distrettuale antimafia di Napoli». Un collegamento che ha consentito di utilizzare i risultati di attività tecniche svolte dalla Dda napoletana nell’ambito di altre inchieste. Il procuratore della Repubblica di Salerno precisa che le ultime ipotesi investigative sono «suscettibili di ulteriore verifica nel corso del procedimento, anche alla luce delle complessive acquisizioni probatorie, tuttora coperte da segreto investigativo».

Gli indagati

Tre carabinieri (in servizio o ex), quattro imprenditori e due esponenti di un clan camorristico figurano tra i nove indagati a vario titolo nell’inchiesta per l’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo. Il provvedimento riguarda il tenente colonnello Fabio Cagnazzo, l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi, il carabiniere Luigi Molaro, l’imprenditore Giuseppe Cipriano (titolare di una sala cinematografica a Scafati), i fratelli Domenico, Giovanni e Federico Palladino che gestiscono una struttura ricettiva; Romolo e Salvatore Ridosso, ritenuti componenti del clan camorristico scafatese dei Loreto-Ridosso. Cagnazzo, Molaro, Cioffi, Cipriano ed i tre Palladino sono indagati per droga. L’accusa di omicidio, invece, è stata ipotizzata nei confronti dei tre carabinieri, di Cipriano e dei due Ridosso.

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