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Reggio, sequestrati 3,5 milioni a un imprenditore. Due milioni in contanti trovati in valigie – VIDEO

L’uomo è stato rinviato a giudizio nell’inchiesta “Andrea Doria”. Il commercio di carburanti e i “trucchi” per evitare le tasse

Pubblicato il: 05/08/2022 – 8:20
Reggio, sequestrati 3,5 milioni a un imprenditore. Due milioni in contanti trovati in valigie – VIDEO

REGGIO CALABRIA Militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, con il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, stanno dando esecuzione ad un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria che dispone l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro di beni – per un valore complessivo stimato in circa 3,5 milioni di euro – riconducibili ad un imprenditore reggino, operante nel settore del commercio carburanti. Trovate e sequestrato anche denaro contante per oltre due milioni di euro, suddiviso in mazzette contenute in valigie nascoste in un garage. 

L’operazione “Andrea Doria” e il meccanismo per evitare le tasse

La figura criminale dell’uomo era emersa nell’ambito dell’operazione “Andrea Doria” (un troncone dell’inchiesta “Petrolmafie Spa”), eseguita dalla Guardia di Finanza a contrasto dell’infiltrazione della ‘ndrangheta nell’economia legale, che avrebbe permesso di scoprire l’esistenza di una struttura organizzata, attiva nel commercio di prodotti petroliferi, dotata di un meccanismo ben collaudato con lo scopo principale di evadere le imposte, in modo fraudolento e sistematico, attraverso l’emissione e l’improprio utilizzo delle cosiddette “dichiarazioni di intento”. In particolare, sotto la direzione strategica di un commercialista campano e con la comprovata compiacenza di soggetti esercenti depositi fiscali e commerciali ubicati in Calabria e Puglia, le organizzazioni criminali avrebbero realizzato il controllo dell’intera filiera della distribuzione del prodotto petrolifero, dal deposito fiscale ai distributori stradali.

Il rinvio a giudizio e il legame con il clan Labate

In tale ambito, l’imprenditore è stato rinviato a giudizio per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro il patrimonio, nonché per il reato di trasferimento fraudolento di valori aggravato dalla finalità di agevolare l’attività della ‘ndrangheta ed in particolare della cosca Labate, attiva a Reggio Calabria. In relazione all’attività di cui sopra, la locale Direzione Distrettuale Antimafia, valorizzando le funzioni proprie della Guardia di Finanza nella prevenzione e contrasto ad ogni forma di infiltrazione della criminalità nel tessuto economico del Paese e di aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati, delegava il Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata a svolgere apposita indagine a carattere economico/patrimoniale finalizzata all’applicazione, nei confronti del citato imprenditore, di misure di prevenzione patrimoniali. Al riguardo, l’attività di indagine è stata indirizzata alla ricostruzione delle acquisizioni patrimoniali effettuate dall’anno 2000 all’anno 2020, verificando – attraverso una complessa e articolata attività di accertamento e riscontro documentale – il patrimonio nella disponibilità del medesimo, direttamente o indirettamente, il cui valore, secondo gli inquirenti, risultava essere decisamente sproporzionato rispetto alla capacità reddituale dell’imprenditore.

Sequestrati anche due milioni in contanti in due valigie

La sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto l’applicazione della misura di prevenzione del sequestro del patrimonio riconducibile all’uomo nonché al rispettivo nucleo familiare – per un valore complessivo stimato in circa 3,5 milioni di euro – costituito dall’intero compendio aziendale di 3 società di capitali, quote di un’ulteriore società, un fabbricato, due terreni, beni mobili, rapporti bancari e finanziari e relative disponibilità.
Peraltro, nell’ambito del sequestro figura denaro contante per 2.101.580,00 euro, rinvenuto dai finanzieri, suddiviso in mazzette cautelate con del cellophane e occultato in due valigie nascoste in un garage nella disponibilità dell’imprenditore medesimo.

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