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Politiche 2022

Ipoteche romane sulle candidature in Calabria: si profilano molti “paracadutati”

Nel Pd base in subbuglio e il “nodo Stumpo” agita i big. Tensioni anche nel M5S. In FdI l’ipotesi Antoniozzi, e Salvini potrebbe “punire” i rissosi leghisti calabri

Pubblicato il: 08/08/2022 – 19:42
Ipoteche romane sulle candidature in Calabria: si profilano molti “paracadutati”

CATANZARO In origine fu Daniela Mazzucconi, all’epoca carneade del Pd, imposta (ed eletta) in e alla Calabria nel 2008, poi ne sono arrivati tanti altri, a sinistra come a destra: molti ricordano – giusto per fare un nome – il “mitico” Domenico Scilipoti nelle liste regionali dell’allora Pdl.
Lo schema dei “catapultati” o “paracadutati” nella nostra regione rischia di ripetersi anche per queste Politiche, anzi rischia addirittura di ampliarsi a dismisura. Le ipoteche dei partiti nazionali si percepiscono sempre di più nei corridoi della politica regionale, e quasi dappertutto spuntano focolai di tensione e a volte di aperto dissenso.
Accordi nazionali, diktat delle segreterie, necessità di garantire un seggio a chi oggi lo vede traballare a causa del taglio secco del numero dei parlamentari: sono tutti ingredienti che potrebbero fare ancora una volta della Calabria terra di conquista, o almeno terra di parcheggio di candidati extra calabresi o calabresi ma particolarmente graditi ai leader nazionali.

Il “nodo Stumpo” nel Pd e la rivolta della base dem

Il tema si starebbe riproponendo soprattutto nel campo del Pd. Il caos-pasticcio nazionale del leader del Nazareno Enrico Letta – con lo strappo di “Azione” di Carlo Calenda, dopo l’accordo con i cespugli di sinistra e con l’indefinibile “Impegno Civico” di Di Maio, la prevedibile e dannosa nascita di un terzo polo centrista con Matteo Renzi, le distanze comunque siderali (anche se secondo moli analisti non ancora incolmabili) con il Movimento 5 Stelle – è il segno di un pericolo indebolimento complessivo delle velleità dei democrat, che si sono poi incartati in una serie di patti che rischiano di alimentare la già sconfinata confusione.
Il quadro si potrebbe riversare anche in Calabria, che ad esempio potrebbe sperimentare l’intesa tra Pd e Leu nel nome di Nico Stumpo, deputato crotonese uscente vicino al ministro della Salute Roberto Speranza: i bene informati sostengono che Stumpo, in virtù di alchimie romane, potrebbe essere candidato in una postazione utile nella lista Pd in un collegio proporzionale in Calabria, e questo in un colpo solo avrebbe sollevato un bel problemone in casa dem, mettendo in ambasce tanti papabili, soprattutto come il segretario Nicola Irto, l’ex assessore e consigliere regionale Carlo Guccione e la deputata uscente Enza Bruno Bossio.
E le propaggini nazionali non si limiterebbe a questo: sempre fonti accreditate riferiscono che in Calabria potrebbero trovare approdo due innesti, peraltro originari della Calabria, come il docente della Sapienza Gianluca Passarelli, sponsorizzato dallo stesso Letta, nel collegio tirrenico cosentino della Camera, ed Eugenio Marino, sponsorizzato da Giuseppe Provenzano, nel collegio Crotone-Sibaritide. In più molti malignano su una possibile sponsorship dello stesso Provenzano per la portavoce nazionale delle Sardine, la catanzarese Jasmine Cristallo.
E ancora sempre in tanti, nella “pancia” dei democrat calabresi, paventa l’ipotesi di un Pd costretto ad “accontentare” pure Gigi Di Maio lasciando all’ex leader M5S qualche postazione utile (a esempio, per la sottosegretaria uscente Dalila Nesci) nella regione. Non è un caso se dai territori come Catanzaro, Cosenza e – a quanto pare in queste ore – anche Reggio le federazioni del Pd stiano lanciando accorati appelli al Nazareno per scongiurare “papi stranieri” che non avrebbero alcun appeal e allontanerebbero ancora di più militanti e dirigenti faticosamente ripescati con i congressi.

Volano stracci nel Movimento 5 Stelle

Ma anche nel Movimento 5 Stelle si segnalano parecchie fibrillazioni. Secondo quanto filtra da ambienti pentastellati, molte tensioni si sarebbero scaricate sulle “parlamentarie” per raccogliere le autocandidature alle Politiche, perché nemmeno il M5S sfuggirebbe alla logica dei “catapultati”: la logica che – dicono fonti qualificate – potrebbe indurre Giuseppe Conte a lanciare in Calabria, blindandola nel proporzionale della Camera, Vittoria Baldino, parlamentare uscente eletta a Roma nel 2018 ma originaria della Sibaritide.
L’ipotesi ha animato un duro scontro social tra uno dei portavoce calabresi uscenti, il senatore Giuseppe Auddino, e la stessa Baldino: in un post pubblicato su facebook ieri Auddino avrebbe scritto che «la Calabria non è terra di conquista, il Sud non ha bisogno di Papi stranieri, di calabresi disponibili a candidarsi ne abbiamo a sufficienza tra attivisti e parlamentari uscenti» e di rimando la Baldino specificare «mi spiace che tu non abbia avuto l’accortezza di confrontarti con me personalmente prima di scrivere questo post, se l’avessi fatto avresti saputo che io non sono un “papa straniero” e che io, come e quanto te, sono una figlia di questa terra, sono nata e cresciuta in Calabria, in un piccolo paese della provincia di Cosenza… La Calabria è casa mia, la sento ancora casa mia». Insomma, volano stracci a 5 Stelle.

In FdI l’ipotesi Antoniozzi, e quella battuta di Salvini…

Ma nemmeno nel centrodestra le cose vanno così lisce. A quanto risulta, non dovrebbe avere problemi di interferenze romane Forza Italia: il leader assoluto Silvio Berlusconi si candiderà capolista al Senato in più regioni ma tra queste non risulterebbe la Calabria, e del resto la presenza al tavolo nazionale dei collegi del centrodestra del governatore Roberto Occhiuto sarebbe la migliore garanzia di non avere candidati calati dalla Capitale (o meglio da Arcore).
Diverse invece sarebbero le situazioni di Fratelli d’Italia e Lega, anche se a differenza del Pd la disciplina di partito e la forza delle leadership nei fratellisti e nel Carroccio alla fine soffocano plateali rimostranze e code polemiche. Invece, alcuni organi di informazione hanno scritto che in Calabria Giorgia Meloni potrebbe candidare, come capolista in una dei due proporzionali, Alfredo Antoniozzi, figlio del Dario che nella regione e a Cosenza in tantissimi ricordano negli anni ruggenti della Dc: Alfredo Antoniozzi, definito vicinissimo alla Meloni, sarebbe uno dei nomi che la leader potrebbe piazzare nelle varie regioni in modo da garantirsi l’elezione di parlamentari particolarmente fidati.
Dai vertici calabresi di FdI si fa presente che si tratta di «ricostruzioni al momento fantasiose, fin quando non ci sarà la chiarezza nella distribuzione degli uninominali certi ragionamenti sono puramente accademici, poi ovviamente mai dire mai…», ma intanto l’indiscrezione corre.
Poi, c’è il capitolo Lega, con tanto di faide interne tra i big: nella sua ultima tappa a Catanzaro Salvini ha specificato che i candidati li sceglieranno i calabresi ma poi ha detto che gli piacerebbe essere ricandidato in Calabria come nel 2018, e in realtà questa esternazione sarebbe più di una “boutade” lanciata lì a mo’ di slogan. Del resto, Salvini avrebbe toccato con mano il verminaio calabro e la sua nuova “calata” quale capolista nella nostra regione potrebbe essere anche un messaggio punitivo indirizzato a un gruppo dirigente leghista rissoso e spesso inconcludente. (a. c.)

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