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L’arrivo a Lampedusa e la nuova vita in Calabria. Mariam Fofana: «I love Cerchiara» – VIDEO

La donna africana ospite del centro Sai del piccolo borgo sul Pollino. «Studio e partecipo ad un tirocinio formativo». «Ora sono felice»

Pubblicato il: 04/09/2022 – 7:07
di Fabio Benincasa
L’arrivo a Lampedusa e la nuova vita in Calabria. Mariam Fofana: «I love Cerchiara» – VIDEO

COSENZA Un’accoglienza meno assistenziale e volta all’integrazione. Si chiama Sai ed è l’acronimo di “Sistema di accoglienza e integrazione”: il programma, introdotto con la riforma del 2020, che ha mandato in pensione il Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati e lo Sprar. Al Sai accedono i richiedenti asilo, i titolari di protezione ai quali viene fornita assistenza materiale, legale, sanitaria e linguistica e una serie di servizi di secondo livello come l’orientamento lavorativo. La gestione del Sai, a differenza della prima accoglienza, è assegnata direttamente dal ministero dell’interno all’Associazione nazionale dei comuni italiani. Sono gli enti locali, dunque, che volontariamente attivano e realizzano progetti di accoglienza e integrazione. In Calabria, sono molti gli Enti attivi. A Cerchiara, piccolo borgo di duemila anime nel cuore del Pollino, risiedono attualmente 29 nuclei monoparentali: donne e bambini giunti in Italia, stipati in uno dei tanti barconi salpati dall’Africa.

«I love Cerchiara»

Mariam Fofana non ha nessuna intenzione di tornare in Africa. «A Cerchiara sto benissimo, sono arrivata due anni fa e qui mi sento a casa», confessa ai nostri microfoni. Originaria del Gambia è arrivata in Italia, al porto di Lampedusa, a bordo di una nave. E’ stata accolta nel centro di accoglienza di Cerchiara insieme ad altri 28 connazionali. «Mi piace molto vivere in Calabria, mi sono integrata bene. Ho lasciato la mia famiglia in Africa e dico sempre a loro che sto bene, Cerchiara mi ha dato un posto dove vivere e amo questa città». Mariam sorride felice, parla poco l’italiano ma sta studiando. «Frequento i corsi di italiano, vado a scuola e sono in attesa di completare un tirocinio formativo». Sì, perché il sistema Sai non solo favorisce la corretta integrazione, ma prova a garantire un futuro a chi spesso è costretto a tener chiuso in un cassetto i propri sogni. A confermarlo è uno dei referenti del centro Sai di Cerchiara, Giuseppe Santagada. «Ospitiamo donne e nuclei monoparentali: mamma più bimbo. La maggior parte di loro arriva dall’Africa, da Gambia, Camerun e Nigeria», confessa al Corriere della Calabria. «Provengono da situazione difficili. Accogliamo richiedenti asilo e rifugiati politici». Gli ospiti del centro hanno a disposizione un insegnante di italiano, una psicologa, una mediatrice culturale e tutta una serie di professionisti pronti a coinvolgerli in corsi di formazione «per favorire il loro inserimento nel mondo lavorativo e abitativo». Tutto questo è reso possibile dall’impegno dell’amministrazione di Cerchiara e da quello profuso dalle tante anime che dirigono il centro Sai. «Riceviamo feedback positivi, partecipiamo a tutti gli eventi organizzati per favorire l’inclusione sociale dei nostri ospiti».

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