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«Il nuovo edificio della Procura di Catanzaro ed il giusto merito che si deve riconoscere al dottor Gratteri»

«Anche se non sono un importante politico e avvocato ne’ un opinionista, sedicente intellettuale a tempo pieno, ma “soltanto” (ce van sans dire) un modesto avvocato di provincia, mi permetto somme…

Pubblicato il: 14/09/2022 – 9:43
di Nunzio Raimondi*
«Il nuovo edificio della Procura di Catanzaro ed il giusto merito che si deve riconoscere al dottor Gratteri»

«Anche se non sono un importante politico e avvocato ne’ un opinionista, sedicente intellettuale a tempo pieno, ma “soltanto” (ce van sans dire) un modesto avvocato di provincia, mi permetto sommessamente d’intervenire sul tema, tornato alla ribalta mediatica in questi giorni, della ristrutturazione del convento quattrocentesco adibito ad Uffici della Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Catanzaro.
La notizia è stata diffusa con larga eco e, questa volta, a mio avviso, giustamente.
E già, perché di questo splendido edificio per una decina d’anni i catanzaresi si erano purtroppo completamente dimenticati, mentre la politica, ora sonnecchiante ora litigante, è apparsa del tutto inconcludente, non riuscendo a trovare il modo per risolvere le mille beghe burocratiche che impedivano un restauro celere ed un uso appropriato dello prestigioso edificio.
Salvo poi discettare, piuttosto indispettita, sull’iniziativa di un uomo venuto da fuori, di offrire un’opportunità a noi catanzaresi di veder ritornare a nuova vita uno dei nostri monumenti. E già monumenti, perché, l’utilizzo a pubblici uffici di questo ex convento, consente a tutta la comunità di riappropriarsi della propria storia in una dimensione dinamica, accendendo nei cittadini la fierezza delle proprie origini.
E per questo credo che a quell’uomo venuto da fuori, dobbiamo essere grati.
Ed anche i finanziamenti pubblici, che stentavano ad arrivare, mentre, più o meno sotterraneamente, alcuni imprenditori si affannavano per accaparrarsi la realizzazione dell’opera, sono stati prontamente reperiti e gestititi nel rispetto assoluto della legalità e senza “preferenze”.
Si è trattato di un impegno non scontato per chi, solitamente, si lagna di strutture inadeguate, reclama uomini e mezzi, senza farsi carico di reperirli per migliorare complessivamente l’attività d’istituto.
Ecco, in tale contesto, è intervenuto il piglio acceso del procuratore Gratteri, il quale, forte della posizione rivestita, ha potuto e voluto mettere intorno ad un tavolo le diverse istituzioni interessate ed ha potuto postulare ed ottenere il maxi finanziamento necessario per avviare il restauro del prestigioso edificio.
Chi mi conosce sa che, ordinariamente, non mi attardo in complimenti e non abuso della tribuna soltanto per soddisfare un ego megalitico o peggio per “stare a galla”.
Naturalmente ho molti altri difetti, ma non questi.
E quindi, dopo aver visitato l’edificio, ho sentito il dovere, come cittadino catanzarese, di plaudire all’intervento di restauro e, nel contempo, a chi ha promosso e, con determinazione, perseguito l’obiettivo di restituire questo importante immobile alla città, allocandovi peraltro un Ufficio giudiziario molto importante per tutta la comunità e l’intero distretto della nobile Corte di Appello di Catanzaro.
È questa una delle rare occasioni in cui apprezzo il legittimo orgoglio del procuratore Gratteri di ascrivere al proprio merito questo importante risultato.
Molto meno apprezzo, com’è noto, il “fastidio” con il quale, ancora di recente, egli si è visto costretto a definire, nel corso di una conferenza stampa, ”presunti innocenti” gli ultimi numerosi cautelati dell’operazione “Sistema”. Ma questo è un altro argomento del quale parlerò a breve, esprimendo, come sempre liberamente, le mie idee da avvocato indipendente, impegnato quotidianamente sulla trincea della tutela dei diritti dei cittadini.
Un ultimo pensiero, però, voglio dedicarlo a questo aspetto del servizio alla comunità che viene da chi non è direttamente impegnato in politica. E lo faccio per dire che si può far molto anche da chi non ha la responsabilità diretta di prendersi cura del bene comune.
Si può fare tanto, senza salire in cattedra a dire agli altri ciò che devono o non devono fare, ma, facendo meno chiacchiere ed atteggiandosi meno a “guru”, peraltro all’evidenza partigiano, del corso della politica, rimboccandosi le maniche e cercando di vivere il proprio ruolo come servizio, non soltanto nello specifico del lavoro che si è chiamati a svolgere, ma dando una mano per potenziare e moltiplicare le risorse a disposizione per compierlo.
Il lavoro di Gratteri, in questa specifica vicenda, insegna, infatti, anche a molti politici, cosa significa fare, costruire, operare, piuttosto che parlare, predicare.
Ho pensato, peraltro, che, se i vertici degli uffici pubblici, fossero in maggior misura animati dal desiderio di fare del loro meglio per lasciare i loro uffici in condizioni migliori e più efficienti rispetto a quando ne hanno assunto la direzione, la collettività sentirebbe più forte il senso dell’appartenenza ad uno Stato meno apparato e più comunità».

*Avvocato

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