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Alzheimer, Bruni: «Dobbiamo combattere contro i pregiudizi che circondano questa malattia»

Settembre è il mese dedicato all’Alzheimer. «In Calabria oltre 30mila i pazienti conclamati»

Pubblicato il: 19/09/2022 – 11:13
Alzheimer, Bruni: «Dobbiamo combattere contro i pregiudizi che circondano questa malattia»

«Il 21 Settembre è la giornata Mondiale della malattia di Alzheimer, una campagna urbi et orbi, nata nel 2012, pensata perché ci sia sempre maggiore consapevolezza su questa malattia. Tuttavia la quantità di iniziative intraprese dalle associazioni dei familiari e dalle società scientifiche hanno trasformato tutto il mese di settembre nel “Mese della malattia di Alzheimer”. Necessità assoluta combattere i pregiudizi e lo stigma che la circondano attraverso l’informazione sui temi specifici, sulle risorse sociali e sanitarie offerte dal territorio e sulla maniera più indicata per affrontare questa patologia, sulla possibilità di prevenirla». Lo scrive in una nota Amalia Bruni, vicepresidente Commissione Sanità del Consiglio Regionale.

«Numeri impressionanti»

«I numeri sono impressionanti, – spiega Bruni – nelle persone che hanno superato i 65 anni la prevalenza delle demenze è circa il 7% mentre negli 80enni raggiunge il 30% circa. Uno studio dell’Institute of Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington pubblicata sulla rivista Lancet, ultimamente, stima che in Italia ci siano attualmente 1.487.368 persone con demenza, un numero, purtroppo, destinato ad aumentare del 56% entro il 2050, quando le persone colpite saranno oltre duemilonitrecentomila e forse anche di più e oltre trenta milioni nel mondo. Parliamo di numeri impressionanti e che, secondo molti ricercatori, potrebbero addirittura essere sottostimati. E in questi numeri non sono incluse le forme giovanili, spesso genetiche, che nella nostra terra falcidiano intere collettività, o ancora coloro che hanno pochi sintomi e non sono stati ancora  diagnosticati. In Calabria oltre 30.000 i pazienti conclamati, e altri 30.000 stanno iniziando. Un esercito silenzioso costituito dai pazienti e dai loro caregiver, spesso non attenzionato nei molteplici bisogni sanitari e sociali. Ma è evidente che nessun sistema sanitario, per quanto evoluto, possa esser in grado di prendersi carico di questi numeri. Bisogna ragionare in termini più ampi, di collettività ed è per questo che da molti anni ormai si moltiplicano le “comunità amiche della demenza”, città o quartieri o borghi, informati, attenti ai bisogni dei loro concittadini affetti e che hanno cancellato attraverso la conoscenza della malattia lo stigma così fornendo aiuto sia alle persone con demenza che ai loro familiari. I caregiver familiari sono coloro che più di tutti sono drammaticamente colpiti da queste malattie. Spesso soli, anzi sole, donne per la stragrande maggioranza, che rinunciano al lavoro per poter assistere il familiare, annullandosi, in una solitudine dolorosa impossibile da gestire senza conseguenze. Lo abbiamo visto nel terribile periodo del lockdown, da soli fronteggiare il gravissimo peggioramento che hanno subìto i familiari ammalati per non essere più riusciti a compiere quelle piccole (ma importantissime per loro) attività sociali che conferivano il senso del vivere. La passeggiata quotidiana, la partecipazione alla messa o ai Caffè Alzheimer, strumenti straordinari di sostegno per pazienti e familiari. Il tema guida scelto per questo XI Mese Mondiale Alzheimer è “Conosci la demenza, conosci l’Alzheimer” e naturalmente intende sottolineare l’importanza di diffondere la conoscenza della malattia, facendo attenzione al trattamento post-diagnostico e al supporto per tutti quelli che vivono con grandissime difficoltà la condizione della demenza e che hanno necessità di aiuti concreti. L’Italia, pur avendo il Piano Nazionale Demenza dal 2014, ha stanziato i primi, molto esigui fondi solo nel 2021».

«In Italia c’è disparità»

Secondo la consigliera regionale «c’è ancora tantissimo da fare. Nel nostro Paese, ad esempio, c’è disparità, a volte anche enorme, tra i servizi offerti tra le regioni ed è compito della politica sanitaria porre rimedio riducendo ed eliminando le distanze. Occorre accelerare e lavorare per la creazione di un piano demenza regionale, riconoscendo intanto autonomia operativa ai centri per il deterioramento cognitivo e per le demenze (CDCD) dotandoli delle pluriprofessionalità mediche e socio-sanitarie indispensabili per farli funzionare e dei finanziamenti adeguati per renderli operativi.  Le problematiche sanitarie (diagnosi, interventi terapeutici e assistenziali)  vanno adattatate alle varie fasi di malattia e dunque necessitano di integrazione tra servizi territoriali, la medicina generale, la specialistica, l’assistenza domiciliare, i servizi di prossimità e altrettanto, e strettamente connessi, interventi di natura sociale. L’obiettivo è, e deve essere,  quello della migliore qualità di vita possibile per quella persona e per la sua famiglia in “quelle date condizioni”».

«In Calabria problema ancora più grave»

«In Calabria, – spiega Bruni – come del resto per tutta la Sanità regionale, il problema è ancora più grave e abbiamo bisogno dell’impegno di ognuno di noi, cittadini, familiari, operatori sanitari, caregiver e naturalmente la politica e le Istituzioni. Avremo bisogno di investimenti mirati insieme a un lavoro durissimo che dovremo fare tenendoci per mano e andando tutti nella stessa direzione. Ma un altro aspetto fondamentale e su cui le organizzazioni sanitarie possono e devono lavorare e che responsabilizza tutti i cittadini riguarda la prevenzione. Nel 2017, con il Piano Globale di azione sulla Lotta alla Demenza, i 194 stati membri dell’Organizzazione Mondiale sulla Sanità hanno preso l’impegno di mettere in campo misure idonee a raggiungere precisi obiettivi per ridurre il rischio oltre che per il supporto a familiari e a caregiver. Purtroppo, dopo cinque anni, solo 37 Paesi hanno mantenuto la promessa. Ma i dati della scienza oggi hanno grande concretezza. Mantenere stili di vita sani (corretta alimentazione, cammino quotidiano, mantenimento dell’interazione sociale, abbattimento dei fattori di rischio cardio-cerebro-vascolari) riduce la probabilità di sviluppare demenza del 25 % che in soldoni sono milioni di casi in meno…. Un lavoro recentissimo, condotto su migliaia di persone che quotidianamente camminano 5 km al giorno,   seguite per oltre tre anni,  ha visto una riduzione addirittura del 50% della numerosità di casi attesa. Dunque al di là di tutto, impegniamoci personalmente, mettiamoci le scarpette e via! La Maratona Alzheimer è una occasione straordinaria per cominciare e soprattutto socializzare. Un assaggio a Lamezia Terme il 21 settembre alle 18.30!”».

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