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Un presente di amarezze, un futuro di incertezze: il Pd calabro e l’eterna condanna a navigare nei marosi

Nella prossima settimana assemblee e direzioni territoriali sul voto, dopo la metà di ottobre uno step regionale. Ma già si percepiscono i “venti” congressuali

Pubblicato il: 07/10/2022 – 19:14
Un presente di amarezze, un futuro di incertezze: il Pd calabro e l’eterna condanna a navigare nei marosi

CATANZARO Un presente di amarezze, un future di incertezze. Eternamente condannato a navigare nei marosi, il Pd della Calabria si affaccia su una nuova stagione politica cadenzando il percorso di rigenerazione avviato dopo il lungo commissariamento tra tanti ostacoli e tante incognite. L’oggi è un saldo elettorale non positivo, in linea con il trend nazionale, in Calabria poi ulteriormente zavorrato dal boom a sinistra del Movimento 5 Stelle, il domani è una prevedibile e dolorosa rifondazione degli assetti del Nazareno che rischia di interferire con la risalita avviata in primavera con la leadership regionale di Nicola Irto.

Verso le assemblee territoriali

È stato lo stesso Irto, nel primo commento post Politiche, a delineare la road map autunnale del partito in Calabria, e infatti nella prossima settimana, dopo l'”apripista” Crotone, ci saranno le prime assemblee-direzioni provinciali democrat dedicate all’analisi del voto e della situazione politica (Vibo e a Catanzaro in primis), mentre il “parlamentino” regionale dovrebbe tenersi tra due settimane. Sul tavolo del confronto l’esito delle elezioni, che sono state un bottino molto magro: due parlamentari eletti nei listini (rispetto ai tre di cinque anni fa), lo stesso Irto e Nico Stumpo, quest’ultimo peraltro in quota Articolo 1, con l’uscente Enza Bruno Bossio fuori per i perversi meccanismi dei resti, e una percentuale oscillante al 15% inferiore a quella già poco lusinghiera riportata dai democrat a livello nazionale. Nel corpaccione del partito c’è parecchia disillusione: in tanti lamentano una mancanza di coraggio e di vero rinnovamento del partito, a Roma come in Calabria, nella scelta delle candidature e nell’impostazione programmatica. In più si dice che la componente femminile del Pd calabrese stia alzando parecchio la voce reclamando spazi più ampi e più incisivi.

I “venti” congressuali

Ovviamente non sono in discussione né la linea né la leadership instaurate dopo la fine del commissariamento, ma la ricostruzione avviata dalla segreteria Irto e supportata dalla celebrazione dei primi congressi dopo anni di compartimenti stagni ora potrebbe avere il vento in faccia. E potrebbero pesare fortemente anche le tossine che inevitabilmente anche su territori, saranno sprigionate dalle dinamiche legate al congresso nazionale. L’impressione è che nella partita del Nazareno il Pd calabrese rischi di recitare un ruolo – al solito – da comprimario. Già nella direzione nazionale di ieri il tema lanciato dallo stesso Irto e da molti dirigenti del gruppo dirigente calabro – la questione Mezzogiorno e Calabria da porre tra le priorità – non è stato accennato se non timidamente e in modo disorganico e comunque del tutto insufficiente. Inoltre il male storico del Pd, la balcanizzazione e il correntismo, continua a offuscare i ragionamenti e a innervosire il dibattito interno. Dopo la caduta di Letta, i capicorrente classici – i vari Andrea Orlando, Giuseppe Provenzano, Dario Franceschini, Francesco Boccia, Lorenzo Giuerini (quest’ultimo leader di quella Base Riformista da cui peraltro da tempo si sarebbe allontanato lo stesso Irto) – sembrano essersi acquattati, in attesa degli eventi e del profilarsi delle candidature alla segreteria, finora tutte con un profilo poco meridionale né tantomeno calabrese (in lizza potrebbero esserci il governatore emiliano Stefano Bonaccini, la sua vice e astro nascente della sinistra Elly Schlein, il sindaco di Firenze Dario Nardella, l’ex ministra Paola De Micheli). In più resta ancora del tutto irrisolto il nodo delle alleanze, perché c’è chi spinge per riabbracciare il Movimento 5 Stelle chi invece spinge verso il terzo polo Renzi-Calenda: anche questo nodo sarà chiarito solo al momento della definizione delle candidature alla segreteria. E poi, una volta che il campo dei pretendenti successori di Letta sarà definito, è prevedibile una corsa al (ri)posizionamento dei vari colonnelli del Pd e quindi un ulteriore frullatore degli equilibri, anche in Calabria. Sul piano delle correnti, al momento, è tutto indecifrabile, anche a livello regionale, anche perché in realtà una vera e propria corrente Letta in Calabria non c’era: dunque le posizioni sono quelle che più o meno si sono delineate nelle ultime settimane. Ma quello che in tanti temono è un loro ritorno di fiamma quando si stringerà per la segreteria nazionale, quando cioè il percorso congressuale dovrebbe avere il suo apice, febbraio-marzo. Una primavera calda, dopo il freddo autunno e il gelido inverno. (a. c.)

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