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Calabria tra le regioni con più alto tasso di natalità. Spicca anche per mortalità infantile

La media regionale è 7,1 nati per mille donne fertili. In Italia è al 6,8. Mortalità al 39,53 contro il 28,79 del resto del Paese

Pubblicato il: 09/10/2022 – 9:48
Calabria tra le regioni con più alto tasso di natalità. Spicca anche per mortalità infantile

CATANZARO Le donne Italiane partoriscono dopo i 30 anni, in media a 33, e continua l’eccessivo ricorso al taglio cesareo anche se si registrano segni di rallentamento. Esclusi i parti cesarei, ora quasi tutti i papa’ (il 95,4%) assistono alla nascita. È il quadro che arriva dal report annuale del Ministero della Salute sul Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP), relativo al 2021 in 364 punti nascita. L’88% delle donne preferisce le strutture pubbliche e il 62,8% delle nascite si svolge in strutture con alti volumi di attività, sopra i 1000parti annui. In 2,9 gravidanze ogni 100, le donne hanno fatto ricorso alla fecondazione assistita.

I dati calabresi

E la Calabria risulta tra le regioni con un tasso maggiore di natalità rispetto alla media nazionale. Se il dato nazionale indica la media del 6,8 nati per mille donne in età fertile, in Calabria la media sale al 7,1. Così come la regione è tra quelle presentano un tasso alto di mortalità infantile: 39,53 rispetto alla media di 28,79.
L’altro aspetto che caratterizza la regione è la presenza di un elemento familiare al momento della nascita. In Calabria si registra in minor numero di papà in sala parto: 59,48%. In media in Italia quel tasso sale al 95,39%. Al momento della nascita le mamme preferiscono avere al loro fianco altri familiari, presumibilmente le loro madri. Un aspetto certificato dai dati: oltre 4 mamme su dieci hanno accanto a se mamme, sorelle o altri familiari. In Italia questo dato si riduce ad appena 3,43%.

I dati regionali


Il tasso di natalità varia da 5,2 nati per mille donne in età fertile in Sardegna a 9,7 nella Provincia Autonoma di Bolzano rispetto ad una media nazionale del 6,8. Le Regioni del Centro presentano tutte un tasso di natalità con valori inferiori alla media nazionale. Nelle Regioni del Sud, i tassi di natalità più elevati sono quelli di Campania, Calabria e Sicilia che presentano valori superiori alla media nazionale.
La fecondità è in leggera diminuzione rispetto agli anni precedenti: nel 2021 il numero medio di figli per donna è pari a 1,25 (rispetto a 1,46 del 2010).
I livelli più elevati di fecondità sono al Nord nelle Province Autonome di Trento e Bolzano e nel Mezzogiorno in Campania e Sicilia. Le regioni in assoluto meno prolifiche sono invece Sardegna e Molise.
Il tasso di mortalità infantile, che misura la mortalità nel primo anno di vita, è pari nel 2018 a 2,88 bambini ogni mille nati vivi. Negli ultimi 10 anni tale tasso ha continuato a diminuire su tutto il territorio italiano, anche se negli anni piu’ recenti si assiste ad un rallentamento di questo trend.
Permangono, inoltre, notevoli differenze territoriali. Il tasso di mortalità neonatale rappresenta la mortalità entro il primo mese di vita e contribuisce per oltre il 70% alla mortalità infantile. I decessi nel primo mese di vita sono dovuti principalmente alle condizioni della gravidanza e del parto o a malformazioni congenite del bambino.

Sempre più madri non italiane

Nel 2021, circa il 19,9% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana, un fenomeno è più diffuso nelle aree del Paese con maggiore presenza straniera, ovvero al Centro-Nord, dove piu’ del 26% dei parti avviene da madri non Italiane; in particolare, in Emilia Romagna, Liguria e Marche oltre il 30% delle nascite è riferito a madri straniere. Le aree geografiche di provenienza piu’ rappresentate, sono quella dell’Africa (28,0%) e dell’Unione Europea (21,4%).
Le madri di origine Asiatica e Sud Americana costituiscono rispettivamente il 19,0% ed l’8,7% delle madri straniere. Il 57,7% delle madri lavora, il 25,8% sono casalinghe ed il 16,5% sono disoccupate o in cerca di prima occupazione. Il 51,4% delle donne straniere sono casalinghe a fronte del 64,9% delle donne Italiane che hanno invece un’occupazione lavorativa.

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