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‘Ndrangheta, sequestrati beni per oltre 10 milioni ad esponente della cosca Grande Aracri

Operazione della Dia di Bologna. Il destinatario del provvedimento è stato arrestato nell’operazione ‘Aemilia’ ed è attualmente detenuto

Pubblicato il: 26/10/2022 – 7:27
‘Ndrangheta, sequestrati beni per oltre 10 milioni ad esponente della cosca Grande Aracri

REGGIO EMILIA La Direzione Investigativa Antimafia, articolazione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ha sequestrato in esecuzione di un provvedimento di prevenzione emesso d’urgenza dal locale Tribunale su proposta del Procuratore della Repubblica Distrettuale Antimafia di Bologna, beni mobili ed immobili e società, per un valore complessivo stimato in circa 10 milioni e mezzo di euro ad un esponente di rilievo di un sodalizio di matrice ‘ndranghetistica, attivo nei territori di Reggio Emilia, Parma, Modena e Piacenza e storicamente legato alla cosca Grande Aracri di Cutro (Crotone).Il soggetto, trasferitosi dal 1977 nel capoluogo emiliano dove ha compartecipazioni in imprese edili ed immobiliari, è stato arrestato nel gennaio 2015 nell’ambito dell’operazione ‘Aemilia’ unitamente ad altre 202 persone in quanto appartenente alla organizzazione criminale di matrice ‘ndranghetistica ed è attualmente detenuto.

I dettagli

La sua figura ha assunto particolare rilievo per il fondamentale ruolo di raccordo svolto tra la cosca mafiosa ed esponenti delle Istituzioni locali consentendo in tal modo il rafforzamento e l’espansione economica del sodalizio. Il decreto di sequestro ha interessato 57 immobili tra cui una villetta di pregio a Reggio Emilia, capannoni industriali e terreni situati in Emilia Romagna e Calabria, una società immobiliare, 5 mezzi commerciali e autovetture ed oltre 50 rapporti bancari accesi in numerosi istituto di credito. Il Tribunale già nel 2020 aveva disposto la misura della Sorveglianza Speciale per la durata di 5 anni da eseguirsi dopo l’espiazione della condanna di 10 anni ed 8 mesi comminati in via definitiva dalla sentenza della Corte di Appello di Bologna del 17 dicembre 2020, passata in giudicato il 7 maggio 2022.

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