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Imponimento, il piccolo lido incendiato perché «dava fastidio» al grande villaggio turistico di Pizzo

Ricostruiti in aula bunker gli affari dei fratelli Stillitani e i contrasti con la famiglia Marcello per la costruzione dell’attività: dai permessi negati dal Comune per la costruzione, alle strade…

Pubblicato il: 20/11/2022 – 14:44
di Giorgio Curcio
Imponimento, il piccolo lido incendiato perché «dava fastidio» al grande villaggio turistico di Pizzo

LAMEZIA TERME «Quello che è emerso dalle indagini è che più che altro Emanuele Stillitani si adoperava alle attività imprenditoriali di famiglia mentre Francescantonio Stillitani si occupava anche di politica tant’è che già nel ’93 veniva eletto sindaco del Comune di Pizzo. Sempre nella stessa amministrazione comunale di Pizzo ricopriva anche la carica di consigliere comunale, in quelle che erano le Giunte dei Sindaci Falcone, Giorgio Francesco e Nicotera Fernando. Oltre all’impegno politico in ambito comunale ci sono i riferimenti di Francescantonio Stillitani in ambito regionale tant’è che già nel 2001 era stato nominato assessore dei Trasporti alla Giunta dell’allora Presidente Chiaravalloti. Poi anche il 3 e il 4 aprile 2005 si era candidato alla Circoscrizione di Vibo Valentia, dove veniva successivamente eletto e nominato Vicepresidente del Consiglio Regionale». A parlare è ancora il maresciallo Antonio Micale del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della GdF di Catanzaro, ascoltato in aula nel corso del processo Imponimento di scena nell’aula bunker di Lamezia Terme. È lui, interrogato dal pm, a ricostruire fatti già noti e sviscerati nel corso delle ultime udienze del processo da alcuni collaboratori di giustizia.

Il business dei villaggi turistici

A cominciare dal quadro delle proprietà e delle società riconducibili ai fratelli Stillitani ovvero i due villaggi turistici, uno che ricade nella zona di Pizzo, il Napitia in località Difesa e che fa capo alla società “Garden Sud” e l’altro situato, invece, nel comprensorio del comune di Curinga, nella disponibilità della società “Golfo del Sole S.r.l.”. «Un’altra società che è stata attenzionata nel corso delle indagini – precisa Micale – sempre facente parte dello stesso gruppo, è la Plumeria S.r.l., a cui essenzialmente venivano affidati tutti i lavori di manutenzione del verde e non, relative ai villaggi turistici, principalmente il villaggio di Curinga, il Garden Resort». E su impulso delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra cui Michienzi, la GdF – spiega Micale – ha acquisito le risultanze di alcune indagini «svolte principalmente dalla Squadra Mobile della Polizia di Catanzaro. Si tratta di indagini che risalgono al periodo 2005–2006, quindi escono fuori dall’indagine vera e propria che abbiamo svolto».

L’incendio al lido Marcello

C’è però uno degli episodi più importanti ricostruiti nel corso della lunga inchiesta e che riguarda l’incendio di un lido di proprietà della famiglia Marcello,costruito «a Pizzo, proprio in prossimità del resort dei fratelli Stillitani, sulla spiaggia». Il riferimento è ai fratelli Michele Marcello, cl. ’47, Domenico Marcello cl. ‘73 ed Eleonora Francesca Marcello, cl. ’75, tutti e tre parte civile nel processo. La struttura turistica, un piccolo lido costruito proprio in località Difesa, sul mare, nei pressi del bivio dell’Angitola in direzione Lamezia Terme. Un lido che era stato realizzato tra la fine del 2004 e gli inizi del 2005. Poi, a maggio, poco dopo l’apertura era stato dato alle fiamme. La famiglia aveva ottenuto dal Comune di Pizzo la concessione demaniale. Ma, una serie di ostacoli burocratici, avevano poi rallentato il rilascio del permesso a costruire per la sua realizzazione. «La struttura poi effettivamente è stata realizzata – spiega Micale – è stata realizzata perché poi c’è stata una successione di sindaci al Comune di Pizzo e quindi alla fine gli viene rilasciata, tant’è che poi il lido viene costruito». «Ma poi poco dopo la sua realizzazione, siamo a maggio del 2005, è stato incendiato». 

Il lido dava fastidio al villaggio

Secondo la tesi del maresciallo Micale esposta in aula, dopo l’incendio che ha distrutto il lido, la signora Eleonora Marcello, che aveva sporto denuncia ai Carabinieri di Pizzo, non aveva riferito fatti che potessero ricondurre agli autori dei reati. Qualche anno dopo, invece, l’indagine verrà riaperta dopo che la famiglia si era rivolta alla Squadra Mobile della Polizia di Catanzaro perché intanto negli anni «avevano ricevuto una sorta di conferma su quelle che potevano essere delle circostanze utili a identificare gli autori del reato».  In buona sostanza l’attività investigativa svolta successivamente aveva preso spunto dalle nuove informazioni avute, conferme sui possibili responsabili di questo gesto criminoso. «Dicevano – spiega Micale – di aver ottenuto queste conferme da un incontro che era avvenuto con un avvocato della società “Club Med” che all’epoca gestiva il villaggio di Pizzo». Secondo quanto era emerso, infatti, la società Club Med «non voleva essere intralciata nel proprio operato, avendo una struttura turistica ricettiva su Pizzo. Di fatto mal tollerava che a pochi metri dalla spiaggia che era del resort potesse sorgere un lido che poteva richiamare anche i clienti del resort stesso oppure gente di fuori che si sarebbe recata al lido e avrebbe potuto dare fastidio agli occupanti del villaggio».

La nuova denuncia dei Marcello

Così la famiglia presenta una nuova denuncia dopo aver appreso con assoluta certezza che il loro lido aveva dato fastidio alla società che gestiva il resort di Pizzo. Poi spunta anche il responsabile. «La Squadra mobile di Catanzaro aveva effettuato il sopralluogo – ha spiegato in aula ancora Micale – insieme al collaboratore di giustizia Michienzi». Era stato lui, infatti, ad autoaccusarsi di essere l’autore dell’incendio del lido insieme a Vincenzino Fruci. All’epoca, ricorda ancora in aula Micale, erano state acquisite essenzialmente «una denuncia che Eleonora Marcello aveva depositato anche alla Prefettura di Catanzaro, per lamentare una serie di ingiustizie che erano state perpetrate nei suoi confronti e nei confronti della sua famiglia per quanto riguarda la realizzazione di questo lido». «Questo documento parla essenzialmente di cause ostative – spiega – che si erano presentate da parte dell’amministrazione comunale per il rilascio del permesso a costruire e riguardavano anche alcuni atti che erano stati compiuti da ignoti per non permettere la realizzazione del lido, cioè in altri termini venivano sbarrate le strade di accesso per raggiungere la spiaggia, quindi l’impresa che doveva costruire il lido non poteva raggiungerlo o venivano ostacolati con la creazione di dossi e di solchi sulla strada, mi riferisco alla strada che dalla pineta porta alla struttura». «Nei vari interventi, anche in Prefettura, – ha spiegato ancora Micale – vi era anche il fatto che secondo lei l’amministrazione comunale, proprio perché retta comunque da Francescantonio Stillitani, questo poteva essere uno dei motivi per cui questa concessione non gli veniva rilasciata».

I “fastidi” del lido ai villaggi più grandi

Ma non è tutto. Già perché durante la deposizione in aula bunker il maresciallo Micale parla anche degli atti acquisiti al Comune di Pizzo. Documentazione dalla quale, durante l’indagine, era emerso come la società “Club Med” che gestiva il lido di Pizzo avesse ostacolato in tutti i modi la costruzione del lido dei Marcello. «Questo anche in virtù, penso, – spiega Micale – di un pregresso dibattito che c’era stato sul rilascio della concessione demaniale che interessava anche i fratelli Stillitani. Loro in quella zona avevano il villaggio turistico e quindi sia per non avere dei vicini inopportuni, come potevano essere i Marcello, con la costruzione del loro lido, e sia per ampliare anche la loro attività verso la spiaggia». Al dibattito si erano aggiunti poi atti formali come la richiesta di chiarimenti avanzata da quello che all’epoca dei fatti, aprile 2014, era il direttore generale di Club Med, Giorgio Palmucci. «Una nota inviata al Comune di Pizzo con cui evidenziava un grave pregiudizio che era stato creato nei confronti della società Club Med per il rilascio dell’autorizzazione ai Marcello per la costruzione del lido, poi c’è sempre un documento, questa volta di aprile del 2005, indirizzato al Comune, al Sindaco del Comune di Pizzo con cui l’avvocato Francesco Rizzo, sempre per conto della società Club Med e Garden Sud, affermava che l’attività svolta dal Club Med arrivava fino a 200 mila presenze nel periodo della stagione estiva, e che quindi aveva avuto un danno all’immagine proprio perché era stato concesso di costruire alla ditta Marcello un lido nei pressi della spiaggia adiacente il villaggio turistico. Infine una diffida del 4 maggio 2005, con cui l’Avvocato Esposito, sempre in qualità di legale del Club Med, chiedeva la demolizione del lido Marcello». (redazione@corrierecal.it)

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