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l’intervista

L’influenza di Gioacchino da Fiore in un convegno ad Amsterdam. «Occasione per far conoscere la realtà calabrese agli olandesi»

Concluderà i lavori l’ambasciatore d’Italia nei Paesi Bassi, Giorgio Novello, conoscitore di Gioacchino e legato alla Calabria

Pubblicato il: 24/11/2022 – 9:49
di Emiliano Morrone
L’influenza di Gioacchino da Fiore in un convegno ad Amsterdam. «Occasione per far conoscere la realtà calabrese agli olandesi»

COSENZA Al pensiero e all’influenza di Gioacchino da Fiore nella cultura europea è dedicato un importante convegno che si svolgerà ad Amsterdam venerdì 25 novembre, alle ore 18,30 nella chiesa protestante Keizersgrachtkerk. L’iniziativa è organizzata dal Comites Olanda insieme all’Istituto italiano di cultura di Amsterdam, con il patrocinio del Comune di San Giovanni in Fiore e della Provincia di Cosenza. Concluderà i lavori l’ambasciatore d’Italia nei Paesi Bassi, Giorgio Novello, profondo conoscitore di Gioacchino e legato alla Calabria da un affetto «basato su una molteplicità di radici». Al Corriere della Calabria il diplomatico ha rilasciato una lunga e particolare intervista, raccontando del suo incontro folgorante con la figura dell’abate florense, dei suoi sentimenti per la nostra regione e della propria disponibilità rispetto «ad ulteriori iniziative calabresi».

Ambasciatore Novello, il prossimo 25 novembre lei concluderà i lavori di un importante convegno, in programma ad Amsterdam, sul pensiero di Gioacchino da Fiore e sull’influenza che esso ebbe nella cultura olandese. Qual è, al riguardo, il suo punto di vista?

«Sono molto orgoglioso di questo convegno, che è assolutamente originale ed innovativo. I Paesi Bassi sono una nazione di grande cultura, con una fitta rete di università ed un’attenzione particolare alla filosofia e dalla teologia. Mi colpisce molto il fatto che ogni anno in Olanda venga nominato un teologo di Stato (oggi lo è un frate di origine tedesca). La stessa divisione storica tra olandesi di religione cattolica ed olandesi di religione protestante ha costituito a mio parere un motivo ulteriore di approfondimento di tematiche proprie anche di Gioacchino. Ma questo convegno consentirà anche di far conoscere di più la realtà calabrese agli amici olandesi nel quadro di un forte rilancio delle relazioni bilaterali, in particolare nel settore economico e scientifico, ma sempre sulla scorta del nostro grande ruolo come vera potenza culturale».

Qual è, a suo avviso, il punto di contatto tra il profetismo gioachimita e la cultura dei Paesi Bassi?

«Direi la proiezione verso il futuro e il sostanziale ottimismo. I Paesi Bassi sono nati in un territorio di per sé infelice, una distesa di paludi aperte alla furia del mare, e col duro lavoro di secoli sono diventati uno dei Paesi più importanti d’Europa ed uno dei più influenti anche a livello internazionale. Questi risultati si ottengono solo con attenta pianificazione e incrollabile ottimismo; quell’ottimismo che ritrovo in Gioacchino e nelle sue “dimostrazioni” dell’avvento di un’età dello spirito, età ancora ancorata nella storia ma dove dovrebbero venire riconciliate le controversie e risolte le sofferenze dell’umanità».

Lei conosce da molto tempo Gioacchino da Fiore e la Calabria, per averli frequentati nelle sue letture, nei suoi viaggi, nella sua vita. Quali sono i suoi sentimenti nel parlarne?

 «Sono sentimenti di vero affetto. Mi rendo conto che la Calabria e la sua cultura costituiscono un filo che è stato costante in tutta la mia esistenza. Un affetto che, come credo tutti gli affetti solidi, coinvolge molteplici aspetti. Il punto culminante è stato probabilmente il mio lungo viaggio in bicicletta, con altri cinque ragazzi padovani, dalla nostra città di origine proprio a San Giovanni in Fiore: tre settimane e oltre 2000 chilometri di avventura e gioia pura, dormendo all’aperto o dove capitava e percorrendo tra 100 e 200 chilometri al giorno, spesso in salita. Ricordo la fatica di affrontare le rampe della Sila e finalmente l’arrivo a San Giovanni, meta simbolica e da noi così agognata. Ricordo le tante personalità calabresi incontrate nei miei studi appunto al liceo e più tardi all’università, da Pitagora di Samo a Tommaso Campanella, fino poi alla mia infatuazione letteraria per Corrado Alvaro».

L’Europa attraversa un periodo di grande difficoltà. Che senso può avere riportare nel nostro tempo la filosofia, la teologia della storia dell’abate Gioacchino e la sua spiritualità?

«Direi in due modi essenziali. In primo luogo, il suo ottimismo di fondo. La sua escatologia – con una dimostrazione “scientifica” che alle prime due età ne sarebbe succeduta una terza in cui i conflitti si sarebbero risolti ed appianati ed ogni uomo avrebbe avuto grandi possibilità di esprimersi veramente al meglio in una società ordinata – suona ancora oggi come un forte appello a guardare all’avvenire con fiducia, nonostante le difficoltà dell’ora presente. In secondo luogo, la terza età da lui indicata (come esegeta, non come profeta, come amava sostenere!) sarebbe stata un’età di libertà e non un’età di dominio della forma e della norma. Questo è un fortissimo appello a guardare alla sostanza, alla nostra interiorità, alla nostra ricchezza di esseri umani e non a quello che è meno importante, più superficiale e che fatalmente tende a dividerci».

Come incontrò l’opera e la figura di Gioacchino da Fiore?

«Al liceo, a 15 anni, sotto la guida di un mio straordinario professore al quale devo tanto anche per la mia scelta professionale: Federico Talami, straordinario esperto di Dante. Ricordo perfettamente la sua lezione quel lontanissimo giorno, credo del gennaio 1976, dedicata al canto 12º del paradiso, nel cielo del sole e cioè degli spiriti sapienti. Dante menziona una straordinaria quaterna di geni: Bonaventura da Bagnoregio, Tommaso d’Aquino, Rabano Mauro e appunto Gioacchino. Si tratta di pochissimi versi nei quali il sommo poeta mette assieme il più grande mistico del medioevo, il massimo pensatore cristiano razionalista, il maestro delle genti germaniche e appunto, per usare le sue parole, “Gioacchino di spirito profetico dotato”. Rimasi folgorato da quello che lessi sul metodo di Gioacchino: un’interpretazione comparata dei due alberi, il Vecchio e il Nuovo Testamento, per proiettare nel futuro un terzo albero, corrispondente all’età dello spirito. Questo sguardo d’aquila verso i secoli avvenire poteva facilmente incendiare la fantasia di un adolescente che stava elaborando e identificando le linee guida per il suo futuro, come ero io all’epoca. E questo accadde».

Come vede oggi la regione Calabria?  

«Più che a darle una risposta, mi limito a citarle tre episodi. Il primo. Recentemente abbiamo parlato di Calabria con mio fratello Sergio, presidente e amministratore delegato di Sonepar Italia, il maggior distributore italiano di materiale elettrico, con un giro d’affari di oltre un miliardo di Euro. Sergio mi ha raccontato della recente estensione di Sonepar alla Calabria con l’apertura di cinque nuovi punti vendita e del fatto che il tasso di crescita societario in quella regione è il più elevato di Italia. Insomma, in questa importante azienda italiana la Calabria costituisce un mercato oggetto di studio e di ammirazione. Il secondo. Spesso parlando di Calabria emerge il tema della criminalità organizzata. Ma oggi emerge in modo diverso rispetto al passato: l’Italia è sempre più apprezzata per quanto fa nella lotta alla criminalità organizzata. Quello che noi facciamo in Italia, ad esempio, è seguito con estremo interesse qui nei Paesi Bassi. Un mio caro amico, il deputato olandese Ulisse Ellian, si è recato per ben due volte in Calabria per studiare da noi lo svolgimento dei maxiprocessi e l’azione meritoria delle istituzioni nazionali e regionali appunto in questo settore. La stessa ministra della giustizia olandese, a sua volta recatasi in Italia per studiare le nostre procedure, ha dichiarato alla stampa che la lotta al crimine organizzato è la nuova “esportazione di eccellenza” del nostro Paese. Il terzo. Durante le celebrazioni della festa nazionale, tenutosi anche in Olanda il 2 giugno scorso, uno dei nostri apprezzati sponsor è stato l’Amaro del Capo, prodotto da una nota azienda calabrese. Potrei citare ancora il mio prossimo viaggio a Groningen tra qualche settimana per una splendida mostra di Versace oppure la mia presentazione all’Università di Delft delle minoranze linguistiche italiane con particolare attenzione al Grecanico calabrese. Potrei citare quanto ho esposto circa le piste ciclabili della Sila, la grande mostra sul futurismo italiano qui in corso nei Paesi Bassi, come noto avviato da Umberto Boccioni nato in Calabria, o anche un ragazzo calabrese che avevo conosciuto tanti anni fa ad un congresso nazionale con una voce splendida che poi è diventato il celebre baritono Demetrio Colaci. Potrei citare il mitico terzino Silvio Longobucco, altro calabrese che svolse un ruolo importantissimo per la conquista della prima coppa Uefa della Juventus (come noi vecchi juventini ben sappiamo). Ma per mancanza di spazio mi devo fermare qui. Come vede il mio affetto per la Calabria è basato su una molteplicità di radici!».

Vicepresidente del Comites Olanda è Monica Spadafora, originaria di San Giovanni in Fiore. Che effetto le ha fatto incontrare una cittadina calabrese per un evento culturale sull’abate Gioacchino e il Paese di cui lei è ambasciatore d’Italia? 

 «Al mio primo incontro con Monica le ho chiesto quale fosse la sua regione di origine e mi è stato naturale menzionarle il mio viaggio in bicicletta a San Giovanni in Fiore. Con meraviglia e con gioia ho scoperto le sue origini proprio a San Giovanni e sono venuto a conoscenza del suo impegno culturale proprio sulle tematiche di Gioacchino. L’idea di organizzare un evento proprio su Gioacchino è stata spontanea».

Come dovrebbe muoversi la Calabria per promuovere e valorizzare le proprie risorse di natura e cultura?

«Direi innanzitutto che la Calabria dovrebbe maturare una maggiore consapevolezza dei propri grandi punti di forza.  Ne ho menzionati alcuni, ma ce ne sono tantissimi altri. Basti pensare che il premio Nobel per la medicina Renato Dulbecco è nato a Catanzaro oppure che l’indimenticato presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro era di distinta famiglia calabrese; o che la musica pop italiana degli ultimi anni ha avuto tra i suoi protagonisti i calabresi Mino Reitano, Mia Martini e Loredana Bertè. Una sana consapevolezza della propria realtà significa rinnovare l’orgoglio delle proprie radici e poterlo quindi comunicare in modo costruttivo all’estero. In secondo luogo, rivolgendosi anche alla rete delle ambasciate e degli istituti italiani di cultura all’estero. Tra l’altro in molti di essi operano eccellenti miei colleghi di origine calabrese, tra i tanti diplomatici illustri di questa terra cito ad esempio Bruno Pasquino, oggi capo del cerimoniale diplomatico della Repubblica che ha organizzato in modo impeccabile la visita di stato del presidente della Repubblica nei Paesi Bassi, conclusasi con grande successo una decina di giorni fa. Tra le varie ambasciate, chiedo agli amici calabresi di ricordarsi in particolare di quella da me diretta e dell’Istituto di cultura di Amsterdam, dove opera con particolare incisività la direttrice Paola Cordone. Io e Paola siamo disponibili e fortemente interessati ad ulteriori iniziative calabresi».

Pensa di ritornare in Calabria, magari per un altro appuntamento culturale su Gioacchino da Fiore?

«Temo possa essere difficile per me: soffro di sclerosi multipla che mi rende problematici i movimenti, anche se proprio questo costituisce per me un formidabile stimolo a dare sempre tutto me stesso nella mia professione e al servizio dei miei ideali, compresa la promozione dell’inclusione e del rispetto delle persone con disabilità. Anzi, resto a disposizione nel caso si pensasse in regione a qualche iniziativa a questo riguardo specifico. Ma la Calabria resta sempre vicina al mio cuore e ne seguo con crescente interesse lo sviluppo. Anche per questo auspico che, se io trovo oggi difficoltà ad andare in Calabria, tanti amici calabresi vengano a trovarmi all’Aja!».

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