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l’inchiesta

Lo spaccio di droga a “gestione familiare” e i messaggi in codice: «dieci minuti» per un grammo di cocaina

È quanto emerge dall’inchiesta della Dda di Catanzaro che ha smantellato un gruppo di spaccio di droga attivo tra Girifalco, Amaroni e Borgia

Pubblicato il: 17/05/2024 – 12:05
di Giorgio Curcio
Lo spaccio di droga a “gestione familiare” e i messaggi in codice: «dieci minuti» per un grammo di cocaina

LAMEZIA TERME Una fitta rete di contatti – avviata almeno dal 2020 – finalizzata allo scambio di sostanze stupefacenti. È quanto era stato scoperto quasi 3 anni fa, cioè dopo l’arresto di Domenico Sestito (cl. ’86), alias “Mimmo u Svizzero”, avvenuto il 28 luglio del 2021, con l’accusa di «detenzione ai fini di spaccio» di poco più di 600 grammi di marijuana.
Gli inquirenti, analizzando il suo smartphone, erano riusciti a risalire ai nomi «presunti appartenenti alla rete» di spaccio. E tra i soggetti individuati c’è Rocco Omuncolo, a sua volta in stretti rapporti con Giuseppe Ziparo, entrambi finiti oggi in manette su ordine del gip del Tribunale di Catanzaro – Gilda Danila Romano – e su richiesta della Distrettuale antimafia del capoluogo, al termine di una indagine che avrebbe consentito di individuare un presunto sodalizio dedito al traffico di stupefacenti, marijuana, cocaina ed eroina, attivo nei territori di Girifalco ed aree limitrofe, in particolare Amaroni e Borgia, con l’emissione di 8 misure cautelari (QUI LA NOTIZIA).

Il gruppo familiare

Sarebbe proprio Giuseppe Ziparo il “fulcro” di una realtà criminale stabilmente dedita allo spaccio al dettaglio di droga di vario tipo, dalla marijuana alla cocaina, «contando anche sulla partecipazione dei suoi genitori» ovvero Antonio Domenico Ziparo e la madre Maria Giampà, nonché del fratello Salvatore. Secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe proprio la madre di Giuseppe Ziparo la «custode e contabile dei proventi illeciti dell’attività posta in essere dalla famiglia», annotano gli inquirenti. Non è un caso che, durante la perquisizione avvenuta a tre giorni dal Natale del 2022, venivano rinvenuti e sequestrati 15.030 euro, somma composta da banconote di piccolo taglio da 20 e 50 euro. Secondo gli inquirenti, invece, il padre, Antonio Domenico Ziparo, avrebbe avuto il ruolo di «custode del deposito dello stupefacente, nonché vedetta durante la fase di confezionamento delle dosi da parte del figlio».  
Avrebbe avuto un ruolo nel gruppo anche Salvatore Ziparo, fratello di Giuseppe, considerato dagli inquirenti il «braccio destro di quest’ultimo e addetto al recupero delle somme per conto del fratello».

I messaggi in codice

Come ricostruito in fase investigativa, il monitoraggio dei luoghi di interesse ha «individuato la presenza di Ziparo presso l’abitazione di Omuncolo in maniera frequente e costante» mentre ogni incontro era sempre preceduto da uno scambio di messaggi WhatsApp.  
Nel corso delle indagini, infatti, le conversazioni tra i presunti partecipi al gruppo avvenivano attraverso gli smartphone «per adesione e condivisione dei programmi criminosi dell’associazione», utilizzando però termini camuffati e gergalizzati. Sono state captate conversazioni in cui, per camuffare gli incontri finalizzati alla cessione e l’acquisto della droga, «viene fatto riferimento alla consumazione di bevande o drink con appuntamenti in diversi locali del territorio», annotano gli inquirenti. In particolare, i termini più comuni utilizzati per giustificare gli incontri finalizzati alla cessione di sostanze sono stati “Birra”, “torretta”, “caffè” o “aperitivo”.
Inoltre, a questi termini utilizzati ormai sempre più spesso, nella presente indagine costituisce elemento di novità l’indicazione di alcuni “minuti di tempo” per specificare la quantità di stupefacente richiesta. Alcuni esempi: “cinque minuti” per indicare mezzo grammo di cocaina – pari a cinquanta euro di corrispettivo – oppure “dieci minuti” per un grammo di coca, pari ovviamente a 100 euro di corrispettivo. (g.curcio@corrierecal.it)

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