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il monopolio della droga

Cosenza, il nuovo gruppo autonomo per lo spaccio in città

Luigi Abbruzzese e Fiore Bevilacqua vogliono il monopolio. «A chi viene gli spacchiamo la testa, agli “Italiani” non gli conviene fare questo»

Pubblicato il: 06/12/2022 – 6:41
di Fabio Benincasa
Cosenza, il nuovo gruppo autonomo per lo spaccio in città

COSENZA Alla famiglia Abbruzzese meglio nota come “Banana” non basta essere riconosciuti come «signori dell’eroina», il clan degli Zingari vuole di più e l’ambizione dei vertici è alta: l’obiettivo è accaparrarsi tutto lo spaccio della città di Cosenza, estromettendo la concorrenza.

Le ambizioni dell’organizzazione

Luigi Abbruzzese viene intercettato mentre è a colloquio con Fiore Bevilacqua alias “Manu mozza” e il primo propone di formare un nuovo gruppo delinquenziale, agguerrito e pronto anche ad usare le maniere forti («picchiare i rivali»), composto da dieci persone con la presenza – tra gli altri – di Andrea Greco e Marco Abbruzzese detto “Lo Struzzo”. «Con uno…con sette, otto bastoni…se non li chiudiamo li picchiamo a tutti…vuole ammazzare… (incomprensibile), a chi viene gli spacchiamo la testa, agli “Italiani” non gli conviene fare questo perché fanno bene…(…) Hai capito eh!!! Siamo una decina di persone, tutti buoni, con la prospettiva di fare ottimi guadagni. Due carte al mese sicuro!!! Non lo so se lo vogliamo fare, non lo vogliamo fare», dice Bevilacqua. Che poi detta una condizione Gennaro Presta deve restare fuori. «A Gennarino lascialo stare, solo tuo fratello lo dobbiamo tirare con noi». Il progetto però ha un costo e “Manu mozza” quantizza la spesa «50-60-70.000 euro». La stima secondo Luigi Abbruzzese però sarebbe al ribasso «Ci vuole una cento…cento…». Non solo danari, per essere un gruppo affermato e in grado di soddisfare una piazza ampia ed esigente come quella cosentina occorrono fiumi di droga. «Quattro, cinque, sei pacchi li devi avere…», dice “Banana” e Bevilacqua ribatte assicurando il compare che l’approvvigionamento non è in discussione e che si potrebbe fare ricorso a pagamenti dilazionati e tutti sarebbero obbligati a prendere la droga da loro altrimenti la reazione sarebbe violenta. «Diamo il 50% avanti ed il 50% sempre a breve. Se la vogliamo fare, la vogliamo fare ci sediamo per bene, ci togliamo prima questi quattro debiti che abbiamo anche noi da voi, però solo noi! Quando sentono che siamo una decina di persone, diciamo che te la devi prendere da noi che la vai a prendere là…No!».”manu mozza” continua: «Ti ricordi quando ci hanno fatto l’agguato, a quello l’ hanno picchiato e in quel modo dobbiamo fare! Fai il sacrificio Luì! Senza che litighiamo l’uno con l’altro, i soldi li tiene uno solo, facciamo tutto il discorso». Bevilacqua si mostra particolarmente soddisfatto all’idea di poter gestire tutto il settore della vendita di sostanze stupefacenti in città e nell’hinterland bruzio. Messe le basi per il progetto, definiti ruoli e sistemi di approvvigionamento, il problema da risolvere resta quello legato al denaro. Chi gestirà la cassa? Chi avrà libero accesso alla “bacinella”? Antonio Abruzzese, cognato dei fratelli “Banana”, è l’uomo scelto dal clan. «Facciamo fare il fondo cassa ad Antonio. Dopo che abbiamo fatto il sacrificio Luì…».

«Dammi centomila e compriamo la droga»

Chi indaga, ricostruisce anche gli attimi cruciali del confezionamento della droga da parte del gruppo. Episodi finiti nell’inchiesta “Reset” coordinata dalla Dda di Catanzaro. Luigi Abbruzzese, il cognato Antonio Abruzzese, Fiore Bevilacqua ed il figlio Nicola preparano la droga e lavorano per il confezionamento. Durante le fasi della preparazione dello stupefacente, Nicola Bevilacqua propone a Luigi di investire centomila euro per l’acquisto di cinque chili di eroina e un’altra quantità di cocaina. «Lui’, c’è un’altra cosa, centomila euro non ce l’hai? Lo sai che facciamo? Ti presento una persona uno… gli freghiamo… questi cinque pacchi di eroina e mezzo chilo di bianca…».

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