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«No alla manovra, penalizza la Calabria». Cgil e Uil in piazza a Catanzaro – VIDEO E FOTO

Le rivendicazioni dei sindacati nello sciopero contro la Finanziaria del governo Meloni. «Regionalismo incostituzionale, e sulla 106 solo promesse»

Pubblicato il: 12/12/2022 – 11:15
«No alla manovra, penalizza la Calabria». Cgil e Uil in piazza a Catanzaro – VIDEO E FOTO

CATANZARO «No a una manovra che colpisce i lavoratori, i pensionanti, i più poveri e i più fragili e penalizza il Mezzogiorno e la Calabria». Sulla base di questa rivendicazione è partito a Catanzaro lo sciopero generale organizzato da Cgil e Uil Calabria per protestare contro la Finanziaria del governo Meloni. Centinaia i manifestanti che si sono radunati in Piazza Prefettura per mobilitarsi contro una manovra – dicono Cgil e Uil – «antimeridionalista e regressiva che ci allontana dall’Europa»: a intervenire saranno i segretari generali dei due sindacati calabresi Angelo Sposato e Santo Biondo, previste le conclusioni del segretario confederale della Cgil nazionale Emilio Miceli. Presenti i sindaci di Catanzaro e Crotone, Nicola Fiorita e Vincenzo Voce, e una rappresentanza di consiglieri regionali del Pd (Raffaele Mammoliti, Franco Iacucci e Domenico Bevacqua).

Miceli (Cgil): «”Raffreddati” tutti gli investimenti al Sud»

«Per quattro ore – hanno fatto sapere i sindacalisti parlando dal palco allestito in piazza Prefettura a Catanzaro, dove si è tenuta la manifestazione – circa il 50% dei dipendenti di alcune aziende ha aderito allo sciopero». In una giornata fredda e piovosa, sono state un migliaio le persone scese in piazza per ascoltare i segretari generali calabresi Santo Biondo e Angelo Sposato e il segretario confederale nazionale Cgil Emilio Miceli. «Tutte le misure assunte dal Governo – ha sottolineato Miceli – hanno un’unica destinazione: tralasciare il Mezzogiorno e provare a riequilibrare a nord. Forse lì c’è un pezzo del patto interno al Governo. In generale, se vogliamo semplificarla, è una manovra che sposta le risorse dal lavoro dipendente al lavoro autonomo, anzi, verso i ceti più alti del lavoro autonomo con in più, un elemento selvaggio che è il voucher, che ha rappresentato in passato un elemento di corrompimento delle persone e di precarizzazione e che viene ripristinato in forma errata. Per questo è iniqua. Perché ferma la rivalutazione delle pensioni, inserisce i voucher e raffredda tutti gli investimenti al sud: le zone economiche speciali; gli investimenti infrastrutturali e questo è l’elemento che ci preoccupa di più».
Uno sciopero a cui non ha aderito la Cisl. «Forse dovremmo abituarci – ha spiegato Miceli – a vivere l’articolazione dei sindacati come uno degli elementi della discussione politica, non credo sia un dramma. Il filo critico, però, c’è sempre. La posizione della Cisl non è filogovernativa, anche loro muovono delle critiche. La Cisl pensa che i tempi e i modi di maturazione siano diversi. Noi, invece, riteniamo che il segnale vada dato subito, perché se incoraggiassimo un governo come questo a continuare l’opera di destrutturazione di un modello di difesa sociale costruito nel corso della pandemia sarebbe sbagliato».

«Manovra pericolosa, se la prendere con donne e fasce più deboli»

Per Angelo Sposato «la Calabria e il sud hanno più ragioni per scioperare, perché questa manovra, di fatto, cancella il sud e alcune misure importanti rispetto ai temi del lavoro. Reintrodurre i voucher significa precarizzare il lavoro in una regione come la nostra che purtroppo ha tanto lavoro nero, precariato e sfruttamento. Nella legge non si fa una lotta all’evasione e si premiano gli evasori. Non c’è nulla sull’alta velocità e ci sono solo interventi timidi sulla Statale 106. Si tolgono risorse alla salute e all’istruzione». Gli fa eco il segretario regionale Uil. «È una Manovra pericolosa – ha detto Biondo – perché se la prende con i giovani, con le fasce più deboli e con le donne. Nel Mezzogiorno, poi c’è una motivazione ancora più seria per stare in piazza che è l’articolo 143, messo in fondo alla Legge di Bilancio da un manovratore che vuole la secessione del Paese. Quello non è regionalismo differenziato. I Livelli essenziali nelle prestazioni (Lep) non saranno più determinati e finanziati, secondo quanto dice la Costituzione, sulla base del fabbisogno reale del Mezzogiorno e della Calabria, ma in base alle volontà politiche di questo governo che trascura il sud. Chi dice di essere d’accordo prenda una posizione chiara. Lo diciamo anche al presidente Roberto Occhiuto. Quell’articolo dice che al sud arriveranno le risorse che il nord ci concederà. Tutto questo viola la Costituzione. Intervenga il presidente della Repubblica. L’articolo venga messo fuori dalla manovra di Bilancio perché si mette in discussione l’uguaglianza sociale e tra i cittadini».

La piattaforma dello sciopero contro la Manovra

Nel dettaglio, con lo sciopero Cgil e Uil Calabria dicono «no all’articolo 143 della legge di bilancio che forza la mano sulle riforme e punta a introdurre un regionalismo incostituzionale, che sostiene pesanti tagli agli investimenti per le scuole e ricuce drasticamente la presenza delle istituzioni scolastiche sul territorio. No al mancato potenziamento delle Zone economiche speciali applicato attraverso la cancellazione del credito di imposta e della decontribuzione delle assunzioni. No al bluff sull’Alta Velocità ferroviaria per la realizzazione della quale il governo ha ammesso il mancato finanziamento. No alle promesse sulla Strada statale 106, per la cui concreta realizzazione chiediamo la riduzione dei tempi di intervento, la definizione e la cantierizzazione dei tratti: Catanzaro/Crotone e Catanzaro/Reggio Calabria».
Sempre rispetto alla manovra finanziaria, Cgil e Uil Calabria inoltre contestano «la cancellazione del Reddito di cittadinanza che viene deciso quando ancora non è partito il progetto Gol, non si sono effettuate le assunzioni nei centri per l’impiego e non si è messa mano alla riforma delle politiche attive per il lavoro; il mancato finanziamento del fondo per la forestazione, strumento utile alla manutenzione del territorio e alla mitigazione del rischio di dissesto idrogeologico; l’innalzamento dei voucher che riteniamo dannosa per diversi comparti dell’economia regionale; la riforma del sistema pensionistico che discrimina le donne e mette a repentaglio il futuro dei giovani; il mancato investimento sulla pubblica amministrazione che non viene potenziata con nuove assunzioni, mettendo così in difficoltà gli enti locali nella gestione dell’ordinario ed in quella, determinante per il futuro del nostro territorio, del Piano nazionale di ripresa e resilienza; la scarsa attenzione che il Governo presta al mondo dell’università, della ricerca e della scuola che, nel merito, vengono private di quegli investimenti utili a formare i professionisti del domani; la scelta, inaccettabile e disarmante, di non investire nel potenziamento del Servizio sanitario attraverso la stabilizzazione del personale precario, l’assunzione di quelle figure necessarie a potenziare l’offerta sanitaria e lo stanziamento dei fondi per il rinnovo del Contratto scaduto da oltre un anno». (redazione@corrierecal.it)

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