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Reggio Calabria, appalti e commesse controllate dalla ‘ndrangheta: arrestati tre imprenditori e un pubblico ufficiale

I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti dalla Guardia di finanza. Indagate altre dieci persone tra cui funzionari del comune

Pubblicato il: 15/12/2022 – 9:15
Reggio Calabria, appalti e commesse controllate dalla ‘ndrangheta: arrestati tre imprenditori e un pubblico ufficiale

REGGIO CALABRIA Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica-Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal dott. Giovanni Bombardieri, stanno eseguendo provvedimenti restrittivi della libertà personale degli arresti domiciliari, emessi dalla Sezione G.i.p. del Tribunale di Reggio Calabria, nei confronti di 4 soggetti ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e turbata libertà degli incanti, con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Contestualmente, è in corso l’esecuzione del sequestro preventivo di 11 imprese attive nel settore edile, per un valore stimato in oltre 10 milioni di euro. Le complesse indagini condotte dal G.i.c.o. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria, sotto il coordinamento dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, avrebbero consentito – allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità – di disvelare l’esistenza di una cordata di imprenditori edili, contigui alla ‘ndrangheta e facenti capo a un unico gruppo familiare, che, grazie a cointeressenze e corruttele di individuati funzionari, sarebbero riusciti, in una trascorsa amministrazione cittadina, ad aggiudicarsi diverse commesse di edilizia pubblica. In particolare, sarebbe stata accertata l’esistenza di un consolidato sistema illegale fondato su ripetuti favoritismi protratti nel tempo, a fronte di utilità corrisposte ai funzionari pubblici, in un consolidato rapporto di “do ut des”. Dalle indagini sarebbero, inoltre, emerse gravi condotte perpetrate da un carabiniere, il quale avrebbe consentito a uno degli indagati, sottoposto agli arresti domiciliari, di disattendere sistematicamente le prescrizioni derivanti dalla misura cautelare. Oltre a ciò, il graduato avrebbe fornito mezzi e apparecchiature tecniche al fine di consentire a soggetti investigati di eludere, tramite vere e proprie “bonifiche” ambientali, eventuali attività di intercettazione condotte a loro carico. L’esecuzione della misura degli arresti domiciliari nei confronti del militare è stata eseguita con il supporto del Comando Provinciale dei Carabinieri di Vibo Valentia.

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