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Il cartello di aziende e gli appalti al Comune di Reggio. «I Gironda da sempre mercenari della ‘ndrangheta»

Il boss pentito Pino Liuzzo racconta gli affari dei clan. «Per i lavori in città il 5-7% alle “famiglie”». Il sistema criminale e le sovrafatturazioni. Con le entrature istituzionali: «Conoscevano …

Pubblicato il: 16/12/2022 – 6:55
di Pablo Petrasso
Il cartello di aziende e gli appalti al Comune di Reggio. «I Gironda da sempre mercenari della ‘ndrangheta»

REGGIO CALABRIA «Io mi sono stancato». Quando Pino Liuzzo pronuncia queste parole un pezzo di Reggio Calabria sa di essere in guai seri. Boss e imprenditore, Liuzzo si pente nell’ottobre 2019. La condanna a 12 anni e 4 mesi di carcere nel processo “Araba Fenice” lo porta forse ad accelerare quella scelta. Che, fin dall’esordio della collaborazione, porta i pm della Procura guidata da Giovanni Bombardieri a ricostruire un contesto criminale fatto di appalti decisi a tavolino tra le più importanti famiglie mafiose e di legami tra cosche, imprenditori, professionisti e politici. L’inchiesta “Revolvo” è uno dei frutti della scelta di Liuzzo, la cui caratura era – la definizione è del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo – quella di un «collettore di cartelli ‘ndranghetistici che decideva a chi dare gli appalti».

«I Gironda sono sempre stati dei mercenari di ‘ndrangheta»

In uno dei suoi verbali più recenti – quello del 21 marzo 2022 – il pentito racconta «le sue conoscenze dirette» in relazione alla famiglia Gironda, il cui gruppo imprenditoriale è stato colpito dall’indagine della Dda di Reggio Calabria che ha portato agli arresti domiciliari per i fratelli Francesco, Giovanni e Filippo. Non usa giri di parole Liuzzo: «I Gironda sono sempre stati a servizio di tutte le famiglie di ‘ndrangheta. Sono sempre stati dei mercenari di ‘ndrangheta». Il pentito accosta la famiglia «in più occasioni a diversi esponenti della criminalità organizzata locale».
«Dei Gironda – dice – conosco Paolo, Peppe, Filippo il grande e Filippo il piccolo. Li conosco tutti, molto bene, abbiano lavorato per anni e abbiamo fatto società e lavori insieme. Io sono stato uno dei loro più grandi fornitori. Peppe Gironda è sempre stato una persona di rispetto». Secondo Liuzzo, Girona «aveva più di una affiliazione normale, è una persona che conta criminalmente. Lui è nel “sistema del rispetto”. Già negli anni 90 era con i Campolo, parenti dei Rosmini, attivi nel locale di Pellaro Bocale. A tempi della guerra sono stati dei fiancheggiatori della famiglia Rosmini (Serraino e Condello) contro i De Stefano (…) Ci portavano le ambasciate, abbiamo fatto con loro le campagne elettorali per Matacena e per Aquila».

«Facevano il doppio gioco ma i Rosmini non hanno reagito»

Il collaboratore di giustizia descrive i Gironda come «sempre in prima linea. Avevano appalti in tutta la provincia di Reggio Calabria e o li facevano in società (ad esempio con Carmelo Murina) o lavoravano con prezzi superiori per poi spartire con tutti i soprapprofitti. Si utilizzavano anche le fatture false come ulteriore metodo spartitorio. Io le ho fatte in loro favore». Liuzzo si inoltre anche in dinamiche prettamente criminali: «Mi sono reso conto che i Gironda facevano il doppio gioco. Loro non erano ritualmente affiliati a uno schieramento specifico. Questo rapporto con Carmelo Murina lo dobbiamo datare anche al periodo in cui i Gironda erano molto vicini ai Rosmini (…) Quando abbiamo scoperto che i Gironda si tenevano “da due rami”, i Rosmini non hanno reagito, si sono accontentati».

«Avevano l’appoggio dei carabinieri e agganci con i vigili urbani»

Il pentito in quel verbale fa «riferimento alla vicinanza di alcuni membri della famiglia Gironda ad appartenenti alle forze di polizia». «Filippo il grande, rispetto a Peppe – dice, negli anni 2000, era monopolista nell’abusivismo edilizio a Pellaro perché aveva l’appoggio dei carabinieri». Regalie («500mila lire a soletta») in cambio di «autorizzazioni» ai lavori in un maneggio di cavalli, «frittate» in compagnia di un militare – è sempre il racconto di Liuzzo – che poi non avrebbe più partecipato «per timore di essere visto». E anche «agganci con i vigili urbani».

«Per le famiglie rapporti con tutti i personaggi al Comune»

Nel mirino delle famiglie legate alla ‘ndrangheta c’erano gli appalti. «I lavori sulla città di Reggio Calabria – dichiara ancora Liuzzo – prevedevano un compenso del 5-7% alle famiglie di ‘ndrangheta». Il pentito dice che «i Gironda hanno avuto un boom grazie a Peppe Scopelliti al Comune di Reggio Calabria, partendo dall’autospurgo» e che le famiglie avevano «rapporti con tutti i personaggi al Comune. Per i pronti interventi non c’era bisogno di gara. Magari l’intervento era da 200 euro ma si fatturavano 20mila euro, ma bisognava spartire tra tutte le famiglie. Nessuno era pregiudicato, perché era un “consorzio”». In quel contesto «Filippo il piccolo, Filippo il grande e “Gironda NG” avevano rapporti con tutti i funzionari, in particolare nel Comune di Reggio Calabria». (p.petrasso@corrierecal.it)

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