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“IMPONIMENTO”

I dubbi sugli sms tra Ruscio e Galati e l’intimidazione al tabaccaio: il controesame del finanziere

In aula bunker le domande dell’avvocato Raffaele Rizzuti al maresciallo Rinaldi per chiarire alcuni episodi avvenuti a Filadelfia

Pubblicato il: 05/01/2023 – 17:10
di Giorgio Curcio
I dubbi sugli sms tra Ruscio e Galati e l’intimidazione al tabaccaio: il controesame del finanziere

LAMEZIA TERME «Durante la sua attività intercettiva, quante volte si sono scambiati la buonanotte oppure ci vediamo domani, questo tipo di messaggi?». Parte da questo interrogativo il controesame del maresciallo del Rinaldi, appartenente al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, tra i testi del processo “Imponimento” il cui troncone principale è in corso di svolgimento nell’aula bunker di Lamezia Terme, da parte dell’avvocato Raffaele Rizzuti. Il riferimento è allo scambio di messaggi tra i due cugini, Gaetano Ruscio e Antonio Luciano Galati che, secondo l’accusa, avveniva sempre dopo aver commesso un atto intimidatorio. Quelli, cioè, che i due avrebbero messo in atto a Filadelfia contro obiettivi ben precisi.  

Lo scambio degli sms

«La utilizzavano spesso? Questo voglio sapere» chiede il legale che continua: «Perché ci sono intercettazioni dove, prima di andare a dormire, si danno la buonanotte oppure ci vediamo domani». Il maresciallo, quindi, spiega: «I messaggi registrati come buonanotte conseguenti agli atti intimidatori sono quelli successivi». Rizzuti incalza il teste: «Pertanto non risponde al vero quando dice che è un linguaggio criptico utilizzato da questi due soggetti?» e il maresciallo chiarisce che lo scambio dei messaggi avveniva soprattutto al momento in cui vengono stabiliti e organizzati gli atti intimidatori, «messaggi come seguenti, come segnale», «ma – spiega – non ho escluso che ci siano altri messaggi di buonanotte».

Il numero di cellulare

Il controesame dell’avvocato Rizzuti, poi, si concentra sul riconoscimento, nel corso delle intercettazioni, della voce dell’imputato Antonio Galati e sull’utilizzo del numero telefonico intestato a suo nome. «Voglio sapere come avete fatto a capire che quella era la voce di Galati Antonio Luciano?» «Dal timbro» ribatte Rinaldi. «Oltre al riferimento delle captazioni indirette – spiega ancora il maresciallo – c’è anche l’utenza intercettata al numero intestata ad Adriana Galati e in uso a Antonio Galati». E quando il difensore chiede se potesse escludere che l’utenza telefonica era utilizzata da Adriana Galati, Rinaldi non ha dubbi: «No, posso dire che era utilizzata da Galati Antonio Luciano anche, ad esempio, con i messaggi in cui mandava al cugino, dal contenuto dei messaggi ma anche dal contenuto delle telefonate».

L’intimidazione al tabaccaio

L’avvocato Rizzuti, nel corso del controesame, analizza la vicenda legata all’intimidazione nei confronti del tabaccaio Provenzano. «Nelle intercettazioni del 6 dicembre – chiede – come avete fatto a presumere che stessero parlando di questo fatto quando tutto si legge nell’intercettazione tranne il nome del soggetto che sarebbe stato colpito da questo atto intimidatorio?». «Perché – spiega il maresciallo – si fa riferimento al fatto che è stata posizionata una candela e non un accendino» risponde Rinaldi e tira in ballo un tale “Zappetta” che, nella conversazione captata, parlando di Provenzano “‘u Pullanu”, fa riferimento al fatto che è stata posizionata una candela e non un accendino davanti all’abitazione della vittima. «Qui appare che Galati conosca bene la situazione. E infatti all’affermazione di questa terza persona, a cui è stato chiesto se fosse stata posizionata questa bottiglietta, questo accendino, lui riconosce bene l’episodio (…) cioè, questo Zappetta ha riferito che è stata posizionata una candela invece Galati, conoscendo bene la situazione, avendo posizionato lui l’accendino, dice che non è stata posizionata una candela ma un accendino». Ma l’avvocato Rizzuti lo incalza: «In questa intercettazione il nome della presunta persona, della persona che ha subito questa intimidazione, viene riportato?». «No», risponde il maresciallo.

Lo scoppio dello pneumatico

Le altre domande dell’avvocato Rizzuti, poi, si concentrano sul taglio di uno pneumatico di un’auto parcheggiata in via Alasheir a Filadelfa. Il difensore chiede se fosse stato accertato l’episodio tramite l’invio di una pattuglia e se nei pressi del posto ci fosse un bar o un’attività commerciale molto frequentata. «No» risponde il maresciallo che spiega però che alle 22 il traffico, a Filadelfia, è molto limitato. «Ha riferito che avete sentito un rumore di pneumatico che scoppia – ribatte Rizzuti – ma come ha fatto a capire che si trattava di un pneumatico e non di un mortaretto o di un qualcosa d’altro?» e Rinaldi spiega che nella conversazione «viene detto dal soggetto che ha provato a effettuare il taglio, viene di conseguenza che il botto è quello» «ma Ruscio non è riuscito, e infatti è subentrato Galati». (g.curcio@corrierecal.it)

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