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La riflessione

«Mezzo secolo di progetti ma il Ponte ancora non c’è»

Circa quattro mesi fa il Corriere della Calabria pubblicava una mia riflessione dal titolo: “La storia infinita del Ponte sullo Stretto di Messina”. Allora ho cercato di ripercorrere l’iter di un’…

Pubblicato il: 16/01/2023 – 10:36
di Franco Scrima*
«Mezzo secolo di progetti ma il Ponte ancora non c’è»

Circa quattro mesi fa il Corriere della Calabria pubblicava una mia riflessione dal titolo: “La storia infinita del Ponte sullo Stretto di Messina”. Allora ho cercato di ripercorrere l’iter di un’opera che avrebbe dovuto unire la sponda calabrese con quella siciliana e che, fino ad oggi, è costata agli italiani circa un miliardo, tra vecchie Lire ed Euro.
Il progetto (o meglio l’“idea”) di un grande ponte, a detta degli storici, cominciò a far parlare di sé sin dall’anno 251 prima della venuta di Cristo. Da allora è rimasta un’opera “fantasma”, piena di intrighi, di progetti, di commissioni, di consorzi e di società (l’ultima risale al mese di luglio 2011). L’entusiasmo però è svanito in poco tempo: appena tre mesi dopo, infatti, l’Unione Europea decise di non includere il Ponte tra le opere pubbliche destinate a finanziamenti comunitari. Fu la decisione che ha segnato la fine di un sogno, ma anche della Società Stretto di Messina (l’ultima della serie infelice) messa in liquidazione.
L’articolo si chiudeva con una domanda, che ripropongo: “A quando la nuova puntata?”. La risposta non si è fatta attendere: appena pochi mesi e è stata varata un’altra proposta. La storia infinita del Ponte sullo Stretto di Messina ritorna così sulla scena. I vari ministri per le Infrastrutture la mettono quasi sempre sul tavolo, anche se questa volta a promuovere l’idea è stato il Segretario della Lega, Matteo Salvini che ha posto l’ attenzione sulla Calabria e sulla Sicilia, forte di una base elettorale nell’Isola e in Calabria, che intende tenere desta.
Non cambia, invece, il “ritornello”: “l’attraversamento stabile, veloce e sostenibile del tratto di mare tra “Scilla” e “Cariddi”, che separa la Sicilia dalla Calabria, si farà per favorire anche l’alta velocità ferroviaria in Sicilia”.
Si dimentica però che, come Cristo, anche l’alta velocità si è fermata a Eboli o nei paraggi. Tanto è vero che al Sud si viaggia ancora a rilento con gli “incroci” nelle stazioni. Questo giusto perché l’Italia è una!
Dopo i miliardi spesi in società, progetti di fattibilità, appannaggi ai presidenti e stipendi per il personale, il Governo si è impegnato di aggiungere al conto oltre 50 milioni per l’ennesimo studio di fattibilità. Come se i precedenti, per i quali sono stati spesi diecine e diecine di milioni, non fossero adeguati o non offrissero sufficienti garanzie di stabilità del Ponte.
E’ stata la parsimonia con la quale si è tentato di contraddistinguere l’agire a convincere i cittadini che prima di dire che la Sicilia e la Calabria potessero essere unite, sia pure con una struttura fissa e percorribile, sarebbe stato il caso di toccarla con mano. Lo farò anch’io con i miei nipoti (Francesco e Oriana) ai quali dirò di toccare il Ponte, se sarà fatto, per assicurarsi che non sia “posticcio”, o anche frutto di un miraggio dovuto all’opera della “Fata Morgana” che da quelle parti è di casa.
Il Ponte sullo Stretto, il suo “fumus boni juris”, dopotutto, è un sogno lungo una vita farcito di promesse, di progetti, di plastici e di tanto altro, compreso un fiume di denaro speso a vuoto, come i risultati testimoniano.
Di tanto in tanto il Governo si sveglia e “scopre” che il progetto di fattibilità del Ponte potrebbe essere realizzato entro la primavera. Ma di quale anno non è detto! Si sa, invece che per il progetto di fattibilità sono disponibili i soliti cinquanta milioni; l’ ennesimo finanziamento per il progetto che si sarebbe dovuto concludere “entro la primavera del 2022».
“Spes ultima dea”, dicevano i latini. Ci si augura solo che non abbia nulla a che vedere con la traduzione fatta da un famoso scrittore siciliano, tra i più polemici del Novecento, nonché brillante saggista, Leonardo Sciascia, che così ebbe a scrivere: “Ad un certo punto della vita non è la speranza l’ultima a morire, ma il morire è l’ultima speranza”. Purtroppo in questa parte del Paese i sogni difficilmente si traducono in realtà. Rimangono sogni!
*giornalista

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