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‘Ndrangheta, confiscati beni per 13 milioni tra Emilia, Umbria e Calabria

Interessate 10 persone, 4 dei quali in carcere perché ritenuti affiliati al clan Grande Aracri. Al centro delle indagini una famiglia di Cutro

Pubblicato il: 25/01/2023 – 9:19
‘Ndrangheta, confiscati beni per 13 milioni tra Emilia, Umbria e Calabria

MODENA Beni per circa 13 milioni di euro e conti bancari in Lituania e Romania sono stati confiscati a Reggio Emilia, Modena, Parma, Perugia, Crotone e Cutro (Crotone) a dieci persone, quattro dei quali in carcere perché ritenuti affiliati alla ‘ndrangheta, in particolare al clan di Nicolino Grande Aracri. Il provvedimento nei confronti di una famiglia di Cutro radicata a Reggio Emilia era stato chiesto dal direttore della Dia-Direzione investigativa antimafia, dopo le indagini su infiltrazioni della criminalità organizzata di origine calabrese nei settori imprenditoriali dell’Emilia Romagna. Passano così all’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbcs) 23 immobili, di cui quattro a Reggio Emilia, sei a Bibbiano (Reggio Emilia), tre a Vezzano sul Crostolo (Reggio Emilia), nove a Montecchio Emilia (Reggio Emilio) e uno a Cutro (Crotone), quattro terreni per un totale di quasi cinque ettari, dei quali uno a Perugia, uno a Reggio Emilia e due a Crotone, oltre a tredici mezzi tra auto, scooter e autocarri.
Sono state confiscate, inoltre, otto società con sedi in Italia e all’estero, in particolare tre a Parma, una a Reggio Emilia, una a Modena e tre in Romania, attive nel settore delle costruzioni, una ditta individuale con sede a Montecchio Emilia, oltre a 45 tra conti correnti, libretti, polizze, cassette di sicurezza, carte di debito/credito tra Italia, Lituania e Romania, dei quali dieci intestati a società e 39 conti intestati a persone fisiche riconducibili, per la maggior parte, ai dieci destinatari della misura. Gli altri beni già sequestrati sono stati venduti e il ricavato è andato a favore dello Stato. Nel 2014 il tribunale di Reggio Emilia aveva disposto d’urgenza un sequestro patrimoniale e affidato i beni a un amministratore giudiziario, su richiesta degli investigatori del centro operativo della Dia di Firenze che avevano rilevato tentativo di un familiare degli indagati di distrarre ingenti somme di denaro: aveva chiesto di convertire titoli del valore di centinaia di migliaia di euro. Nel 2018 le indagini condotte dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Modena nell’ambito dell’operazione ‘milia’ hanno consentito alla Dda di Bologna di ottenere un’estensione di quella misura di sequestrato. Nel 2020 si è arrivati alla confisca, diventata definitiva dopo un giudizio definitivo della Corte di Cassazione.

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