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l’inchiesta

“Rinascita 3”, come operano i professionisti al servizio della ‘ndrangheta 2.0

L’avvocatessa in Ungheria e le società create per ripulire il denaro dell’attività criminale. Il riciclaggio che fa il giro dell’Europa e la legislazione internazionale che fatica a stare al passo …

Pubblicato il: 25/01/2023 – 14:45
di Alessia Truzzolillo
“Rinascita 3”, come operano i professionisti al servizio della ‘ndrangheta 2.0

CATANZARO Da un piccolo paesino in provincia di Vibo, Sant’Onofrio, roccaforte della cosca Bonavota, all’Ungheria, Cipro, la Francia, la Danimarca e la Gran Bretagna. Sono gli Stati con in quali la Dda di Catanzaro ha collaborato e lavorato – insieme al Ros e ai carabinieri della provinciale di Vibo Valentia – nel corso dell’indagine “Rinascita 3” che questa mattina ha portato a otto arresti e tre misure interdittive. Un’inchiesta “difficile” l’ha definita il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri perché questa importante ramificazione del più vasto procedimento “Rinascita-Scott” ha come reato-fulcro il riciclaggio. «Raramente qualcuno è in grado di farvi vedere come è avvenuto il riciclaggio, cosa si è riciclato, tra chi e dove», ha detto il capo della Dda di Catanzaro. Gli inquirenti si sono avvalsi dell’Unità di informazione finanziaria della Banca di Italia, della collaborazione del progetto ICan e del grande contributo dato da Eurojust.
Un’inchiesta nel corso della quale non sono mancate grosse pietre di inciampo. Una di queste è rappresentata dalla legge Cartabia. «Per alcune tipologie di reato, in base alla riforma, è necessario che ci sia la denuncia della parte offesa – ha spiegato Gratteri –. Noi avevamo redatto un capo di imputazione per truffa aggravata, una truffa da due milioni di euro che la ‘ndrangheta ha fatto l’ex ministro dell’Oman. Siccome non abbiamo la denuncia del ministro dell’Oman, noi non possiamo contestare questo reato di truffa. Questo è l’ultimo esempio degli effetti della legge Cartabia ma nel corso dei prossimi mesi e anni ne vedremo tantissimi altri».
Altra particolarità di questa inchiesta sono le criptovalute. «Siamo riusciti a individuare una banca in Ungheria specializzata nelle criptovalute».

I professionisti della ‘ndrangheta 2.0

Una anomala frequenza e circuitazione di denaro verso l’Ungheria. Così, spiega Massimiliano D’Angelantonio, comandante del secondo reparto investigativo del Ros, è partita l’inchiesta “Rinascita 3”. L’indagato principale era un professionista, un commercialista calabrese (Giovanni Barone, ndr) che già in passato era emerso in tutta una serie di attività investigative, come Crimine-Infinito, per in suoi rapporti con la cosca Pelle. I carabinieri mettono a fuoco il ruolo dell’indagato e riescono a instaurare, grazie a Eurojust, «una collaborazione sistemica con le autorità ungheresi che ci ha consentito di individuare lo studio di una avvocatessa (Edina Szilagy, ndr) che operava in Ungheria in stretta cooperazione con la componente italiana». Grazie ai colleghi ungheresi il Ros installa delle microspie all’interno di questo studio legale. Un esempio di collaborazione con un Paese estero che è praticamente un unicum, spiega D’Angelantonio. Le intercettazioni ambientali permettono di svelare il meccanismo criminale e «di individuare come veniva ripulito il denaro provento dell’attività criminale dell’associazione tra cui alcune truffe milionarie». Erano state aperte, dagli indagati italiani in concerto con l’avvocatessa ungherese, tutta una serie di società ungheresi che muovevano il denaro e che operavano nel settore immobiliare e dell’intermediazione finanziaria. Gli inquirenti ricostruiscono come veniva ripulito il flusso di denaro che passava anche da Francia, Danimarca, Gran Bretagna attraverso molteplici trasferimenti sui conti di questi Paesi e veniva «reimpiegato in Italia nell’acquisizione di beni immobili o in alcune acquisizioni societarie. Tra l’altro – aggiunge D’Angelantonio – abbiamo sequestrato uno yatch, una serie di ville e società sia in Italia che in Ungheria». Questa, ha sottolineato il vicecomandante del Ros, colonnello Gianluca Valerio, è solo una fase di un progetto molto più ampio che fino ad ora ha portato all’arresto di circa 400 persone. «È un progetto di monitoraggio – ha detto D’Angelantonio – e attenzione della ‘ndrangheta della provincia di Vibo e faremo di tutto per continuare su questo fronte». Questa inchiesta, ha spiegato Gratteri, rappresenta «una fase avanzata» per la ‘ndrangheta che per il riciclaggio sofisticato si avvale di professionisti.

Eurojust e le difficoltà a livello legislativo in Europa

Filippo Spiezzia di Eurojust ha ringraziato la Procura di Catanzaro che fin dall’inizio ha condiviso le informazioni di questa inchiesta con l’ente investigativo internazionale. Anche Spiezzia ha parlato dell’eccellente collaborazione ottenuta in Ungheria. Le intercettazioni hanno permesso di scoprire che «una serie di società in Ungheria sono state utilizzate per schermare i proventi derivati da attività illecite commesse in Italia e altrove. Questo modello di lavoro lo stiamo sperimentando sempre di più nei casi, specialmente di ’ndrangheta, che si caratterizzano per le proiezioni transnazionali». «Vorrei evidenziare la difficoltà che si ha – ha detto l’investigatore – quando si colpiscono quelli che sono i proventi illeciti dell’attività criminosa. Oggi abbiamo uno strumento che è basato sul principio del muto riconoscimento, è un regolamento europeo, che allarga le possibilità operative per incidere all’estero sui proventi dell’attività criminosa. Però vi assicuro – ha spiegato Spiezzia – fino a notte fonda di ieri abbiamo messo a punto questo dispositivo di sequestro con l’Ungheria perché le nostre legislazioni restano ancora profondamente divergenti dal punto di vista dei requisiti legali per poter ottenere all’estero il riconoscimento dei provvedimenti italiani». (a.truzzolillo@corrierecal.it)

Gli indagati

Sono stati oggetto di misura cautelare in carcere:
Giovanni Barone;
Basilio Caparrotta, classe ’61;
Basilio Caparrotta, classe ’71;
Giuseppe Fortuna, classe ’77;
Giuseppe Fortuna, classe ’63;
Gaetano Loschiavo;
Edina Szilagyi.

E’ stata emessa misura interdittiva nei confronti di:
Saverio Boragina;
Annamaria Durante;
Eva Erzsebet Szilagyi.

Indagati a piede libero:
Raffaele Arone;
Gerardo Caparrotta;
Domenico Cichello, detto “Salvatore”;
Danilo Fiumara;
Francesco Santaguida;
Michele Vitale;
Loris Junior Aracri;
BAXTER Kenneth David;
DE LUCA Giuseppina;
DURANTE Anna Maria;
FORTUNA Luigi detto “mastro Gino”;
KAYE Gavin Marc;
SERRAO Arunachal Silvia;
REES Guy Anthony;
SOLIMENO Fabrizio;
V ESHOLLI Sona.

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