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Il pentito: «A Reggio Calabria non c’è un’impresa che non paga, non esiste»

Il collaboratore di giustizia Liuzzo e i legami tra il clan Libri e le imprese dei Berna. «Anche loro sottoposti alla mazzetta come tutti»

Pubblicato il: 05/02/2023 – 12:30
di Pablo Petrasso
Il pentito: «A Reggio Calabria non c’è un’impresa che non paga, non esiste»

REGGIO CALABRIA Non solo dichiarazioni sui legami tra i fratelli costruttori Berna e la cosca Libri e una «conoscenza della promiscuità di interessi imprenditoriali» tra il clan e gli imprenditori dell’edilizia.  
Giuseppe Stefano Tito Liuzzo, uno degli ultimi pentiti di ‘ndrangheta Reggio Calabria, si inoltra in considerazioni più generali sulla pervasività della criminalità organizzata nel settore. Condannato per associazione mafiosa nei processi Olimpia 2 e Araba Fenice, Liuzzo ha ammesso la sua partecipazione alla cosca Rosmini e ha parlato dei propri legami intensi con vari esponenti della ‘ndrangheta di Reggio Calabria, che conoscerebbe fin dall’adolescenza. Il suo è, per i magistrati antimafia, «un corposissimo bagaglio informativo».

«È normale che pagavano, non c’è un’impresa…»

Questo livello di conoscenze lo porta a chiedere una pausa nel corso di uno dei suoi interrogatori con il pm Stefano Musolino. Un tempo che serve al pentito per rimarcare una verità, mettere un punto fermo a quel discorso che è incentrato sui Berna ma si può aprire a tutto il contesto cittadino. «È normale che pagavano – dice – ma non c’e un’impresa…». Poi, quasi a fissare il concetto: «Alt! Dottore. Fermiamoci un minuto. Qua se prendiamo il territorio di Reggio Calabria, ok? Non c’è un’impresa che non paga, non esiste». Lo spunto è una considerazione su alcuni appalti di Berna: «Lui – spiega Liuzzo – ha fatto un sacco di lavori, a San Sperato. E a San Sperato, in poche parole, voglio dire, i Tomasello gli hanno chiesto i soldi, ha dovuto pagare, voglio dire, la mazzetta. Quindi in poche parole, inizialmente, i Libri prendevano pure a San Sperato, poi se la sono aggiustati con i Serraino, lui si è preso Spirito Santo…)». Dettagli locali di politica criminale in base ai quali Liuzzo, «da esperto e avveduto conoscitore delle dinamiche criminali reggine», rimarca «come non sussista alcuna incompatibilità tra l’appartenenza dei Berna all’entourage della cosca Libri e la circostanza che gli stessi pagassero l’obolo mafioso». «Non c’è un’impresa che non paga» è il punto focale di un ragionamento che porta il collaboratore a dire che «anche i Berna, pertanto, erano sottoposti a estorsione “nei locali dove i Libri non sono loro…”». Anche Liuzzo, nonostante fosse un qualificato esponente della cosca Rosmini, «aveva ricevuto – scrivono i magistrati antimafia – a suo tempo richieste estorsive da parte di rappresentanti delle cosche vicine».

«Libri mi disse che i Berna erano cosa loro»

Per il resto il collaboratore di giustizia conferma di aver appreso della «promiscuità di interessi imprenditoriali tra i Berna e la cosca Libri (…) sia nell’ambito delle confidenze ricevute dai massimi esponenti della sua congrega mafiosa, sia dalla viva voce di Pasquale Libri (fratello di Domenico, e anch’egli storico capo della consorteria mafiosa). Con quest’ultimo l’argomento era stato trattato in occasione di un abboccamento voluto dal boss di Cannavò per discutere di alcune commesse di materiale edile che Liuzzo doveva fornire ad altra impresa edile». 
«Lui mi confidò – dice – che erano in società con i Berna (…). Che è un’impresa loro, che sono con loro, l’impresa nostra. Me lo disse così. Quando si parla con queste persone, non ci sono vie di mezzo, non stiamo parlando con un professore di università, con un analfabeta, iddufaciva u carpenteri, u muraturi (lui faceva il carpentiere, il muratore). Dottore, ieu i canusciva boni (io li conoscevo bene), li conosco tutti, i figli, 5 figlie femmine, ivumu a scola (andavamo a scuola), li conosco benissimo, i figli di Mico, i figli di Pasquale. Quindi in poche parole, loro quando parlano, queste persone, parlano in un determinato modo, è una cosa loro». (p.petrasso@corrierecal.it)

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