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Aprile: «l’autonomia differenziata danneggia il Sud, la fermeremo un’altra volta»

Lo scrittore ospite de “L’altra Politica”: «Sono stufo di sentir parlare delle colpe del Mezzogiorno, ricordiamoci delle mazzette del Mose»

Pubblicato il: 09/02/2023 – 10:10
Aprile: «l’autonomia differenziata danneggia il Sud, la fermeremo un’altra volta»

«Nel 2018 il Consiglio  dei ministri che voleva varare l’autonomia differenziata venne fermato da una vera e propria sollevazione di popolo, miei amici facevano ogni giorni manifestazioni davanti al Parlamento e a Palazzo Chigi. E adesso fermeremo di nuovo l’autonomia differenziata». Così lo scrittore e giornalista Pino Aprile, ospite dell’ultima puntata di “L’altra Politica, l’approfondimento settimanale in onda sul canale 75 de L’altro Corriere tv. Sollecitato dalle domande di Danilo Monteleone e Ugo Floro, Aprile, da sempre impegnato nella ricerca delle ragioni che hanno portato al divario permanente, e forse incolmabile, tra Nord e Sud, è partito dalla sua ultima fatica letteraria  – “Il nuovo Terroni”, dopo il famosissimo “Terroni” di 13 anni fa – per soffermarsi sul tema oggi al centro del dibattito politico nazionale e regionale, quello dell’autonomia differenziata nel disegno portato avanti dal ministro dal governo Meloni: «Non non fa altro che fotografare, incrementare e peggiorare quello che c’è», dice senza mezzi termini Aprile.

Dalla Sardegna al Regno delle Due Sicilie

Lo scrittore parte da un excursus storico che è la premessa del suo nuovo libro. «Nasce – esordisce Aprile –  bisogno di completezza perché quello che è successo in questi 13 anni dalla prima edizione ha reso in qualche modo datato qualcosa che c’era in quel libro, perché quello che è successo con l’uscita e l’esplosione editoriale assolutamente imprevista ha attivato una serie di ricerche anche storiche mai fatte prima, per cui molti dati andavano rivisti e aggiornati forse perché non più corretti. Ma soprattutto c’era una domanda che continuava a girarmi per la testa e a cui non avevo trovato risposta nonostante abbia scritto per 30 anni prima di pubblicarlo: come ha fatto un piccolo paese,   il Piemonte, che aveva come popolazione meno della metà del Regno delle Due Sicilie e soprattutto era in dissesto a ingoiare un regno meglio organizzato e soprattutto economicamente solidissimo? La risposta è in un dato: la Sardegna, quando i Savoia acquistano la Sardegna, letteralmente svuotano l’isola di qualsiasi tipo di risorse, anche umano, rubano ai sardi tutto quello che vale qualcosa.  Ovviamente la Sardegna si oppone, resiste e così sarà applicato il metodo sabaudo che sarà applicato nel Regno delle Due Sicilie, con la repressione ferocissima e addirittura con l’invenzione del plotone di esecuzione itinerante. Chiunque poteva denunciare chiunque, immaginate le faide nei paesi, faide che durano ancora oggi. Il Piemonte quindi in Sardegna mette a punto un sistema che viene praticato nel Regno delle Due Sicilie. Un altro dato: la classe dirigente sarda – ricorda Aprile – vara un ciclo di studi molto interessante per capire perché la Sardegna è così indietro rispetto al Regno della Sardegna e questo ciclo di studi pende il nome di questione sarda.  Quando i piemontesi invadono il Regno delle Due Sicilie nascerà la questione meridionale. C’è un solo meridionalista che accoppia le due cose e ne vede la parentela: non a caso si tratta Antonio Gramsci la cui famiglia era stata trapiantata in Calabria, erano arbereshe e poi si era trasferita altrove. Tutto questo ci fa capire perché nella sola Lombardia circolano più treni che in tutte le Regioni meridionali messe insieme, ci dice perché dall’unità d’Italia lo Stato italiano e ogni governo, di qualsiasi colore, con il Regno o la Repubblica, con sinistra, la destra, la Democrazia cristiana, ha sempre investivo con il criterio della spesa storica, cioè ha sempre spesso tantissimo al Nord e pochissimo al Sud».

«Sono stufo di sentir parlare di colpe del Sud»

Un gap che per Aprile è destinato addirittura ad aggravarsi. «L’autonomia differenziata – prosegue lo scrittore a “L’altra Politica” –  non fa altro che fotografare, incrementare e peggiorare quello che c’è. Oggi come oggi lo Stato italiano per una famiglia o bambini in difficoltà spende pro capite 582 euro a Bolzano, se l’italiano è del Nord, e 6 euro se l’italiano è un calabrese  quindi non è cambiato nulla dai tempi di Nitti. L’autonomia differenziata non fa altro che fotografare la spesa storica, cioè questo modo distorto, e addirittura peggiora la situazione, dando di più a chi ha già di piu, e ancora meno a chi ha già di meno.  chiaro che ci sono quelle che vengono chiamate le nostre colpe, ma posso dire la verità? Io mi sono stufato di sentir parlare colpe e dei demeriti del Sud. Vogliamo fare una moratoria e per sei mesi raccontiamo la vergogna italiana del Mose? Ogni tre euro spesi per il Mose: due per mazzette e uno per lavori fatti male. Vogliamo parlare dell’Expo, che agli italiani è costato 18 miliardi regalati alla Lombardia, e che ha incassato  400 milioni e ha chiuso con 200 milioni di deficit ripianati da enti pubblici? Ma se l’avessero fatto a Cosenza, a Napoli, o a Palermo una porcheria del genere cosa si sarebbe detto? In Lombardia – afferma Aprile – abbiamo la Moratti che aveva proposto che i vaccini si facessero in rapporto alla ricchezza: in nessun paese una signora così avrebbe potuto mettere il naso fuori casa dopo una fesseria del genere. Oggi il candidato del Pd dice che la Lombardia non è la Calabria, perché in Lombardia la gente si dà da fare: è il candidato della sinistra che dice queste porcate… ».

Neo meridionalismo e meridionalismo storico

Per Aprile «la differenza tra il neo meridionalismo e meridionalismo storico è netta ed è propria politica: il meridionalismo storico era una faccenda di persone, cervelli, “giganti” come Salvemini, Gramsci, Fortunato, Dorso ma il dialogo, anche per i mezzi di comunicazione, avveniva solo a quel livello stratosferico, la popolazione non  era coinvolta. Oggi con la possibilità dei mezzi di comunicazione, il meridionalismo è un fatto popolare: è vero che i partiti, i politici, addirittura quelli del Sud, stentano a cavalcare questa cosa, ma è anche vero che oramai negli ultimi anni nessuno può fare politica in Italia se non si mette addosso qualcosa di meridionalistico. Nel 2015 il Pd diventa il primo partito in tutte regioni del Sud e poi Renzi mette le Regioni del Sud una contro l’altra e la pagò cara, nel 2018 il M5S conquista tutte le Regioni del Sud e si allea con la Lega e la paga cara, subito dopo è la Lega che cresce nei sondaggi ma è Fratelli d‘Italia che fa il raccolto al Sud. Oggi se vuoi vincere devi vincere al Sud  e per vincere al Sud devi cominciare a fare delle cose che un leader condannato a essere sempre accusato di razzismo, come Salvini, deve continuare a promettere – e poi non la fa, è chiaro – il Ponte sullo Stretto.  Cioè il Sud è diventato il discrimine della politica nazionale e la politica è un po’ lenta, i politici sono un po’ lenti a raccogliere questo. Concludo – spiega lo scrittore – ricordando che nel 2018 il Consiglio  dei ministri che voleva varare l’autonomia differenziata venne fermato da una vera e propria sollevazione di popolo, miei amici facevano ogni giorni manifestazioni davanti al Parlamento e a Palazzo Chigi. E adesso fermeremo di nuovo l’autonomia differenziata. Perché siamo arrivati al punto che persino Confindustria ha capito che l’autonomia differenziata è un danno. Bonaccini se vuole diventare segretario del Pd deve abbandonare l’obiettivo dell’autonomia differenziata che ha sempre avuto battendo in egoismo Fontana e Zaia, altrimenti non ha l’appoggio di De Luca ed Emiliano. Il meridionalismo sta facendo politica». (redazione@corrierecal.it)

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