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«Il carcere di Scopelliti vissuto senza scorciatoie»

Sono amico di Peppe Scopelliti da una vita seppure spesso i nostri rapporti siano stati incrinati da incomprensioni e pregiudizi più da parte sua.Accolgo con gioia il suo libro “Io sono libero” pr…

Pubblicato il: 11/02/2023 – 8:37
di Mario Campanella
«Il carcere di Scopelliti vissuto senza scorciatoie»

Sono amico di Peppe Scopelliti da una vita seppure spesso i nostri rapporti siano stati incrinati da incomprensioni e pregiudizi più da parte sua.
Accolgo con gioia il suo libro “Io sono libero” presentato a Roma con Gianfranco Fini. Un libro che racconta la sua grande ascesa e una discesa terribile, culminata con il carcere per una condanna che ancora oggi considero ingiusta.
Giovane segretario nazionale del Fdg, giovane consigliere comunale di Reggio Calabria, giovane Presidente del Consiglio regionale, giovane sindaco e poi giovane Governatore. Forse la sua colpa è stata quella di essere eternamente giovane.
E le sue colpe politiche sono state tante, seppure (molti lo dimenticano) sia stato un buon Presidente della Regione. Quello chiamato alle scelte impopolari, come chiudere gli ospedali, ma anche capace di coraggio in un contesto di alleanza in cui è opportuno tacere sulla slealtà e sulla poca etica.
Ma proprio il carcere lo ha reso un uomo dignitoso. Un carcere vissuto senza scorciatoie, da detenuto comune, in un Paese in cui gli assassini stanno ai domiciliari.
Peppe Scopelliti si dimise, è opportuno ricordarlo, dopo la sentenza di primo grado. E non accettò compromessi che lo avrebbero sicuramente fatto eleggere parlamentare europeo.
Il suo amore per Reggio, capitale morale della nostra terra, è stata anche la sua sfortuna. E quel declino inarrestabile di una città che lui, insieme a Italo Bocchino, trasformarono in metropolitana, fa piangere il cuore ci arriva davanti agli occhi.
Se dovessimo condannarlo politicamente la ragione principale sarebbe la classe politica non eccelsa formatasi intorno a lui ma chi ha letto le carte di quel processo sa che era innocente.
A Roma ha avuto la lucidità di denunciare la solitudine che vive chi ha subito l’esperienza del carcere, nonostante un conto pagato.
E il suo presente, dopo 40 anni di vita politica, ci dice che è ancora una volta giovane per starsene chiuso in casa.
Chi sconta una pena ha diritto a essere riabilitato. Magari non tornerà a fare politica attiva nelle istituzioni ma può essere un ottimo coach, lui che ama tanto la pallacanestro e l’Inter. E ne abbiamo bisogno ancora. Ora che è libero. Finalmente.

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