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Le forniture di droga per gli ultrà della Juventus e i 50 chili di marijuana dall’Albania. I primi verbali del nuovo pentito

Domenico Guastalegname racconta come gestivano le piazze di spaccio per conto di Giuseppe Accorinti. L’omicidio del tabaccaio e l’ordine di Luigi Mancuso: «Incolpate il figlio del carabiniere»

Pubblicato il: 07/03/2023 – 20:23
di Alessia Truzzolillo
Le forniture di droga per gli ultrà della Juventus e i 50 chili di marijuana dall’Albania. I primi verbali del nuovo pentito

CATANZARO Sono costellate di omissis le dichiarazioni che Domenico Guastalegname, 29 anni, ha reso davanti ai magistrati della Dda di Catanzaro. Le sue parole, però, ricalcano quanto già raccontato dal padre, il collaboratore di giustizia Antonio Guastalegname, 55 anni.
Il 29 enne racconta di come organizzavano le piazze di spaccio ad Asti – nelle quali ricadeva l’interesse del boss di Zungri Giuseppe Antonio Accorinti – grazie a conoscenze con una comunità Sinti e con i Drughi, il gruppo di tifoseria della Juventus.
Giuseppe Antonio Accorinti avrebbe mantenuto i rapporti col padre Antonio Guastalegname tramite Nazzareno Colace. Quando Colace venne trattoin arresto nell’operazione Costa Pulita, venne sostituito dal figlio Ivan.
Nazzareno Colace sarebbe arrivato ad Asti tra il 2012 e il 2013, racconta Domenico Guastalegname, «so che stava trattando con i Drughi per “entrare” nello stadio della Juventus nel senso che volevano in particolare vendere sostanze stupefacenti alla frangia della tifoseria che è riconducibili alle famiglie calabresi. So che negli stadi c’è un giro di soldi molto elevato, principalmente per gli stupefacenti, ma anche per altro come il bagarinaggio e parcheggi agli stadi. Non ho assistito in prima persona alle trattative ma conosco di persona … omissis… appartenenti alla tifoseria della Juventus e tra i fondatori dei Drughi. Ho sentito di persona questi ultimi parlare di tali attività illecite che si sono svolte in Piemonte. Stiamo parlando di un arco temporale compreso tra il 2013 ed il 2014». I nomi dei Drughi sono omissati, quello che si apprende è che Nazzareno Colace ebbe un incontro con uno dei capi della tifoseria juventina, al quale partecipò anche Domenico Guastalegname e che si svolse davanti alla concessionaria in cui lavorava il tifoso. 

Il trasporto di 30 chili di marijuana sottovuoto su un autobus

Il 12 dicembre 2016 vennero sequestrati 10 chili di marijuana lungo l’autostrada A3, vicino a Sala Consilina. La droga si trovava a bordo di un veicolo noleggiato da Antonio Natale, arrestato in flagranza di reato. Il giovane collaboratore di giustizia ha raccontato di essere a conoscenza del fatto che il carico di droga fosse di fatto riconducibile a Valerio Navarra che il giorno del sequestro si trovava ad Asti insieme ad Antonio Vacatello. Sequestrato il primo carico di droga che doveva arrivare ad Asti, il gruppo si organizza per un nuovo trasporto con l’aiuto di Rocco Cichello e Domenico Cichello. In quella occasione l’erba è stata portata all’interno di un autobus «sotto vuoto, in della plastica trasparente contenuta a sua volta in delle valigie modello trolley (almeno così mi pare di ricordare, io ho visto lo stupefacente a casa nostra quando lo hanno portato Navarra e Cichello). La droga era suddivisa in due pacchi da dieci chili credo. Credo che la droga in totale era circa 20 o 30 chili. Quando sono giunti Navarra e Rocco Cichello a Castello di Annone, presso la mia abitazione ove vivevo con mio padre, ho visto le due valigie contenenti la droga di tipo erba. In ogni trolley c’era una confezione sottovuoto. Navarra e Cichello sono stati ospitati da mio padre, credo che abbiano dormito in un b&b».

L’omicidio del tabaccaio e l’ordine di Luigi Mancuso

Anche per quanto riguarda la vicenda dell’omicidio del tabaccaio di Asti, avvenuta in seguito a una rapina, le parole di Domenico Guastalegname ricalcano quelle del padre (entrambi sono stati condannati a 30 anni in via definitiva per questa vicenda). «Ho assistito ad una conversazione intercorsa tra mio padre ed Antonio Giuseppe Piccolo nel corso del processo per l’omicidio del tabaccaio di Asti. In quella circostanza Antonio Piccolo riferì a mio padre che per volontà di Luigi Mancuso bisognava incolpare (“inculare”) Chiesi il figlio del carabiniere addossando a lui tutte le colpe di quanto accaduto, altrimenti sarebbero successe cose brutte. Precedentemente mio padre mi aveva riferito che Antonio Piccolo era venuto su ad Asti su volere di Luigi Mancuso, in quanto aveva avuto dei problemi con soggetti di Rosarno, la stessa circostanza mi venne riferita anche da Nazzareno Colace. Piccolo è molto vicino alla famiglia dei Mancuso».

50 chili di marijuana dall’Albania

«Una mattina Valerio (Navarra, ndr) è arrivato a casa nostra e ha detto a mio padre che io gli avevo chiesto 50 chili di marijuana. Tale situazione – racconta Guastalegname – l’aveva creata Valerio a Montecatini con degli albanesi. Io sono andato da Valerio e io gli ho detto che non ne volevo sapere nulla. Valerio Navarra, unitamente ad un albanese, hanno detto che la droga ormai stava arrivando. In tale circostanza credo che il Navarra si fosse trovato alle strette e l’unico che poteva risolvere la situazione era mio padre oppure …0MISSIS…. Posso riferire anche su …0MISSIS… anche se brevemente. Quel giorno sono andato con loro a Pavia. L ‘abanese in loro compagnia si chiama Lavdoschi Sereni e anche lui è implicato in Rinascita. A Pavia siamo andati in un ristorante a mangiare per cercare di risolvere la situazione. Alla fine Valeria e mio padre si erano messi di traverso perché la qualità dello stupefacente non era buona. L’albanese vedendo tale situazione si era alzato per andarsene e io lo sono andato a riprendere. Quel giorno con loro c’era anche una persona soprannominata “l’avvocaticchio”, di cui però non ricordo il nome ma che saprei riconoscere. Nella circostanza, per recuperare il denaro necessario, l “l’avvocaticchio” voleva andare da Razionale a Roma, Valerio voleva invece andare da Peppone e …OMISSIS… si riproponeva a sua volta di cercare tra le sue amicizie. La vicenda alla fine si è chiusa a “tarallucci e vino” sia per me che per mio padre. L’albanese è rimasto positivamente sorpreso di come l’ho trattato e ha detto a mio padre di cercare una persona ed una macchina per portare la droga in un paese dopo Alba. Mio padre ha incaricato quindi Nino Punita e così l’hanno portata ad Alba. Per il trasporto Punita si è fatto pagare con dello stupefacente ed il trasporto è avvenuto da Pavia ad Alba». 

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