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Il «sottobanco» punito con il sangue. Barone fa luce sull’agguato a Salvatore Muoio

Il pusher del centro storico di Cosenza smette di rifornirsi dai “Banana”. Il pentito: «A gambizzarlo è stato Marco Abbruzzese»

Pubblicato il: 22/03/2023 – 16:55
Il «sottobanco» punito con il sangue. Barone fa luce sull’agguato a Salvatore Muoio

COSENZA «Chine spaccia suttabancu fa la fine e chiru là, passu, sparu e li bucu i gambi». La fratellanza dei clan che fanno parte del «Sistema» a Cosenza è sacra ma una regola non ammette sgarri: chi sbaglia paga. Anche con il sangue. E’ successo a Salvatore Muoio, pusher del centro storico della città de bruzi gambizzato perché aveva smesso di rifornirsi dal gruppo dei “Banana” preferendo altre fonti. I fatti vengono circostanziati nell’inchiesta “Testa del Serpente” della Dda di Catanzaro. Muoio è stato raggiunto dai proiettili di una pistola calibro 9×21 mentre si trovava sui gradini del bar vicino al Duomo del centro storico di Cosenza perché «era intenzione dei “Banana” assicurarsi la gestione in monopolio dello spaccio dell’eroina nell’area (il centro storico di Cosenza, ndr) ove per loro conto agiva Domenico Iaccino, evitando il “sottobanco”». L’attentato a Salvatore Muoio risale al mezzogiorno del 19 ottobre nell’anno del 2011. A fare fuoco quella mattina sarebbe stato Marco Abbruzzese. Lo dicono alcuni pentiti cosentini, lo conferma Ivan Barone che a settembre 2022, dopo l’arresto nell’inchiesta “Reset“, ha saltato il fosso iniziando a raccontare tutto ai magistrati della Dda di Catanzaro.

L’agguato a Salvatore Muoio

«A gambizzarlo è stato Marco Abbruzzese prima che fosse arrestato. A raccontarmelo sono stati lo stesso Marco Abbruzzesc ed i fratelli che parlavano di questa vicenda anche in mia presenza», suggerisce il pentito. «Aveva iniziato a vendere stupefacenti sottobanco». Ma come avveniva il sottobanco? Il flaconcino veniva «acquistato a Napoli a 7 euro e la dose veniva, poi rivenduta a Cosenza al prezzo di circa 20-25 euro». Lo stesso Barone conosce Muoio. «Mi sono recato presso la sua abitazione a Cosenza vecchia, per cedergli sostanza stupefacente del tipo eroina, nella misura di circa 50 grammi».

La partita di eroina sparisce

Il racconto del collaboratore continua e l’episodio raccontato ai magistrati conferma quanto fosse vietata la vendita di droga lontana dai “canali ufficiali”. «Alla presenza mia, di Luigi Abbruzzese, Marco Abbruzzese e Nicola Abbruzzese “Semiasse”, quest’ultimo oltre a ribadire l’obbligo di rifornirsi esclusivamente dai cassanesi, redarguiva i “Banana” perché era spartita una partita di eroina di 100 grammi che non era riconducibile ai canali provenienti da Cassano ma dal sottobanco».
Nicola Abruzzese “Semiasse”, infastidito di questa circostanza, intimava ai “Banana” di rientrare del debito di 50.000 euro nei suoi confronti. «In quell’occasione – dice Barone – i Banana sapevano che di lì a qualche ora sarebbero stati arrestati, e per questo dicevano a me di recuperare quanti più soldi possibile, che sarebbero serviti di li a breve anche per pagare gli avvocati». Ivan Barone si è recato di persona a Cassano per recuperare l’eroina da rivendere nelle piazze di Cosenza. Non da solo. «Luigi Abbruzzese entrava nella palazzina degli Abbruzzese di Cassano e consegnava i soldi nelle mani di “Semiasse”». (f. b.)

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