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“Basco Rosso”, la docu-serie sugli Squadroni Eliportati Cacciatori dei Carabinieri

Solo i partecipanti selezionati raggiungono la Calabria e Vibo Valentia, alla base operativa situata all’interno dell’eliporto “Luigi Razza”

Pubblicato il: 03/04/2023 – 7:48
“Basco Rosso”, la docu-serie sugli Squadroni Eliportati Cacciatori dei Carabinieri

ROMA Per la prima volta le telecamere Rai raccontano l’addestramento per entrare in uno dei più importanti reparti d’élite dell’Arma dei Carabinieri, gli Squadroni Eliportati Cacciatori, impegnati in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata. “Basco Rosso”, la docu-serie diretta da Claudio Camarca e prodotta da Groenlandia, andrà in onda su Rai1, da oggi, lunedì 3 aprile, alle 23.35, per quattro appuntamenti. Un percorso duro che non tutti riescono a terminare: uno su quattro nelle settimane di ripresa si è fermato. «Sono state otto settimane abbastanza difficili – ha sottolineato Camarca -. Abbiamo dovuto cambiare spesso operatori delle troupe, perché non reggevano i ritmi, e abbiamo dovuto guadagnarci la fiducia dei militari. Per raccontarli devi sposare i loro valori. Il connubio tra la Rai e i militari è la forza di questo progetto». Le telecamere sono entrate in esclusiva nelle caserme dove gli aspiranti Cacciatori intraprendono questo percorso per il conseguimento della specializzazione. Quattro settimane nella caserma del Tuscania a Livorno, sotto la guida di istruttori esperti per acquisire la padronanza di alcune materie e di particolari tecniche militari, e, al termine di questo primo ciclo addestrativo, solo i partecipanti selezionati raggiungono la Calabria e Vibo Valentia, alla base operativa situata all’interno dell’eliporto “Luigi Razza”. Qui, agli istruttori del Tuscania, si aggiungono alcuni capisquadra Cacciatori di Calabria, e prende il via la seconda fase dell’addestramento: altre tre settimane dopo le quali è previsto il test finale per fregiarsi della qualifica di Basco Rosso. «Non è un’esaltazione del Rambo italiano, come fanno certe serie americane, qui c’è l’aspetto di crescita e umanità – ha detto il direttore Approfondimento, Antonio Di Bella -. Mi ha colpito l’attenzione per lo sviluppo professionale e umano da parte degli istruttori, si vede un pezzo di Italia che normalmente è nascosto. Si vede il percorso umano di tanti giovani che si mettono in gioco sul campo, non davanti a una consolle televisiva. In questa serie c’è tanto che va al di là degli stereotipi». «Quello che mi ha colpito è che emergono i valori veri che devono guidare questi colleghi specializzati – ha sottolineato il generale Ubaldo Del Monaco -. Si riesce a superare questo corso se si è intimamente convinti di quello che si fa, perché sono prove estenuanti e difficili». «Il personale da noi addestrato giunge da una buona base militare – ha aggiunto il colonnello Emanuele Barbieri -, però non è abituato ad abbinare l’approccio militare a quello delle forze di polizia. Cerchiamo di grattare via questa ruggine. Molti arrivano con la consapevolezza dei propri limiti, che possono però essere superati con il corso».

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