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l’intervento

«Se non è “legittimo”, fate a meno di noi»

Documento della Camera Penale di Cosenza sulla vicenda della Salamandra del Foro di Roma

Pubblicato il: 20/04/2023 – 9:26
«Se non è “legittimo”, fate a meno di noi»

COSENZA «Non possiamo che unirci all’unanime sdegno per la vicenda che ha visto coinvolta la collega Salamandra del Foro di Roma: “…il bambino anziché dalla mamma poteva essere accompagnato dal papà…”. Udienza trattata a dispetto della documentata necessità di assistere il figlio di due anni in una delicata visita specialistica, nonostante la premura della collega di delegare un sostituto processuale, al solo fine di insistere nell’istanza. A prevalere, su tutti i diritti fondamentali, per il Tribunale di Roma è stata l’esigenza di escutere il testimone presente in aula [che] riferisce di venire da…, evidentemente “da lontano”. La Giunta Esecutiva Anm, nel suo comunicato del 17 aprile 2023, con impudenza ha inteso intervenire per respingere ogni semplificazione che non si confronti con le complesse valutazioni giuridiche che hanno il compito di bilanciare interessi spesso confliggenti tra loro e che coinvolgono anche la partecipazione di testimoni o di terzi coinvolti nel processo penale. Una bilancia ad un solo braccio, però, che pende sempre meno dalla parte dei diritti degli assistiti e dei più deboli: imputati, genitori, bambini. Noi difensori non siamo (più) parti fondamentali del processo, piuttosto parificati al ruolo di un testimone, anzi, meno necessari di quest’ultimo. Ci troviamo al cospetto di una netta disparità di condizioni nello svolgimento del contraddittorio fra le parti, ma anche di una totale mancanza di “umanità” da parte di certa magistratura». Lo scrive in un documento  la Camera penale di Cosenza. «Eppure – sostiene la Camera penale di Cosenza –  vi sono giudici di legittimità che, al contrario, invitano a tenere in debita considerazione situazioni che possano sotto il profilo emotivo e umano essere ritenute anch’esse di ostacolo alla partecipazione attiva all’incarico affidatogli, perché se si dovesse intendere per impossibilità a comparire il solo “materiale” o “fisico” ostacolo per il difensore a essere presente in udienza, difficilmente potrebbero ipotizzarsi situazioni diverse e riconducibili a eventi gravi sotto il profilo “umano e morale” che possano costituire legittimo impedimento per il difensore. Umanità che dovrebbe permeare l’attività giudiziaria tutta. Comprendiamo, con umanità, il Giudice che, raggiunto in udienza da una telefonata con la quale gli veniva comunicato che stava nascendo suo figlio, ha “gettato la Toga”, ha interrotto il corso di una testimonianza, ha disposto il rinvio del ruolo dell’intera udienza. Pretendiamo la stessa umanità. Non è tollerabile che il bambino di un Avvocato non potrà mai avere il privilegio di far ascoltare la propria voce indifesa, ma potrà solo considerarsi, questo sì, “colpevole” di essere figlio di un Avvocato. Non è tollerabile che il diritto dell’imputato di essere assistito dal proprio difensore di fiducia sia compresso per aver scelto un difensore-genitore, madre padre che sia. Senza tacere tutte le volte in cui l’Avvocato e le altre parti, presenti in aula, magari venute “da lontano”, vedono rinviare l’udienza per assenza del teste, spesso neanche giustificata, o del giudice. Ordinaria amministrazione di una giustizia che trasforma il diritto di difesa da diritto costituzionale a concessione discrezionale. E – prosegue la Camera penale di Cosenza – ci sia consentita un’altra riflessione, al di là del “frastuono” mediatico, siamo certi che quel Tribunale potrà d’ora innanzi essere un giudice terzo ed imparziale rispetto ad una “madre indisciplinata”? Un’altra decisione che mortifica la funzione sociale e costituzionale della Toga che l’Avvocatura continua ad indossare con onore, ma anche con il dolore di chi (sop)porta il peso e la responsabilità di averla cucita addosso. Ci ritroviamo, ancora una volta, a dire a gran voce che se rappresentiamo un ostacolo, lo Stato può fare a meno di noi. Da baluardi di libertà a soggetti ultimi nel processo; questo è il ruolo che certa magistratura riconosce alla Toga! Riteniamo sia urgente agire con un intervento riformatore che colmi, effettivamente, tutte le lacune, perché siamo, ancora, troppo distanti da una disciplina che tuteli pienamente la genitorialità, ancor più il lavoratore esercente la professione di avvocato, la parità tra le parti processuali. Nel frattempo, continueremo a lottare per la difesa dei diritti più elementari, proponendo efficaci azioni, unitamente alle più incisive manifestazioni di protesta che la legge riconosce all’Avvocatura». Il documento è firmato dagli Osservatori della Camera Penale di Cosenza “In Udienza, nel Processo e Difesa d’Ufficio” – “Legalità, Discriminazioni e Minoranze” “111 Costituzione e Nuovo Processo Penale, tra Ordinamento Interno e Sovranazionale”: Maria Celeste Parisella Giuseppe Manna Antonella Rizzuto Marco Giovanni Caraffa Raffaele Brunetti Simone Antonio Fabbricatore Vicepresidente Coordinatore Alessandra Adamo Valentina Spizzirri

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