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Fugato ogni dubbio, il boss Porcaro collabora con la Dda di Catanzaro

Contro di lui era stato affisso uno striscione: «Pentito infame». Il reggente della cosca Patitucci, è stato arrestato a settembre

Pubblicato il: 04/05/2023 – 0:26
Fugato ogni dubbio, il boss Porcaro collabora con la Dda di Catanzaro

COSENZA Sulla notizia di pochi giorni fa di un presunto pentimento di Roberto Porcaro, luogotenente del boss Francesco Patitucci, è possibile togliere condizionali e punti interrogativi.
L’elemento di spicco della ‘ndrangheta di Cosenza e Rende ha saltato il fosso e sta parlando con i magistrati della Dda di Catanzaro. Chi, lo scorso 28 aprile, ha affisso il manifesto contro il reggente della ‘ndrina degli “italiani”, inviandogli il poco rassicurante messaggio «Porcaro pentito infame» aveva chiara contezza di quello che stava succedendo. Arrestato il primo settembre nel corso dell’inchiesta della Dda di Catanzaro denominata “Reset”, Porcaro viene descritto come il «dominus delle principali attività criminali pianificate ed eseguite per conto dell’associazione, con particolare riferimento all’usura, alle estorsioni, all’esercizio abusivo del credito, al reimpiego di capitale di provenienza illecita, al traffico di sostanze stupefacenti. Si muove diffusamente nella città di Cosenza, quasi sempre a bordo di uno scooter, dando visibilità della sua costante presenza sul territorio, tanto ai suoi sodali quanto alle vittime dei reati ed interviene personalmente nelle principali vicende delittuose». Con l’arresto di Francesco Patitucci diventa reggente del clan degli “Italiani” che si affianca a quello degli “zingari” nel dominare sul territorio bruzio. Che sia stato il carcere a farlo capitolare o altre determinazioni, le parole dette oggi agli investigatori potranno pesare come macigni domani sull’assetto delle cosche cosentine e non solo. Perché Roberto Porcaro è un boss che si pente, uno che ha tenuto le redini della mala cosentina per tutta la lunga detenzione di Francesco Patitucci. Non è un caso che gli investigatori individuino il “gruppo Porcaro” tra quelli confederati a Cosenza. Una confederazione della quale il neo collaboratore è stato spesso il vertice. Secondo l’indagine “Reset” «Roberto Porcaro, per la parte degli “Italiani”, e Luigi Abbruzzese, per la parte degli “Zingari”, sono i detentori della “bacinella comune” delle organizzazioni criminali operanti sul territorio sulla scorta di un patto federativo che da decenni vede le due fazioni unite nella gestione degli affari illeciti nel capoluogo». L’accusa ritiene che la gestione dei business illeciti avviene in regime di «assoluto monopolio», dal racket al narcotraffico, dai pestaggi ai danneggiamenti, dall’usura ai proventi del gioco illecito.
Adesso il racconto delle vessazioni operate dalla ‘ndrangheta bruzia passerà dalla voce di uno dei protagonisti. (ale. tru.)

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