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Jonny, la Cassazione su don Scordio: non è malversazione ma frode nelle pubbliche forniture

Gli ermellini ravvisano un diverso reato aggravato dal metodo mafioso. Ordinata la trasmissione degli atti in Procura “per eventuale azione penale”

Pubblicato il: 30/05/2023 – 8:30
di Alessia Truzzolillo
Jonny, la Cassazione su don Scordio: non è malversazione ma frode nelle pubbliche forniture

ROMA Una sentenza che cambia le carte in tavola su uno dei processi più importanti celebrati in Calabria. Si tratta della pronuncia della Cassazione sul procedimento, con rito ordinario, “Jonny” che con l’operazione del 2017 ha puntato i fari contro lo strapotere delle cosche – Arena e Nicoscia – su Isola Capo Rizzuto e ha disvelato lo scandalo della gestione mafiosa del Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara). La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza impugnata nei confronti di Luigi Gareri, detto “giobbo”, indicato come elemento di spicco della cosca Arena; Francesco Cantore, considerato concorrente esterno della consorteria, e Domenico Poerio (considerato partecipe del sodalizio con il compito di gestire la locazione o dazione in comodato di slot machines, di genere vietato per conto della cosca Nicoscia). Erano stati assolti in secondo grado dall’accusa di associazione mafiosa. Per loro rinvio per un nuovo giudizio della Corte d’Appello di Catanzaro. Rigettato il ricorso del Procuratore generale nei confronti di Antonio Saporito, assolto in appello.

Gli effetti della riforma Cartabia

Si fanno sentire gli effetti della riforma Cartabia: la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza nei confronti di Salvatore Colacchio, riguardo al delitto di violenza privata, per mancanza di querela. Quello che era per la Dda di Catanzaro un caso di estorsione è stato riqualificato in violenza privata e, in assenza della querela della vittima, le vessazioni nei confronti di una persona sono state annullate.
Salvatore Colacchio (7 anni e 9 mesi in appello) è considerato dalla Distrettuale un affiliato di «estrema fiducia» del clan Arena. Nei suoi confronti la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza riguardo al reato di concorso in lesioni personali. Nel resto il ricorso di Colacchio è stato rigettato.

Definitive le condanne di Raso e Gualtieri

Annullata con rinvio anche la sentenza nei confronti di Nicola Maiorino il quale si sarebbe avvalso dell’aiuto di esponenti della cosca Arena per la riscossione di crediti vantati nei confronti di due imprenditori.
Inammissibili i ricorsi di Ercolino Raso (considerato imprenditore di riferimento con rapporto sinallagmatico con la cosca) e Pasquale Gualtieri (accusato di furto di imbarcazioni), condannati a pagare le spese processuali. In appello sono stati condannati rispettivamente a 2 anni e 2 mesi e 3 anni.

Atti alla Procura per don Scordio

Annullata senza rinvio la sentenza nei confronti di Aurora Cozza e Maria Lanatà (partecipi dell’associazione con il compito di collaborare per la distrazione dei capitali serventi la gestione del catering per il Cara) per quanto riguarda il reato di riciclaggio perché secondo la Cassazione il fatto è diverso rispetto a come contestato dalla Procura. In sostanza si invita alla trasmissione degli atti al pm perché formuli una nuova imputazione così come sarà spiegata nella sentenza. La Cassazione annulla senza rinvio la sentenza impugnata nei confronti di Cozza e Lanatà in ordine alla confische che erano state disposte.
Stessa sorte, atti trasmessi in Procura, per quanto riguarda il reato di malversazione che investe Pasquale Poerio e don Edoardo Scordio. La Cassazione dispone la trasmissione degli atti in Procura “per l’eventuale esercizio dell’azione penale” nei confronti di Cozza, Lanatà, Poerio e Scordio. I reati sono aggravati, è scritto nel dispositivo della sentenza, dal metodo mafioso. La Cassazione nei confronti di Poerio e Scordio non ravvisa il reato di malversazione ma di frode nelle pubbliche forniture aggravato dalla mafiosità. E rimanda gli atti affinché la Dda proceda a contestarglieli con tanto di aggravante.
Per quanto riguarda Scordio, gli ermellini hanno annullato con rinvio per un nuovo giudizio della Corte d’Appello di Catanzaro, la sentenza riguardo all’associazione mafiosa che lo vede imputato quale organizzatore della consorteria per quanto riguarda la gestione della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, ente che, a sua volta, gestiva il Centro di accoglienza Sant’Anna. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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