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“Reset”, il boss Francesco Patitucci passa al 41 bis

Coinvolto nell’inchiesta “Reset”, per i magistrati rappresenta «l’autorevole ed indiscusso riferimento per tutti gli associati alla confederazione di ‘ndrangheta operante a Cosenza»

Pubblicato il: 16/06/2023 – 12:22
di Fabio Benincasa
“Reset”, il boss Francesco Patitucci passa al 41 bis

COSENZA L’ex numero uno del clan degli “Italiani”, Francesco Patitucci, passa al 41 bis. Coinvolto nell’inchiesta “Reset” coordinata dalla Dda di Catanzaro, per i magistrati rappresenta «l’autorevole ed indiscusso riferimento per tutti gli associati alla confederazione di ‘ndrangheta operante nella città e nell’hinterland cosentino, avendo assunto nel tempo le doti di ‘ndrangheta più elevate e corrispondenti a quella di “capo società”». Negli anni, Patitucci si è imposto come leader indiscusso dell’associazione in diretta continuità e prosecuzione dell’associazione di tipo mafioso diretta da Ettore Lanzino – giudiziariamente riconosciuta – e rispetto alla quale lo stesso Patitucci è stato condannato nella sua veste di organizzatore e reggente fino al 5 dicembre 2011.
Alla sua figura carismatica, si connettono i principali referenti delle diverse articolazioni (clan e gruppi), è sempre lui – secondo l’accusa – a decidere gli equilibri criminali sui territori di riferimento. Insomma, un uomo al comando particolarmente capace di sfruttare il prezioso supporto di fedelissimi alleati, su tutti Roberto Porcaro (oggi pentito) «designato come erede del suo potere criminale e quindi reggente dell’associazione in sua assenza». E’ delle scorse ore, la disposizione del carcere duro anche nei confronti di un altro indgato nell’inchiesta “Reset”. Si tratta di Marco Abbruzzese (qui la notizia).

Il caso Manna-Petrini

La figura di Francesco Patitucci è chiave nel caso che vede coinvolti l’ex presidente di Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, Marco Petrini e il sindaco di Rende Marcello Manna. I due imputati – recentemente condannati – sono accusati di corruzione in atti giudiziari nell’ambito dell’inchiesta “Genesi”.

manna-petrini

Secondo l’accusa, il 30 maggio 2019 Manna avrebbe consegnato a Petrini la somma di 5000 euro in contanti all’interno una busta da lettere contenuta in una cartellina da studio, data al giudice nel suo ufficio. In cambio Petrini avrebbe alterato «la dialettica processuale inquinando, metodologicamente, l’iter decisionale della Corte d’Assise d’Appello da lui presieduta» emettendo una sentenza di assoluzione nei confronti dell’imputato Francesco Patitucci, difeso da Manna, già condannato in primo grado, con rito abbreviato, a 30 anni di reclusione per concorso nell’omicidio di Luca Bruni avvenuto a Castrolibero il 3 gennaio 2012. La sentenza d’appello che assolve Patitucci, emessa il 4 dicembre 2019 sarebbe, secondo l’accusa, «contaminata in radice dagli eventi corruttivi».

L’operazione “Reset” e la profezia

«Ci sarà un blitz con 200-250 indagati». Francesco Patitucci, in alcune dichiarazioni finite nelle carte dell’inchiesta “Reset“, si lascia andare ad una profezia (poi avveratasi). «Per come so io ci dovrebbe essere un blitz sopra i cento indagati. Poi però dicono che ci dovrebbe essere un blitz grosso, grosso, 200-250 persone indagate». È un “si dice” che fa drizzare le antenne al suo interlocutore, Sergio Raimondo. La conversazione avviene nell’abitazione del boss rivela i contenuti di un incontro che i magistrati considerano un summit di ‘ndrangheta: Patitucci e Raimondo si lasceranno andare a riflessioni sulla loro (e sulle altre) gang. (redazione@corrierecal.it)

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